Non rubare

Il Secondo Precetto recita: 
Assumo il precetto di astenermi dal prendere ciò che non è stato dato liberamente

 

dal libro “Cittaviveka” del Venerabile Ajahn Sumedho

 

Il Secondo Precetto è frenarsi dal prendere cose che non ci siano espressamente date… cioè non rubare.
A livello grossolano, diremo, non rubare in banca, nei negozi o posti simili.
Ma poi se affiniamo di più sila non prenderete più nessuna cosa che non vi sia espressamente data.
Se venissimo a casa vostra non ipotizzerete che andassimo in giro per la casa prendendo delle cose e mettendo il naso ovunque, sebbene non abbiamo l’intenzione di portarle con noi.
Anche il cibo deve esserci offerto direttamente, lo preparate e dite: “Questo è per te”, attenendoci alle nostre regole, che non presuppongono di mangiare prima che ci venga espressamente offerto.
Questo è una raffinatezza del precetto di non prendere cose che non siano espressamente date.

Così c’è l’aspetto grossolano che dice di non effettuare furti o rapine, mentre l’aspetto più raffinato è un modo per auto istruirsi.

Trovo che questa regola monastica sia molto utile perchè ero abbastanza distratto da laico.
Qualcuno mi invitò a casa sua, e iniziai a gurdare di qua, di là, toccando questo e quello, e non avevo ancora chiaro che era sbagliato o fastidioso per gli altri. Era un’abitudine.
Così quando fui ordinato monaco non potei più fare ciò, sarei dovuto restare fermo osservando l’impulso di toccare, mentre il precetto me lo vietava…
E con il cibo: qualcuno avrebbe dovuto metterlo a disposizione per poterlo prendere e iniziare a mangiare.

Attraverso il rispetto delle regole monacali  si sviluppano dei modi aggraziati di comportamento.
Quindi ci si siede, dopo di che non si sente l’urgenza di prendere qualcosa e afferarlo stretto a noi. Si può aspettare.
Qualcuno lo offre, che è il modo migliore per relazionarsi con le cose intorno e con le persone che normalmente afferrano, toccano, mangiano e fanno cose simili.

Ogni bene, Sudhammo

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