la semplicità ( 3/6 )

Questo ho ascoltato dal Maestro Corrado Pensa:

Un ritiro puo’ essere definito come una serie, anche lunga, di rinuncie e di semplificazioni; infatti si rinuncia a parecchie cose, o quasi tutto, come le attivita’, i  divertimenti, le frequentazioni, gli orari. E’ una semplificazione estrema, che all’inizio puo’ sembrare dura, ma la semplicita’ di un ritiro e’ apprezzata da molti, perche’ e’ un contesto nel quale si possono manifestare alcuni valori molto importanti; sentiamo gratitudine verso la semplificazione che agli inizi ci e’ costata un po’, ma che ora ha portato il frutto rilevante di metterci in contatto con cio’ che realmente conta. Scopriamo che e’ valsa la pena semplificarsi di cose che ci pesavano e che non ci convincevano.

Se non siamo abituati alla semplificazione proposta dai ritiri potremmo soffrire anche molto della massiccia privazione, ma sara’ un fatto momentaneo; a fine ritiro sentiremo la voglia del prossimo, per stare con quella semplicita’.

E’ anche molto utile quando ci sentiamo semplificati contro la nostra volonta’ notare, con l’aiuto della consapevolezza, le fantasticherie che sorgono dalla mancanza dei piccoli bisogni; siamo in contatto con il luogo dal quale provengono tali bisogni, e notandolo si diventa spaziosi tenendo in mano con tenerezza queste sensazioni bisognose.

Ci rendiamo conto di quanta sofferenza esista nella piccola privazione; ma basta pensare a quanta privazione esiste nel mondo di beni essenziali per scoprire, invece, quanto siamo ricchi e benestanti; ci stiamo perdendo dietro a falsi obiettivi, a falsi bisogni, a false idee.

Rendersi conto di queste privazioni ci aiuta ad entrare in contatto con esse: e’ un’ottima scuola per quei momenti che verranno quando saremo privati in prima persona della salute, della gioventu’, della vita. Allora c’e’ molto da imparare nelle situazioni “di frontiera” che si incontrano nei ritiri.

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