Una rana all’amo

Animali presi in trappola, insidie di sofferenza.
Legati, legati stretti. Tutto quel che possono fare è attendere il cacciatore che arrivi ed essere catturato.
Come un uccello catturato al laccio; quel laccio che si stringe intorno al suo collo e non importa quanta fatica faccia per tentare di liberarsi.
Lo tiene stretto, stringendo avanti e indietro, ma è catturato.
Quel che può solo fare è attendere il cacciatore.
E quando arriva, eccolo… è Mara.
Gli uccelli ne sono impauriti: tutti gli animali ne sono impauriti non gli possono sfuggire.

Le nostre insidie sono note, suoni, odori, sapore, tatto e idee.
Ci legano.
Quando ci attacchiamo ad una di queste insidie siamo come un pesce attaccato all’amo, che aspetta che arrivi il pescatore. 
Non importa quanta fatica facciamo per liberarci.
Attualmente, stiamo peggio di un pesce attaccato all’amo.
Siamo di più di una rana agganciata all’amo, che lo ingoia giù fin dentro lo stomaco.
Quando un pesce ingoia un amo questo va non più giù delle sue labbra.

Venerabile Ajahn Chah

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