Una domanda senza risposta

Sorge a questo punto un’altra domanda: “Che cosa accade ad un Buddha dopo la sua morte, il Pananibbana?”

Questa domanda fa parte di quelle che questioni che non possono avere una risposta.

Anche quando il Buddha parlò di questo, indicò che non ci sono parole nel vocabolario per poter descrivere ciò che avviene dopo la morte.

Il Buddha disse anche che i termini “nato” o “non-nato” non si possono applicare nel caso di un Arahant, in quanto queste cose – cioé la materia, la sensazione, la percezione, le attività mentali, la coscienza – a cui si associano i termini nato o non-nato, sono semplicemente distrutte e sradicate, perché non si rinascerà più dopo la morte.

Un Buddha o un Arahant è paragoneto -dopo la sua morte- ad un fuoco che si estingue, che si spenge dopo la combustione, oppure alla luce della fiamma di una lampada ad olio che si spenge quando finisce l’olio.

Qui è necessario comprendere bene, chiaramente e distintamente, senza confusione, che ciò che si paragona ad un fuoco spento non è il Nibbana, ma l’essere composto dai cinque aggregati, che ha realizzato il Nibbana.

Questo punto deve essere sottolineato, perché alcune persone, nonché grandi studiosi, hanno mal compreso e male interpretato questa similitudine riferendola al Nibbana. Quest’ultimo non è mai paragonato a un fuoco che si spenge.  

 

tratto dal libro “L’insegnamento del Buddha” di Walpola Rahula

Ogni bene, Sudhammo

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