Tre tipi di desiderio

 

Il desiderio, o tanha in Pali, è una cosa importante da capire.
Che cos’è il desiderio?
E’ molto facile comprendere cosa sia kama tanha.
Questo tipo di desiderio è essere alla ricerca del piacere dei sensi, per mezzo del corpo o dei sensi, sempre inseguendo ciò che eccita o diletta i sensi: questo è kama tanha.

Contemplate cosa avviene quando si sente il desiderio di un piacere.
Per esempio, state mangiando, siete affamati e il cibo è delizioso; se siete consapevoli di volerne ancora, osservate questa sensazione mentre assaggiate qualcosa di piacevole e osservate voi stessi mentre ne volete ancora.
Ma vi prego di non fermarvi a credermi sulla parola, provate voi stessi.
Non pensate di saperlo perché è stato così nel passato.
Provatelo mentre state mangiando. Assaggiate qualcosa di buono e osservate cosa capita: viene il desiderio di averne di più.
Questo è kama tanha.

Contempliamo ora la sensazione di voler divenire qualcun altro.
Se c’è ignoranza, quando non cerchiamo qualcosa di buono da mangiare o qualche dolce musica da ascoltare, allora veniamo attirati nella sfera dell’ambizione o del traguardo da raggiungere: questo è il desiderio di divenire.
Siamo invischiati nella frenesia di diventare felici, nella ricerca della salute perfetta; oppure cerchiamo di rendere importante la nostra vita impegnandoci a raddrizzare il mondo!
Notate questa sensazione di voler diventare qualcosa di diverso da ciò che siete ora.

Ascoltate la bhava tanha della vostra vita.
Voglio praticare la meditazione per liberarmi del dolore. Voglio diventare illuminato.
Voglio diventare un monaco od una monaca.
Voglio diventare un illuminato rimanendo laico.
Voglio avere una moglie, dei figli, una professione.
Voglio godermi il mondo dei sensi senza dover rinunciare a niente; anzi, diventando anche un arahant.

Quando però ci sentiamo falliti nella nostra ricerca di diventare qualcun’altro, allora desideriamo liberarci di qualcosa. A questo punto fermiamoci a contemplare vibhava tanha, il desiderio di liberarsi da qualcosa.
Voglio liberarmi dalle mie sofferenze.
Voglio liberarmi dalla mia rabbia.
Ho tanta rabbia e me ne voglio liberare.
Voglio liberarmi dalla gelosia, dalla paura, dall’ansietà”.
Prendetene nota di tutti questi “voglio” come di una riflessione su vibhava tanha.
La contempliamo all’interno di noi, mentre vuole liberarsi da qualcosa: non cerchiamo di liberarci da vibhava tanha, non stiamo prendendo posizione contro il desiderio di liberarci dalle cose né incoraggiamo questo desiderio.
Cerchiamo solo di riflettere: “E’ così; questa è la sensazione che si prova quando ci si vuol liberare da qualcosa o quando mi impongo di superare la mia rabbia o uccidere il Diavolo o liberarmi dall’avidità – per potere infine divenire… “. In questo modo, notiamo che ‘diventare’ e ‘liberarsi da’ sono modi di pensare molto simili.

Ricordatevi che le tre categorie di kama tanha, bhava tanha e vibhava tanha sono solo dei modi di contemplare il desiderio.
Non sono differenti forme di desiderio, semplicemente diversi aspetti di esso.

La seconda intuizione sulla Seconda Nobile Verità è: “Il desiderio deve essere lasciato andare”.
Ecco come il ‘lasciare andare’ entra nella nostra pratica.
Avete l’intuizione che dovete lasciare andare, ma questa intuizione non è un desiderio di lasciare qualcosa. Se non siete saggio e veramente riflessivo di mente, tenderete ad avere il solito atteggiamento: “voglio sbarazzarmi di, voglio lasciare andare tutti i miei desideri”, ma questo è continuare a desiderare.
Potete però fermarvi a riflettere: potete osservare il desiderio di liberarvi di qualcosa, il desiderio di divenire o il desiderio di piaceri sensuali; soltanto comprendendo questi tre tipi di desiderio, potrete liberarvene.

La Seconda Nobile Verità non vi chiede di pensare “ho molti desideri sensuali”, oppure “sono molto ambizioso, sono completamente immerso nel bhava tanha“, oppure “sono un perfetto nichilista, non mi piace nulla, non vedo che vibhava tanha, ecco cosa sono!”. No, la Seconda Nobile Verità non va presa così; ci chiede di non identificarci con i desideri; solo di riconoscerli.

Avevo preso l’abitudine di passare molto tempo ad osservare quanta parte della mia pratica fosse desiderio di diventare qualcosa. Per esempio, quanta parte delle buone intenzioni della mia pratica meditativa di monaco tendesse al fatto di venire apprezzato, quanta parte dei miei rapporti con gli altri monaci o monache o con i laici avesse a che fare col fatto di voler essere apprezzato ed approvato.
Cioè quanta bhava tanha, quanto desiderio di lode e di successo, ci fosse in me.
Come monaci, si ha bhava tanha di volere che la gente comprenda e apprezzi pienamente il Dhamma.
Anche questi semplici, seppur nobili desideri, sono bhava tanha.

C’è poi bhava tanha anche nella vita spirituale ed è facile sentirsi fieri di averla: “Voglio liberarmi da queste impurità, annullarle, sterminarle”.
Ascoltavo me stesso pensare: “Voglio liberarmi dal desiderio. Voglio liberarmi dalla rabbia. Non voglio più provare paura o gelosia. Voglio essere coraggioso. Nel mio cuore voglio che ci sia solo gioia e serenità”.

Ma la pratica del Dhamma non significa odiare se stessi perché si hanno simili pensieri, ma vederli come condizionamenti della mente. Sono impermanenti.
I desideri non sono noi, ma sono la via attraverso cui noi tendiamo a reagire, per ignoranza, quando non abbiamo capito le Quattro Nobili Verità nei loro tre aspetti. E tendiamo a reagire in questo modo in ogni occasione. Sono normali reazioni dovute all’ignoranza.

Ma non dobbiamo continuare a soffrire.
Non siamo inermi vittime del desiderio; possiamo lasciare che il desiderio sia quello che è, cominciando così a lasciarlo andare.

Il desiderio ha potere su di noi e ci trascina se ci attacchiamo ad esso, se gli crediamo o se vi reagiamo contro.

tratto dal libro “Le Quattro Nobili Verità” del Venerabile Ajahn Sumedho

 

Ogni bene, Sudhammo

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