l’attenzione alla parola insieme alla pratica di metta

Osservando la parola, praticando la “retta parola” spesso si cade in un giudizio verso se stessi che a volte puo’ essere esagerato rispetto al problema stesso.

 

Osservare la parola significa “non giudicarla”: per ottenere un risultato migliore si puo’ coniugare la pratica di metta con l’attenzione alla parola, cosi’ da mitigare il giudizio sia personale che verso l’interlocutore.

Il giudizio tende al controllo della parola, soprattutto verso la propria e in un secondo momento verso quella altrui: non e’ quindi di grande aiuto all’osservazione libera dell’esprimersi verbalmente.

Questo concetto non esclude che se si deve dire una parola forte non si debba dire; anzi, aiuta ad affrontare dialoghi scomodi con una consapevolezza della durezza senza creare astio.

Con l’ausilio della pratica amorevole insieme con la parola, quest’ultima viene mitigata. Impareremo quando stare in silenzio, quando rispondere amorevolmente, quando essere fermi.

 

Nella quotidianita’ si parla meccanicamente ( luogo di lavoro, famiglia, conoscenze ): in questo modo di parlare esistono molte meccanicita’ che spesso celano delle grosse negativita’ del tipo interventi irruenti, reazioni violente e spesso incontrollate, etc.

In questi momenti siamo li’ con il corpo ma la nostra mente e’ spenta: praticando metta insieme alla parola ci fa rendere conto che l’altro ci vuol dire qualcosa, anche se non sara’ piacevole per noi, anche se si scateneranno reazioni in noi. Applichiamo la consapevolezza e l’amore ( sati e metta ) alla nostra parola e vedremo sorgere la pazienza, la generosita’ e tutte le altre qualita’ positive.

Cosi’ facendo ci troveremo al mattino a salutare il vicino, il collega di lavoro e quant’altri con una nuova espressione che propaghera’ un’onda amorevole: sicuramente riceveremo altrettanto benessere.

Senza voler richiamare particolari dottrine, ma semplicemente utilizzando queste regole di buonsenso verso se stessi e gli altri, sperimenteremo che se avremo buoni momenti di contatto sicuramente ne seguiranno degli altri.

In definitiva si puo’ asserire che se si comincia bene si prosegue meglio.

Ma attenzione: e’ vero anche il perfetto contrario.

 

Senza attaccamento e senza farne diventare un’assillo, prendere questo tipo di pratica come un esercizio al quale dovremo dedicare un tempo definito nella giornata.

Se ci dovessimo trovare in una discussione animata, nervosa o a fare discorsi che ci creano una situazione di disagio impariamo ad usare delle pause nell’esposizione delle nostre ragioni, dei nostri concetti, delle nostre vedute. Durante la pausa, con l’esercizio, si accendera’ la consapevolezza sulla qualita’ del dialogo, e la nostra reazione sara’ positiva, amorevole, anche in circostanze negative.

 

 

Applichiamo l’esperienza di consapevolezza e di metta nei discorsi dove il soggetto siamo noi stessi.

  • Cosa c’e’ in noi che ci fa parlare di noi?
  • Che tipo di sensazione, che tipo di sofferenza e’ emersa che ci fa mettere noi stessi al centro della discussione?
  • Siamo sicuri che al nostro interlocutore interessi quel che gli stiamo dicendo?
  • Oppure stiamo solo creando sofferenza nell’interlocutore che ci ascolta?

 

 

Applichiamo l’esperienza di consapevolezza e di metta nei discorsi dove il soggetto sia una terza persona.

  • Come ne stiamo parlando?
  • Quali giudizi della persona nascono e che tipo di sofferenza sorge?
  • Sono parole negative, divisive, acide… oppure… cosa?

 

Questo ho ascoltato dal Maestro Corrado Pensa

Ogni bene, Osvaldo sudhammo

 

 

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