La sofferenza è come il colesterolo…

La soffrenza è come il colesterolo…
Sembra una provocazione, ma in fondo in fondo sono molto simili. Già, perchè conosciamo molto bene cosa sia il colesterolo, e quando prendiamo l’esito delle analisi del nostro sangue ci interessa sapere se il valore del colesterolo rientra nei limiti per rassicurarci di essere in buona salute.
Ma il colesterolo si divide in due parti fondamentali: quello cattivo e quello buono.
Il colesterolo cattivo è l’anticamera di problemi di salute seri, che tutti vorremmo evitare.
Il colesterolo buono invece è indispensabile per aiutare l’organismo a vivere meglio.

La sofferenza è come il colesterolo.

La sofferenza è quella entità che ci fa sorgere quel malessere di sottofondo, che molte volte può veramente essere forte e grande, specie in accadimenti di eventi forti.
Anche la sofferenza si può suddividere – come il colesterolo – in soffrenza buona, oggettiva nell’accadimento dell’evento, e sofferenza cattiva, prettamente soggettiva della persona che la vive e sperimenta.

La sofferenza buona -oggettiva- è quello stato di ansia e angoscia che ci pervade quando ci colpisce un evento, sia esso negativo, ma anche positivo.
Ci viene molto normale immaginare che all’accedere di un evento negativo la sofferenza arriva come fosse la sua ombra; ci viene meno naturale immaginare che la sofferenza arriva quando accade un evento positivo. Eppure soffermandoci un attimo sull’esame di un evento positivo, nella gioia del piacere che l’evento positivo ci suscita notiamo che speriamo che duri a lungo, o il più a lungo possibile. Ecco la sofferenza insita e nascosta negli eventi positivi.

Questo ci introduce ad analizzare la sofferenza cattiva -soggettiva- cioè tutto ciò che la nostra mente, formatasi negli anni e figlia dell’educazione ricevuta e delle abitudini consolidate, mette in più come fosse un carico sopra l’evento negativo o positivo, che esso sia, come fosse la seconda freccia nello stesso punto dopo la prima che ci ha ferito.
Se l’evento fosse negativo ecco sorgere in noi la disperazione, l’ansia profonda, l’angoscia; tutte cose che non ci fanno vedere alcuna via di uscita, che ci annebbiano la vista, che ci rendono incapaci di qualsiasi reazione, che ci rendono orbi nel vedere che l’accadimento potrebbe essere naturale e oggettivo, e sul quale nulla avremmo potuto affinchè non accadesse.
Se l’evento fosse positivo, nasce l’ansia della speranza che duri più a lungo possibile, con promesse interne o esterne di non finire mai!
Cose del resto improbabili quanto impossibili, visto che la vita stessa è un continuo evolvere e tutto che la compone è impermanente.

Ma allora quale è la parte buona della sofferenza?

E’ proprio quella che ci arriva insieme agli eventi che accadono e che finiscono, che ci scatena la consapevolezza che tale evento -per quanto funesto o gioioso possa essere- è da prendere per quel che è, esattamente e solo in quel momento, e che non avrà una durata più lunga o più breve, qualunque cosa facessimo o intendessimo fare.
La sofferenza buona ci fa rendere conto dell’evento -buono o cattivo- e ce lo fa vivere aiutandoci ad essere vista, riconosciuta, capita e abbandonata a se stessa.

Il Venerabile Ajahn Chah ha paragonato la sofferenza buona e cattiva ad un serpente

Ogni bene, Sudhammo

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37 risposte a La sofferenza è come il colesterolo…

  1. Sudhammo Sudhammo scrive:

    L’INCIDENTE
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    Mi guardava fisso negli occhi mentre lo portavano via sulla barella inserendola dentro l’ambulanza, che non sembrava mai arrivare, e quella gamba rotta che si gonfiava a vista d’occhio, diventando sempre più livida. Che dolore deve aver provato quel poveretto.
    Stavo tornando dal caffè mattutino, fuori dall’ufficio, con altri colleghi: mentre si parlava non ricordo di cosa, si sente una frenata e un tonfo sordo. Un’auto aveva saltato uno STOP colpendo un signore che sul suo motorino stava recandosi in ufficio.
    Ci avviciniamo, e senza rendermene conto gli stringo la mano destra dentro la mia, come stessimo facendo a braccio di ferro.
    “Respira… respira… non agitarti… respira insieme a me… profondo… fa male tanto, troppo, ma continua a tenere l’attenzione al tuo respiro insieme al mio…”
    “Aahhh… mi fa troppo male la gamba…”
    “Hai ragione, ma respira… e pensa che neanche mio figlio strillerebbe così tanto… dai… respira e ritrova la calma che è in te…”
    Ci stringevamo le mani, forte, forte, fortissimo… mentre la calma del suo dolore pian piano arrivava. Il dolore doveva essere lancinante… Ma è riuscito a trovare quella fiducia che gli ha permesso di calmarsi e non aggiungere della sofferenza al suo tremendo dolore.
    L’ambulanza arriva, gli infermieri vorrebbero allontanarmi, ma lui tiene così forte la mia mano e inveisce contro di loro per non lasciarla. Acconsentono. Lo caricano sulla barella con le due mani serrate… che poi alla fine si devono per forza staccare. I suoi occhi sembrano dirmi: “Quando ci rivedremo?”

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  2. bianca scrive:

    Ho trascorso un po di tempo con la mia vicina di casa, una signora anziana e malata!
    Ogni giorno scambio qualche parola con lei. E’ una donna provata dalla vita, ormai sola a combattere con il suo corpo e sento che non ha piu voglia di andare avanti. Dice che le persone sono cattive e distratte, impreca contro un dio se c’e come dice lei, e si domanda che vita e’ questa? Le ho detto che la mia visione della vita, e’ positiva aldila’ degli eventi e che solo la bonta’, la generosita’ pura di cuore puo’ dissolvere la cattiveria. Solo le buone azioni ed un comportamento retto ed altruistico sono di supporto ad alleviare le pene di tutti gli essere senzienti. Che mi sento bene, se gli altri stanno bene e che ne ho beneficio assoluto anche per me stessa se posso in qualche modo cogliere un sorriso. Dice che sono una brava persona e che dopo aver parlato con me sta meglio. Mi da le susine dal suo albero, il basilico per fare il pesto e mi appella con tesoorooo! Le ho dato dei consigli alimentari per avere piu energia e lei segue alla lettera i miei intrugli naturali spremute di agrumi alle 6 del mattino e centrifugati di verdura. Soffro molto per la sofferenza che e’ universale senza afflizione alcuna, trovando conferma in me che e’ quella di ognuno di noi. Questo e’ il vero cancro da estirpare, non quello fisico. La mente proiettata a vedere le questioni in questa ottica, la nostra e’ la soluzione. La maggioranza impreca contro chissa chi, si angoscia, nutre i demoni della rabbia, dell avarizia, dell attacamento alle cose futili e materiali. Solo catapultati nel dolore personale, ma continuano a non svegliarsi e a piangersi addosso. Un samsara che non comprendono come tale. Andare oltre non e’ per tutti, e ognuno ha il destino suo. Mi sono conquistata con fatica una posizione neutra. Sono sempre stata predisposta ad aiutare gli altri ma ne assorbivo le pene facendole mie, le metabolizzavo e quella che poi ci rimetteve ero sempre e solo io. Quei tempi sono lontani anni luce, integrando l’addestramento Buddhista, mi sono di aiuto e continuo come vocazione naturale a farlo per chi credo ne necessiti.

    Con Metta, Bianca

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  4. Claudio2 scrive:

    A Savatthi… “Monaci, vi descriverò e vi analizzerò le coproduzioni condizionate.
    “E cos’è una coproduzione condizionata? Dall’ignoranza come condizione derivano le predisposizioni karmiche. Dalle predisposizioni karmiche come condizione deriva la coscienza. Dalla coscienza come condizione derivano il nome e la forma. Dal nome e dalla forma come condizione derivano i sei sensi. Dai sei sensi come condizione deriva il contatto. Dal contatto come condizione derivano le sensazioni. Dalle sensazioni come condizione deriva la brama. Dalla brama come condizione deriva l’attaccamento. Dall’attaccamento come condizione deriva il divenire. Dal divenire come condizione deriva la nascita. Dalla nascita come condizione si producono l’invecchiamento e la morte, il dolore, i lamenti, l’angoscia e la disperazione. Tale è l’origine di questa massa intera di dolore e sofferenza.

    dal paticca samuppada
    la sofferenza nasce ogni volta che ci identifichiamo o facciamo nostro (io,mio) quello che in realtà è solamente un fenomeno

  5. Sudhammo Sudhammo scrive:

    1° NOBILE VERITA’
    ==============================
    questo è il blog correlato alla “prima nobile verità”…
    non è chiuso e non lo sarà…
    xkè l’esperienza della sofferenza è continua.
    ho voluto sviluppare ampiamente questo punto per dare modo di riflettere… di meditare… su quella che è la nobile verità che ha dato inizio a tutta la tradizione buddhista.
    abbiamo ancora tempo prima che venga attivato il prossimo blog, che riguarderà i cinque precetti, e poi quello successivo che riguarderà la “seconda nobile verità”.
    gli scritti sull’argomento, gli scritti correlati e i commenti pubblicati dovrebbero essere del materiale suffuciente per passare al prossimo capitolo… e al prossimo blog…
    ma, ripeto, i blog non sono chiusi, e resteranno sempre aperti, sia xkè le esperienze sono continue, sia xkè voi tutti aumentate di giorno in giorno, anche se la timidezza e la riservatezza hanno la meglio sulla condivisione delle esperienze.
    ogni bene, sudhammo

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  11. Sudhammo Sudhammo scrive:

    CREDO CHE CI SIA DI MEGLIO…
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    bianca scrive: ” … Sei una persona preparata e apprezzo il tuo impegno ogni giorno di piu … ”
    ___________________________

    cara bianca,
    sono certo che ci siano persone molto più preparate di me… tu non sai quante volte ho pensato di chiudere questo sito, proprio xkè delle volte mi sento ancora impreparato… ma poi mi passa subito pensando che questi anni trascorsi nella pratica potrebbero fare piacere ad altri.
    non è una vetrina per dimostrare chi ne sa di più… se fosse così lo chiuderei immediatamente ! ! !
    ma scambiarsi esperienze, emozioni, sostegno reciproco… questo si che è un “valido” obiettivo della panchina. adoro l’interazione con le persone… fa crescere molto di più che leggere decine di libri. diventare colti non serve se si perde di vista la semplicità…
    ogni bene, sudhammo

  12. bianca scrive:

    Caro Sudhammo, chi soffre di piu e’ chi non sa cosa vuole!
    Ho sofferto molto in passato ma continuando a rialzarmi ho raggiunto un livello di sollievo in cui le ricadute sono minori per impatto e intensita’ rispetto a quando vagavo nello smarrimento.
    Non ho posto un obbiettivo finale, troppo arduo e ambizioso.
    Vivo day by day come dici tu e oggi almeno sono cosa voglio, e ci metto impegno a continuare ad essere stabile.Hai incontrato grandi maestri nella tua vita ma il modo in cui ti esprimi e ti dedichi in questi dialoghi, non sono cose che si imparano, sono qualita’ innate. Sei una persona preparata e apprezzo il tuo impegno ogni giorno di piu.
    Ieri mi sono alzata dalla panchina e fatto i 3 passi consapevoli
    e li faro’ anche oggi amico mio.
    Metta… Bianca

  13. Sudhammo Sudhammo scrive:

    COSI’ FACILE CHE ANCHE UN BAMBINO…
    ===========================================
    bianca scrive: ” … siamo qua per continuare a rialzarci, non lo pensi anche tu? … ”

    cara bianca,
    quando iniziai il mio percorso si meditazione buddhista qualcuno mi disse: “E’ facile da comprendere che anche un bambino la comprende… E’ così difficile da attuare che anche una sola vita non basta…”
    armiamoci di pazienza di perseveranza e di determinazione…
    il resto verrà da solo… senza attenderci nulla, ne quel risultato, ne quella esperienza…
    in merito a ciò ricordo che una volta -attendendomi chissà quale cosa strana mi dovesse accadere- chiesi a corrado: “ma perchè quando medito ho sempre i piedi che mi bollono…”
    si sporse per guardarmi i piedi e mi rispose: “togli i calzettoni, sarai più a tuo agio…”
    ogni bene, sudhammo

  14. bianca scrive:

    Di cose che mi farebbero fuggire ne avrei parecchie anch’io, Stress in primis, oberati fino al collo come siamo. Trattiamo appalti navali, refitting interni esterni di grandi imbarcazioni, con la responsabilita’ primaria dei nostri 120 dipendendi con noi da sempre. Meeting, tensione e ansia x i contratti, una vita intera senza orari, tempistica, concorrenza, mai un progetto personale solo e solo lavoro. Io manco dall’italia da 20 anni, prima del medio oriente eravamo a miami. Quindi quando ho sentito che la combustione accumulata mi avrebbe portato ad esplodere, ho fatto una pausa e trovato la sana scappatoia. Alla base delle proliferazioni di cui parliamo da stamani c’e appunto questo.
    Chi ha meno soffre chi ha un po di piu, ugualmente!
    Prima mi lamentavo e non accettavo, oggi riesco a gestirmi meglio.
    Infinitamente grata a questa vita che mi ha dato tantissimo
    Metta..Bianca.

  15. Sudhammo Sudhammo scrive:

    DAY BY DAY
    =============
    bianca scrive: ” … un po di piu … ”
    _______________________________________________
    meditare su ciò è un ottima soluzione per avere quel “un po’ di più”.
    meditare ci da quel “day-by-day” che è la nostra palestra per allenarci alla gara della vita, nella gara con la sofferenza…
    ogni bene, sudhammo

  16. Sudhammo Sudhammo scrive:

    bianca scrive: ” … un lavoro che concede poco alle emozioni! … ”
    __________________________________________________________
    alcuni anni fa, ho dovuto cambiare mansione nel mio lavoro: non sopportavo lo stress che certe riunioni mi facevano nascere dentro.
    provo a spiegarmi in poche righe.
    con il mio dirigente stavamo portando in produzione un importante progetto informatico… molto importante… dove c’erano anche interessi dei vari partecipanti al progetto stesso, facenti capo a grosse società.
    lui era il capo progetto ed io il suo secondo.
    delle volte capitava che come “conduzione progetto” avessimo delle pecche o mancanze o cmq dei punti a sfavore da dover recuperare…
    delle volte queste mancanze erano palesi e oggettive: difficli da celare, difficili da recuperare.
    il suo atteggiamento era sempre di attacco… osteggiando prepotenza e arroganza… che non mi sono mai appartenute.
    entravamo in queste riunioni da perdenti, secondo il mio punto di vista, ne uscivamo da vincitori, ma dentro di me ne soffrivo.
    “ma come puoi aver sovvertito la realtà? ma come puoi tenere in piedi menzogne simili? ma come puoi continuare con questa arroganza?”
    di comune accordo mi dedicai ad altro… per il bene del progetto… ma soprattutto per il “mio bene”.
    ogni bene, sudhammo

  17. bianca scrive:

    Ne nascerebbe di sicuro un’altra!
    Il mio del tutto e’ un po assoluto, intendevo riconoscerle e lasciarle andare un po di piu. Mi aspetto solo o meglio spero che al loro ripresentarsi siano affievolite nella loro intensita’. Si, esercizio facile a parole ma se da un punto di inizio ad oggi percepisci un miglioramento vuol dire che c’e stato un risultato che se pur piccolo e’ meglio di niente.
    Stabilire una convivenza apprezzabile tra quello buono e quello cattivo.
    Ci sono periodi in cui i prodotti della nostra mente si gestiscono con piu distacco e altri in cui si ricade, ma siamo qua per continuare a rialzarci, non lo pensi anche tu?
    Metta. Bianca.

  18. Sudhammo Sudhammo scrive:

    bianca scrive: ” … Per ora risiedo in questa altalena del samsara … ”
    _______________________________________________________
    ti dondoli tra il “colesterolo buono” e il “colesterolo cattivo”…
    o forse li comprendi essere “buono” e “cattivo” proprio perchè li riesci a mettere in paragone? cosa accadrebbe se uno dei due non esistesse? avresti risolto la “sofferenza”? oppure ne nascerebbe un’altra chissà dove?
    ogni bene, sudhammo

  19. Sudhammo Sudhammo scrive:

    bianca scrive: ” … spero riuscire un giorno ad eliminarle del tutto … ”
    ____________________________________________________________

    ecco il punto dolente.
    non si potranno mai eliminare… e me ne sto convincendo nel profondo anche io… ma imparare a riconoscerle e lasciarle andare… questo si… che è un bell’esercizio… sorgono… le osservo… le lascio andare…
    facile… no? a dirsi tanto… a farsi molto di meno… ma tu stessa ammetti che ogni tanto ” … un po si allentano … “.
    credo che la strada sia corretta… ma passo dopo passo bisognerà percorrerla tutta… alziamoci da questa panchina… e facciamo tre passi consapevoli insieme…
    ogni bene, sudhammo

  20. bianca scrive:

    Ho letto tutto di ajahn Sumedho e continuo a rileggere, e’ la mia nota di demerito nella crescita la proliferazione. Certo si anche meditando si hanno ma in quel caso un po si allentano. So che sono unicamente prodotte da noi stessi, spero riuscire un giorno ad eliminarle del tutto. Per ora risiedo in questa altalena del samsara.
    Metta Bianca!!!

  21. bianca scrive:

    Caro Sudhammo sapevo che era piu indicato inserirlo nella sofferenza ma entrata x leggere in presentiamoci di getto ho iniziato in un modo e finito in un altro. Infatti, come ho scritto fanno parte del mio carattere, esprimo, non trattengo mai che il vedere star male gli altri mi affligge con conseguente afflizione su me stessa. Ne sono consapevole ma …… ci penso. Non creo giudizi ma sicuramente rimugino, non perdo il senso della realta’ ma me ne faccio carico. Devo lavorarci parecchio.
    Forse ho sbagliato professione……. visto che ho a che fare con un lavoro che concede poco alle emozioni!
    non sono ancora riuscita ad accaparrarmi un po di sano distacco.
    Non rinnego questi stati d animo anzi cerco di farli emergere e ne riconosco il danno!
    Se hai avuto anche tu esperienza di papanca e puoi raccontarla, penso davvero che mi sarebbe di aiuto!
    E tu sapessi quanto sono migliorata, quando ho iniziato a praticare ero un disastro.
    Metta.
    Bianca.

  22. Sudhammo Sudhammo scrive:

    bianca scrive: ” … sono vissute e temporaneamente messe a tacere per poi riproporsi … ”
    __________________________________________________________
    eccomi ancora… evidentemente mi hai scatenato una “proliferazione mentale”… ovvio… 🙂
    credo che non si possa prescindere dalle proliferazioni mentali e dalla sofferenza che ne consegue. credo che l’esercizio della consapevolezza – e la crescita al suo interno – ci sarà utile nel “riconoscerle” e non farsi travolgere… bensì dopo averle riconosciute lasciarle andare per la stessa strada dalle quali sono venute.
    le profiliferazioni mentali sono solo solo un nostro prodotto, una micidiale “seconda freccia”… non credi?
    c’è una ottima lettura, che proporrò nella terza nobile verità, a cura di ajahn sumedho che entra nella profondità del “lasciare andare”…
    ecco, ecco la soluzione… così come lasciamo andare andare via consapevolmente i pensieri che si presentano alla mente quando siamo seduti in meditazione… anche questo sono priliferazioni, non credi?
    ogni bene, sudhammo

  23. Sudhammo Sudhammo scrive:

    bianca scrive: ” … le proliferazioni mentali, papanca. Come sorgono stazionando nella mente, come sono vissute e temporaneamente messe a tacere per poi riproporsi … ”
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    secondo il mio parere, le “proliferazioni mentali” fanno parte -in buona percentuale- del carattere e di come siamo cresciuti, sempre sollecitati a dover porre attenzione a ciò che ci accade intorno… quella attenzione che mescolata all’ignoranza (cioè la mancanza del vedere nel senso buddhista) fa pensare e rimuginare sui fatti e sulle relazioni creando giudizi e/o deviando la realtà sia delle cose che delle persone. il malesse o la sofferenza che ne consegue non sempre viene compresa per quel che è, nel senso che se si è su un percorso di crescita interiore la si riesce a vedere e -in qualche modo- lasciata andare… ma se invece si è fuori da un percorso di crescita della consapevolezza e dell’attenzione, allora le conseguenze potrebbero essere pesanti, molto di proprio per noi stessi.
    questo spunto mi fa venire in mente che sarà un ottimo ambito da perlustrare quando parleremo della seconda nobile verità, laddove si parlerà di “riconoscere” la sofferenza, nel suo modo di presentarsi, e nelle sue cause scatenanti.
    cara bianca, avremo modo di parlarne ancora, ne sono certo… anche da subito, ovviamente…
    ogni bene, sudhammo

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  25. Sudhammo Sudhammo scrive:

    la parola “sofferenza”
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    la prima volta che misi attenzione… una particolare attenzione… a questo vocabolo fu durante il servizio militare, nel primo mese che trascorsi a salerno. non che fu particolarmente duro, ma quanto per il fatto che uno dei ragazzi che era li con me appena arrivato ogni sera si metteva a gridare… “mamma mi che sofferenza… mamma mia che allienazione… mamma mia che sofferenza…”.
    siccome ti trovi proiettato in un ambiente che non hai voluto, che non ami, nel quale sei costretto a fare e pensare in modi che possono anche essere profondamente distanti dal proprio modo di essere quelle frasi così recitate quasi per gioco mi riecheggiavano dentor la testa, facendomi rendere conto che in effetti c’erano delle situazioni “di vita” che intrinsecamente procuravano della sofferenza…. fisica… psichica…
    quando incontrai il concetto di sofferenza descritto nelle quattro nobili verità rivissi quegli istanti del servizio militare e mi tornava alla mente il mio amico di caserma…
    ovviamente adesso il concetto di sofferenza non è più quello, si è affinato, proprio in virtù di quei mezzi abili che la pratica mi ha fornito per riconoscere la “vera” soffreenza nelle sue varie sfaccettature e modi di porsi davanti a noi nella quotidianità.
    ogni bene, sudhammo

  26. Sudhammo Sudhammo scrive:

    scrive bianca: ” … problemi di salute importanti che ancora mi porto dietro … ”
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    è proprio nei momenti di mancanza di salute o di messa in pericolo della stessa che si tocca con mano la sofferenza… quasi come si mettesse la mano nel fuoco…
    ho avuto questa esperienza di osfferenza vicino a me varie volte, fortunatamente non diretta su me stesso, ma di vicini cari…
    devo ammettere che la mia reazione è stata decisamente misurata, evitando così in qualche modo la “seconda freccia”. il bello -sempre che bella possa essere la sofferenza- è che la mia reazione mi è venuta naturale, non governata da sforzo mentale o fisico. sarà stato il frutto di anni di pratica? forse… ma non avendo controprova non saprei. certamente però sono convinto che la pratica mi ha aiutato a guardare con un atteggiamento meno coinvolgente… meno stravolgente… i problemi e a reagire riuscendo anche a sostenere coloro che erano coinvolti accanto a me nello stesso evento.
    la sofferenza… questa maestra di vita… anche se pesante…
    ogni bene, sudhammo

  27. Sudhammo Sudhammo scrive:

    scrive paola: ” … quanta sofferenza c’era intorno a Lui varcato il cancello … ”
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    per lo scorso natale, un caro amico mi ha regalato il dvd de’ “il piccolo buddha”: era molto tempo che cercavo questo film da rivedere piacevolmente dopo tanti anni. evidentemente mi ha ascoltato nelle mie chiacchiere insieme e mi ha fatto questo dono. ho rivisto questo film con molto piacere, anzi l’ho rivisto ben due volte durante il periodo natalizio. la storia, anche se forse un po’ romanzata all’americana, mette però ben in risalto quello che è stato il cammino e il travaglio interiore del buddha, alla ricerca della via verso la liberazione dalla sofferenza che poi ci è stata tramandata.
    così il buddha -visto come un target al quale puntare- lasciandoci l’insegnamento del dhamma ci ha fatto dono di questa irrinunciabile occasione per dare senso all’esistenza terrena. adesso, giorno dopo giorno, respiro dopo respiro, sta ad ognuno di noi entrare in contatto con la nostra sofferenza, e risolverla…
    buon lavoro di pratica…
    ogni bene, sudhammo

  28. vincepao scrive:

    E’ stato proprio il pensiero e la reflessione sulla sofferenza che mi hanno avvicianto alla figura del Buddha. Soffrire anche nel vedere quanta sofferenza c’è nel mondo per le guerre, le ingiustizie, le malattie che riguardano sia l’emisfero occidentale che quello orientale. Ripenso sempre al Buddha che, ancora giovane, rimase sconvolto nel vedere quanta sofferenza c’era intorno a Lui varcato il cancello della Sua dimora principesca. La sofferenza come passaggio fondamentale, perchè non può esserci beatitudine senza sofferenza.
    Sereno 2012 a tutti voi da Paola

  29. bianca scrive:

    Cari amici, dolore fisico come l’ago della siringa, come riporta questo articolo del venerabile Ajahn Chah. Avendo avuto problemi di salute importanti che ancora mi porto dietro, ma mai temuti, sono davvero solo dolori del corpo ed e’ una sofferenza classificabile come ordinaria perche’ oggettivamente impermanenti.
    Ma la sofferenza della mente e’ un’altra storia, ce ne liberiamo con fatica e difficolta’. Si presenta come solitudine, vuoto profondo da colmare scavato dal tempo, in cui tutto ti appare contro e non ce la fai! Adattarsi a quel momento, senza luce alcuna perche’ incapace, lasciarsi andare, rinunciando sconfitto da te stesso, tradito.
    Il punto della situazione con i suoi 1000 se…
    Guardarsi indietro ma mai avere sensi di colpa oppure rimpianti, che fanno regredire invece di avanzare ed agevolare il percorso. inizi ad analizzare cio che sta in superfice fino alla radice dove tutto ha avuto inizio, sviscerando sentimenti, stati d’animo, paure, blocchi mentali e le sue cause!
    E’ un viaggio estremamente lungo e penoso, in cui ti neghi qualsiasi emozione positiva perche’ non hai il controllo, come non vedere, non sentire,ne percepire gli odori. Ha consapevolezza di quanto stai gettando via, ma e’ cosi, rimani parcheggiato in un angolo minuto della tua mente buia a tempo indeterminato.
    E’ d’obbligo curarsi talvolta con i farmaci ma in piu il Buddha ha lasciato a noi tutti un metodo che diviene percorso/stile di vita sana con la pratica attraverso i suoi insegnamenti, tenuti vivi dai suoi discepoli e dai nostri monaci oggi. Scopri come lo definisco io il luminare che cura la mente, ci dice come disciplinarla a contenere il buono e il cattivo e che gli estremi non durano mai e che la via d’uscita sta sempre nel mezzo.
    Con fiducia, costanza si puo’ superare cio che ci coglie impreparati.
    Metta a tutti voi.
    Bianca.

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