Razionalità ed emotività

Se date molta importanza al pensiero razionale e siete attaccati alle idee e alle percezioni, tenderete a disprezzare le emozioni. Potete voi stessi notare questa tendenza se, quando provate un’emozione, vi dite: “Adesso non la lascio entrare; non mi piace provare cose del genere”. Non vi piace provare delle emozioni, perché solo la limpidezza intellettuale e il piacere del pensiero razionale possono darvi una specie di esaltazione, per cui la mente assapora la via della logica, di ciò che è controllabile, che ha un senso. E’ tutto così limpido, chiaro, preciso, come in matematica, mentre le emozioni sono così invadenti! Non sono precise, non sono limpide e possiamo facilmente perderne il controllo.

Spesso disprezziamo chi ha una natura emotiva, perché ne abbiamo paura. Per esempio, gli uomini hanno una gran paura delle emozioni, perché sono cresciuti con l’idea che i veri uomini non debbano piangere. Quando ero bambino, a quelli della mia generazione veniva insegnato che i maschietti non piangono, per cui cercavamo di vivere come ci si aspettava che i maschi dovessero vivere. Dicevano: “Sei un maschietto” e così cercavamo di essere quello che i nostri genitori si aspettavano da noi. Le idee della società influenzano la nostra mente, e proprio per questo troviamo imbarazzante provare delle emozioni. In Inghilterra, per esempio, la gente trova le emozioni molto imbarazzanti; se vi mostrate un po’ troppo emotivi, ne deducono che siete italiani o comunque stranieri.

Se siete molto razionali e prevedete sempre tutto, non sapete che fare quando incontrate una persona emotiva. Se qualcuno comincia a piangere, pensate: “Chissà cosa devo fare ora?” e forse direte: “Su allegro; va tutto bene! Andrà tutto a posto; non c’è niente da piangere.” Se siete una persona molto attaccata al pensiero razionale, cercherete di respingere la situazione con la logica, ma le emozioni non vanno d’accordo con la logica. Spesso esse reagiscono alla logica, e comunque non rispondono ad essa. L’emozione è qualcosa di molto sensibile che agisce in un modo non sempre comprensibile. Se non avete mai cercato di comprendere che cosa vuol dire ‘sentire’ la vita, essere veramente aperti e ‘lasciarsi essere’ sensibili, le situazioni emotive vi spaventeranno e vi imbarazzeranno. Non sapete come trattarle, perché è una parte di voi che avete rifiutato.

Quando compii trent’anni, mi accorsi di essere un uomo emotivamente sottosviluppato. Quello fu un compleanno importante per me. Realizzai che ero un uomo completamente fatto, un uomo maturo – non mi consideravo più un ragazzo, eppure emotivamente, qualche volta, ero come un bambino di sei anni. A quel livello non mi ero interamente sviluppato. Anche se in società mostravo un atteggiamento da uomo maturo, non sempre mi sentivo così dentro di me. Nella mente avevo un’infinità di sensazioni e paure non risolte. Era chiaro che dovevo fare qualcosa, perché la prospettiva di passare il resto della mia vita con un’emotività da bambino, mi spaventava.

Questo è un punto su cui molti, nella nostra società, si perdono. Per esempio la società americana non permette che uno si sviluppi emozionalmente, che maturi. Addirittura non ne capisce la necessità, per cui non prevede alcun rito di passaggio verso l’età matura. La società non dà alcun genere di lasciapassare verso il mondo della maturità; lascia che gli uomini rimangano immaturi per tutto il resto della vita. Ci si aspetta che vi comportiate da uomo maturo, non che siate maturi. Ed è per questo che poche persone lo sono. Le emozioni non sono né capite né risolte – le tendenze infantili sono semplicemente represse, piuttosto che aiutate a evolversi verso la maturità.

La meditazione offre la possibilità di maturare sul piano emotivo. Samma vayama, samma sati e samma samadhi sono la perfetta maturità emozionale. Questa è solo una riflessione e non la troverete in nessun libro: è solo un oggetto di contemplazione. La perfetta maturità emozionale comprende Retto Sforzo, Retta Consapevolezza e Retta Concentrazione. E’ presente quando non si è trascinati da sbandamenti e vicissitudini continue, quando vi è equilibrio, chiarezza e la capacità di essere ricettivi e sensibili.

 

dal libro “Le Quattro Nobili Verità” del Venerabile Ajahn Sumedho

 

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