Testamento biologico

Ricordate Eluana Englaro?

Ricordate Piero Welby?

Dopo aver letto… meditato… accettato… i Cinque Precetti… ponendo l’attenzione in particolare sul primo che riguarda la salvaguardia… la sacralità della vita… sotto qualuque forma ed essere… come ci poniamo di fronte alla questione del “testamento biologico”?

Qual è il “sentire interiore” dei praticanti buddhisti?

Confrontiamoci apertamente…

In questo ambito ci sarebbero stati bene dei commenti e/o punti di vista dei monaci… ma nonostante miei sollecitazioni mi hanno dichiarato che non parteciperanno mai ne a blog ne a social networks: peccato…

E allora tocca solo a noi esprimerci…

Ogni bene, Sudhammo 

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7 risposte a Testamento biologico

  1. bianca scrive:

    Piu di cosi non riesci a risolverla, direi che hai analizzato cmq parecchio. Io non ho mai pensato di fare testamento biologico!
    Certo non si tratta di amore ma di egoistico attamento alla vita, essendone il fulcro i sentimenti, l’attaccamento piu difficile da cui separarsi.
    Penso se avessi cognizione di cio che mi sta capitando come nel caso di Piero, per me stessa vorrei finirla li, ma decidere per qualcun altro come nel caso del padre di Eluana non ti so rispondere, non mi so rispondere!
    Bianca

  2. Sudhammo Sudhammo scrive:

    ATTACCAMENTO? EGOISMO?
    =====================================
    bianca scrive: ” … decidere di firmare per staccare … ”

    come ho già detto, ho scritto quelle che sono le “mie ultime volontà” proprio per alleviare quella mano che dovrà staccare la spina se e quando le condizioni saranno nei modi descritti su quel documento, scritto da me in piena consapevolezza.
    devo dirti che comunque ho riflettuto e riletto varie volte prima di apporre la firma: l’ho fatto leggere anche alle persone alle quali ne ho consegnato una copia, affinchè fosse ben chiaro quali siano le mie volontà per quanto riguarda la mia propria persona.

    il difficile è quando questo pezzo di carta firmato dovesse mancare… già lo è in caso di presenza del documento, che in qualche modo aiuta.
    cosa aiuta?
    aiuta a dissolvere quell’attaccamento fisiologico che ci portiamo dentro mosso dagli affetti per la persona in sofferenza. questo è molto forte, fortissimo, per due motivi: l’affetto che ci lega, la responsabilità di muovere la mano che toglie la spina.

    le due storie di eluana e di piero sono diverse, ma uguali nel finale: mentre per la prima qualcuno ha dovuto (avrebbe dovuto) prendere quel “coraggio” di “fare qualcosa per…”, per piero, che è sempre stato attento e vigile sulle sue reali condizioni, la responsabilità era unicamente la sua di dire “basta” a quel tipo di vita, tenuta su solo grazie a delle macchine. queste macchine esistono grazie alla tecnologia medica… ma sarà un bene?

    parlando con i miei figli dicevo che nei tempi passati quando a nonno arrivava un colpo… moriva… tutti piangevano… e tutti lo ricordavano davanti al camino… ricordando gli insegnamenti di vita che aveva raccontato in vita… (che bel quadretto… vero?).
    adesso grazie alla tecnologia medica… nonno si salva… torna anche a casa… poi diventa come una pianta messa nel suo vaso (un letto)… assistito da una badante (se ci sono le risorse economiche…)… mangia… beve… @@@… tutte le persone intorno a lui con la loro vita scolvolta… tutti in attesa che finisca per esaurimento…
    quando si è lì accanto a nonno… c’è grande empatia… grande compassione… grande amore…
    ma questo amore per “una pianta” sarà vero amore? oppure solo attacamento egoistico?
    questa domanda mi tormenta da lungo tempo… come tutto il resto che ho scritto… ci medito sopra, ma più di quanto ho scritto non riesco a risolverla…
    ogni bene, sudhammo

  3. bianca scrive:

    Quando ieri ho scritto, la vita si, ma non ad ogni costo, credo di aver fatto
    intendere la mia opinione, e che tanta sofferenza porti ad uno stato di disperazione tale da farla divenire, un inferno senza fine, e accanirsi a tenere in vita un essere umano che con tanti piccoli segni chiede di essere liberato sia sbagliato. Non definirei vita quella di Luana e Piero, io per menon lo vorrei Ne parlo con rispetto e timore di superare la linea tra banalita’ e presunzione
    Riflettete, decidere di firmare per staccare i macchinari che tengono in vita
    un figlio, genitori, spettatori inermi di tanta crudelta’ in cui la vita li mette
    a confronto con una prova piu grande di loro, il dolore nel dolore.
    Continuare in nome della vita, o avere il coraggio di spengerla, xche di coraggio penso si tratti!Provare ad immaginare il calvario di queste famiglie, dificile, ripeto che bisogna trovarsi in quel dolore devastante, perche’ ognuno di noi solo li puo’ capire come reagirebbe, siamo esseri umani con le nostre differenze all’approccio delle prove a cui la vita ci sottopone!
    Con Metta
    Bianca

  4. Arianna scrive:

    Io sento che il mio rispetto per la vita è per la vita nel suo decorso “naturale”. Uso le virgolette perché mi rendo ben conto della difficoltà di definire che cosa sia naturale e che cosa non lo sia. Mi sembra però che sulle situazioni estreme si possa comprendere in modo intuitivo che cosa sia naturale. Mi sembra altresì che la situazione di Eluana non avesse niente di naturale, così come quella di Piero. Certo Piero ha scelto e Eluana no, almeno non quando si trovava nella condizione vegetativa finale. Però forse prima si era espressa sull’argomento.
    Quindi mi sento favorevole a staccare la spina. Ecco, l’ho detto, con mille paure di esprimere questa opinione in questo blog.
    La posizione di chi sta accanto ad un essere ridotto allo stato vegetativo è terribile. Anche la responsabilità della scelta lo è. Quindi sarebbe meglio esprimere le nostre volontà mediante il testamento biologico.
    Sappiamo di dover morire e forse il testamento biologico aiuta ad una presa di coscienza profonda di questa verità.
    Arianna

  5. Sudhammo Sudhammo scrive:

    IL SASSO E LA MANO
    ====================
    non ho buttato il sasso nascondendo la mano…
    è un problema che si può vedere da due punti di vista: quello della persona direttamente interessata e quello delle persone intorno.
    e ancora, la penosa storia di luana è differente da quella di piero…
    ma alla base di entrambe le storie c’è quella consapevolezza che prima o poi la morte arriverà e prima di questa ci sarà un periodo di sofferenza fisiologica che potrebbe essere cosciente ma con ottima probabilità potrebbe essere incosciente.
    ai tempi della cronaca di luana e piero partecipavo ad un altro blog… decisamente più vivace ma anche aggressivo, dove chi partecipava prendeva posizioni faziose dettate da questo o quell’altro interesse…
    partecipavo, tentando di portare un punto di vista dettato dalla pratica.
    ne rimasi in qualche modo provato… tanto da spingermi a scrivere il mio testamento biologico; so bene che non ha un gran valore, ancora, in attesa che venga regolamentato di una legge dello stato… ma comunque è un monito a chi dovesse starmi accanto in quei momenti a non indulgere in accanimenti terapeutici o a staccare eventuali macchine che si possano sostituire alla mia cognizione.
    questo credo che sia il punto cruciale: se non si è più nella condizione fisica di essere consapevole della vita allora sarebbe meglio tagliare quel filo elettrico che ci tiene in vita; allora sarebbe meglio smettere di prendere quei farmaci che ci tengono in vita; allora sarebbe meglio recidere questo tipo di vita che somiglia sempre più ad una pianta che non ad un essere umano cosciente di esserlo.
    cinico? forse…
    l’altro punto di vista è delle persone intorno…
    la sofferenza che si genera è immensa: si sconvolgono delle vite, dei rapporti, delle relazioni. parlo anche per esperienza diretta, senza entrare in dettagli, dove le persone che vivono tale esperienza non sono più le stesse rispetto a 3-4-5 anni fa… solo perchè preda di disperazione, angoscia, sofferenza fisica e mentale.

    credo che in questi termini, raccontando il proprio punto di vista, si possa esprimere la propria opinione, anche poggiandola sulla pratica della morte, sollecitata qualche tempo fa durante un intensivo presso il monastero santacittarama.
    anche la morte e il suo approccio fanno parte della vita, o no?

    ogni bene, sudhammo

  6. bianca scrive:

    Il sentire da praticante buddhista, e’ la vita prima di tutto ma non ad ogni costo. Sono daccordo con Valdo, esprimerci su un argomento tanto forte che merita rispetto assoluto per la sofferenza che racchiude.
    Una situazione nella quale bisogna trovarsi e viverla, per capire realmente in quale stato di disperazione porti la vita a divenire un inferno.
    Mi sentirei presuntuosa ad aggiungere altro!
    Metta a tutti voi.
    Bianca

    Metta a tutti voi.
    Bianca

  7. Valdo scrive:

    E’ molto difficile esprimere una opinione su questo argomento in termini generali. Ci sono questioni assolutamente personali e delicate degne del massimo rispetto e riservatezza, dove nessuno dovrebbe mettere “il becco”, nessuna autorità. Si può mettere l’affetto, la vicinanza, nel caso venga richiesta.

    valdo