Armonia

Solo quando sono presenti il Retto Sforzo, la Retta Consapevolezza e la Retta Concentrazione, non si ha più paura. Non c’è più paura perché non c’è più niente di cui aver paura. Si ha il coraggio di guardare in faccia le cose e non prenderle nel modo sbagliato; si ha la saggezza di contemplare e riflettere sulla vita; si ha la fiducia e la sicurezza che dà sila, la forza del proprio impegno morale, la determinazione di far solo il bene, astenendosi dal fare il male con le azioni e le parole. Tutto ciò, insieme, forma la via dello sviluppo interiore. E’ un sentiero perfetto, perché ogni componente aiuta e sostiene l’altra: il corpo, la natura emotiva (sensibilità e sentimenti) e l’intelligenza. Tutto è in perfetta armonia, ognuno sostenendo l’altro.

Senza una tale armonia, la nostra natura istintiva può prevalere. Se non abbiamo un impegno morale, gli istinti potrebbero prendere il sopravvento. Per esempio, se seguiamo soltanto il desiderio sessuale senza dargli un supporto morale, ci troveremo in tutta una serie di situazioni che ci faranno perdere la stima di noi stessi. L’adulterio, la promiscuità, le malattie, il disordine e la confusione derivano dal fatto di non aver messo un freno alla natura istintiva, attraverso limitazioni morali.

Possiamo usare l’intelligenza per fare pettegolezzi o per mentire, vero? Ma quando c’è un fondamento morale, siamo guidati dalla saggezza e da samadhi; e questi a loro volta portano all’equilibrio emotivo ed alla forza emotiva. La saggezza però non va usata per sopprimere la sensibilità. In Occidente spesso crediamo di poter dominare le emozioni o con la logica o sopprimendo la natura emotiva in noi; troppo spesso abbiamo usato il pensiero razionale e gli ideali per dominare e sopprimere le emozioni, divenendo così insensibili alle cose, alla vita, a noi stessi.

Tuttavia, nella pratica di consapevolezza della meditazione vipassana, la mente è completamente ricettiva e aperta, in modo da avere quella globalità e quella qualità che abbraccia tutto. La mente aperta è anche riflessiva. Quando vi concentrate su un punto, la mente non è riflessiva: è assorbita nella qualità dell’oggetto. La capacità riflessiva della mente, invece, viene dalla consapevolezza, dalla completa presenza mentale. Non bisogna filtrare né selezionare, ma prendere soltanto nota che una cosa sorge e sempre poi cessa. Contemplate che se vi attaccate a qualcosa che sorge, poi questa stessa cosa cesserà, e sperimentate che, anche se è attraente mentre sorge, poi cambierà fino a cessare. Allora la sua attrattiva diminuisce e dovremo trovare qualcos’altro in cui porre il nostro interesse.

Il fatto di essere umani ci porta ad essere sempre in contatto con la terra, e dobbiamo accettare le limitazioni di questa forma umana e della vita sul pianeta. La via per uscire dalla sofferenza non consiste nell’uscire dalla nostra esperienza umana, raggiungendo sottilissimi stati di coscienza, ma abbracciando la totalità di ciò che è umano, con la consapevolezza. Il Buddha mirava alla realizzazione completa e non ad un rifugio provvisorio basato su sublimi e piacevoli stati di coscienza. E’ ciò che vuole dire il Buddha quando indica la strada verso il Nibbana.

dal libro “Le Quattro Nobili Verità” del Venerabile Ajahn Sumedho

 

Ogni bene, Sudhammo

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