La pratica formale quotidiana

Senza idealismi astratti, senza sfiducia preconcetta.

Stabilire un tempo da dedicare da un minimo di 20 minuti a un massimo di 1 ora e riproporsi con molta pazienza di farlo diventare uno spazio fisso nella giornata.

Per fare una meditazione seduta occorrono alcuni ingredienti essenziali, quali:

  • l’intenzione a voler fare una seduta di meditazione;
  • la liberta’ di movimento nell’ambiente circostante, che per lo più è la nostra abitazione;
  • la fiducia in quello che si sta facendo;
  • l’attivare quella parte di noi che intende fare meditazione.

Tutto questo infonde un senso di libertà.

Molta pazienza.

Infatti se è vero che il nostro desiderio più profondo desidera la pace, è anche vero che molte abitudini mentali, con tutta la loro energia, vanno in direzione opposta.

Bisogna imparare ed allenare la pazienza di nuotare contro corrente rispetto alle abitudini.

 

(questo è quanto ho ascoltato dal Maestro Corrado Pensa 

Ogni bene, Sudhammo

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2 risposte a La pratica formale quotidiana

  1. bianca scrive:

    Tutti quanti noi, abbiamo avuto e continuiamo ad avere alti e bassi nella pratica formale che subisce in veste di laici di rimandarla ad un altro momento, presi da attivita’ obbligatorie e responsabili: figli,lavoro, contratempi. Avendo io la sveglia alle 6am, accompagnata mia figlia a scuola, un marito uscito ancor prima di casa per andare in ufficio, cerco di rilassarmi, prendo i rifugi e medito un po’. Poco direi visto che a quel punto entro in azione con i miei impegni. Trovo la sera il momento per me piu adatto, in assenza di fretta nel tentativo di estenderla e far si di non tralasciarla.
    Ho sviluppato nel tempo una sorta di sano egoismo, ero troppo distratta e distolta da fattori esterni che non meritavano neanche tanta attenzione tolta invece alla pratica che ritengo una cosa tutta mia!
    Con questo ‘egoismo’ ho migliorato parecchio anche i rapporti con gli altri. La rabbia di non trovare mai tempo per me mi affliggeva.
    Buona domenica a tutti.
    Bianca!!!

  2. Sudhammo Sudhammo scrive:

    La mia pratica formale è altalenante: segue troppe volte i ritmi che la vita di ogni giorno ci impone. Troppe volte -mio malgrado- la tralascio, in virtù di altre attività alle quali non mi posso sottrarre.
    Qualcuno potrebbe consigliarmi di prendere quei 10-15 minuti al mattino appena sveglio: 5 volte su 7 la mia sveglia suona alle 4:50… e mi viene duro impostarla alle 4:30!
    Ricordo i primi due anni quando iniziai la meditazione: mi alzavo alle 4:00, meditavo 45 minuti seduto, 15 minuti camminando nel salone, per poi tornare a letto fino alle 6:45, ora della sveglia di allora.
    Forse potrei la sera… anche se alle 22:30 circa dopo tutte queste ore sveglio e soprattutto stanco corro il serio rischio di dormire piuttosto che meditare. Infatti anche la postura distesi -come sentii cosigliata- la vedo difficile da tenere, specie per quella attenzione che distesi sul proprio letto viene meno ad ogni respiro.
    Così la mia pratica formale quotidiana soffre spesso questi orari legati alle cose quotidiane.
    Ovviamente colgo ogni occasione buona per saltare sul mio divano, incrociare le gambe e trascorrere qualche decina di minuti ascoltando consapevolmente il mio respiro e il mio corpo.
    Non vorrei che mi diventasse un problema piuttosto che la soluzione a dei problemi: proprio per questo motivo mi appoggio molto di più alla pratica informale, alla pratica in movimento, della quale parlerò nello spazio opportuno.

    Ogni bene, Sudhammo