Le Quattro Nobili Verità secondo Corrado Pensa

 

Il nucleo dell’insegnamento del Buddha è la verità di dukkha, cioè il carattere insoddisfacente di tutte le cose condizionate.
La verità dell’origine della sofferenza
, fondamentalmente l’ignoranza, ha in prima istanza l’attaccamento e l’avversione.
La verità della estinzione della sofferenza è il cammino che conduce al superamento della sofferenza.

Malattia, diagnosi e cura.

Non sono indipendenti le quattro Nobili Verità e la loro comprensione procede insieme, e non una indipendentemente dalle altre. Comprendiamo la verità della sofferenza nella misura in cui consideriamo la verità dell’origine, della estinzione e pratichiamo il sentiero che porta alla sua estinzione.
Tutti gli stati condizionati sono considerati sofferenza in quanto sappiamo che finiscono.

La prima verità del dolore comprende tutto il senso di insicurezza, di ansia esistenziale, ma comprende soprattutto il nostro contributo alla sofferenza; questo contributo viene attraverso la fervida e attiva distrazione, che è una forma di ignoranza, e il mondo potente e variopinto dell’attaccamento e dell’avversione.
Queste due ultime creano disagio, creano sofferenza, il quale si installa dentro di noi.

Quando impariamo a portare la consapevolezza sul disagio, quando impariamo a vedere l’eventuale avversione verso il disagio, allora stiamo praticando con la prima verità, con la seconda verità, con la quarta verità cioè con la pratica, e in qualche misura con la terza verità quella relativa all’estinzione della sofferenza; questo tutte le volte ci crea davanti a un po’ di spazio verso il disagio. 

Contemplando il disagio ci potremmo trovare davanti a qualcosa che è radicato nell’attaccamento, come  per esempio, una frustrazione che ci nasce da un comportamento, giudicato da noi come distratto, di una persona verso la quale nutriamo possessività: qui si genera un disagio provocato dall’attaccamento e in conseguenza se proviamo a rapportarci a questo disagio con avversione lo rifiutiamo.
E’ solo un esempio di come possa essere complessa la fabbricazione della sofferenza.

La causa della sofferenza deriva dall’attaccamento, il rinforzo arriva dall’avversione. Succede molto spesso.

La dottrina del Buddha, e in altre tradizioni spirituali, è quello di diventare esperti nel discernere questi processi mentali mentre accadono.
Vederli dal vivo è molto diverso dal riflettere su di essi.
Vedere una realtà biologica, vedere il flusso di attaccamento, veder il flusso di avversione che entrano nella nostra mente, e comprendere che il risultato di questi flussi sfocia in una sofferenza interna ed esterna tutta creata dalla nostra mente.
Sono meccanismi molto attivi ed esercitati, pronti a scattare in qualunque momento a crearci sofferenza: da anni questi meccanismi scattano creando una sorta di indurimento, di abitudine alla sofferenza. 

Nell’Ottuplice Sentiero, compreso nella quarta Nobile Verità, cerchiamo di stabilire una base di armonia e di ordine nella nostra vita sviluppando un effettivo interesse in quello che è etico e giusto, passando così da una certa distrazione o casualità sull’argomento ad un raccoglimento che miri a farci essere più svegli nel vedere come nasce e cresce la sofferenza. 
E’ un viaggio lento, con la tendenza all’accelerazione; la comprensione e la fiducia generate dalla pratica hanno un loro abrivio.

La sofferenza, il disagio, l’attaccamento, l’avversione hanno anche loro il loro abrivio che va in senso opposto alla pratica: sono radicate dentro di noi e ci vuole molta pazienza e tempo per invertire il senso di marcia. Guardando e riguardando un disagio, anche se generato da un male fisico, lo comprendiamo un po’ meglio, poi sempre di piu.
Questo fuoco della  comprensione va dritto ad alimentare il fuoco dell’accettazione, del lasciare andare. Così la nostra relazione con la sofferenza cambia sempre piu’ incisivamente.

Le quattro Nobili Verità sono una descrizione di uno schema che ha il preciso obiettivo di aiutarci nel lavoro quotidiano, di confrontare la nostra vita.
All’inizio tutto appare un po’ vago, poi i contorni si fanno più precisi.
Abbiamo uno strumento raro in mano. Mettiamo in mano alla nostra aspirazione più profonda questo strumento per il lavoro interiore. 
Addentrarsi nelle quattro Nobili Verità, dette nobili in quanto portano alla liberazione, significa riconoscere la sofferenza in maniera sempre più accurata, riconoscere le sue fonti che sono in noi, significa modificare il punto di vista delle fonti, significa diventare più trasparenti alla possibilità di ridurre il disagio continuo e superarlo definitivamente, significa sviluppare un gusto nel percorrere il cammino che porta al giusto sforzo, alla giusta intenzione, alla giusta comprensione, alla giusta parola, alla giusta azione, ai giusti mezzi di sussistenza, la giusta consapevolezza, la giusta calma.
Sviluppare una amicizia per questa struttura. 
Si valuta così la sofferenza con l’occhio realistico, che è diverso dall’ignorarla o dal drammatizzarla. Dopo averla riconosciuta imparare a lavorarci con un senso crescente di agio che ci rassicura. Non siamo alla mercè, lasciati così senza capire.
E’ creata da noi, la comprendiamo e non sarà più una minaccia. Lavorare con la sofferenza è la via più breve per arrivare a stati di pace, di non sofferenza, di tranquilla gioia. Se tentiamo di aggirarla questi stati sono più effimeri e fugaci.

Lavorare sulla sofferenza utilizzando questa struttura va in direzione della nostra felicità e di quella altrui.

(questo è quanto ho ascoltato dal Maestro Corrado Pensa)

Ogni bene, Sudhammo

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