La pratica

pràtica    [‘pratika]
s.f.

  • sf
    l’insieme degli atti con cui si applicano o realizzano, concretamente a casi particolari, i principi appresi in teoria
  • sf
    la conoscenza di qualcosa e l’abilità nel fare qualcosa ottenute con l’esperienza e l’esercizio
  • sf
    l’insieme degli atti e i documenti necessari ad avviare e concludere un affare
  • sf
    [specialmente al plurale] gli atti del culto religioso

Questo è ciò che si può leggere sul dizionario della lingua italiana, ricercando il termine “pratica”.

C’è un luogo comune che bisogna subito mettere in chiaro, togliendo dalle menti l’errato  preconcetto e affermazioni che si sentono spesso.

La pratica non è fare meditazione. La meditazione è solo una piccola parte della pratica.

Sono troppe, infatti, le persone che associano la pratica alla sola meditazione, sia in ambito buddhista, sia, specialmente, in ambiti non buddhisti. Spesso si sentono affermazioni che suonano così: 
” … pratico la meditazione da lungo tempo … ”
” … pratico la meditazione camminata al mattino…”
” … la mia pratica non evolve perchè mi manca il tempo nella giornata di sedermi … “. 
Questi concetti non sono nella direzione del significato di “pratica”.

La pratica buddhista non è la meditazione.
La meditazione è semplicemente la meditazione. Questa, attraverso le sue tecniche, ci potrà essere utile quando inizieremo ad utilizzarla nel “praticare” quotidiano, e ne farà parte integrante.

Il fatto di associare la pratica buddhista -o alla pratica più in generale- alla mera meditazione in tutte le sue forme e tecniche è un falso punto di vista tipico delle civiltà occidentali.
In occidente l’approccio al Buddhismo inizia dalla meditazione, dall’apprendimento delle tecniche di meditazione, yoga compreso, poi, piano piano accompagnata ad uno sforzo di ricerca interiore, di introspezione, diventa altra cosa, ben più profonda.
In estremo oriente è perfettamente il contrario. C’è il Buddhismo, intesa come religione, come approccio religioso alla vita, con il suo stile di vita, che è supportato dalle tecniche di meditazione.
Il Buddha stesso ha insegnato il Dhamma nel quale è compresa la meditazione.
Il Dhamma è l’espressione teorica della pratica, e la meditazione è solo una piccola parte di questo.

Le immagini del Buddha non ci esortano alla pratica, piuttosto alla meditazione, alla introspezione, alla concentrazione, alla consapevolezza: non alla pratica.

Per contro l’insegnamento del Buddha arrivato fino a noi -il Dhamma, appunto- è una esortazione alla pratica che ci dovrebbe coinvolgere interamente e personalmente a 360°, per 24 ore al giorno, in tutte le direzioni, sia verso il proprio interno che verso l’esterno alla nostra persona.
Ma ancora qui, nello studio del Dhamma, siamo alla definizione teorica degli insegnamenti, delle esortazioni, alla presa di posizione verso dei buoni propositi, ma non è ancora la pratica.

Qual è allora la “vera pratica”?

La prima definizione  che si legge sul dizionario della lingua italiana è la più calzante per “comprendere” la vera essenza della pratica.

1. sf – L’insieme degli atti con cui si applicano o realizzano i principi appresi in teoria.

Questa è la “vera essenza” della pratica.
Questa è la pratica, cioè il “day-by-day” con tutta la nostra quotidianità, con tutte le persone che ci sono intorno e dei fatti che ci accadono ogni giorno, per tutti i giorni.
E’ l’insieme “degli atti” che compiamo.
Ecco che in questo momento ci viene a favore la meditazione, che ci ha “preparato” al recepire, al capire, al partecipare in modo “opportuno”, con il giusto atteggiamento (retto) rispetto alla situazione che si sta vivendo, alle persone con le quali stiamo interagendo.

A poco serve aver letto montagne e montagne di libri… a poco serve aver meditato per ore e ore sul nostro cuscino… a poco serve aver partecipato a ritiri in associazioni o monasteri… se poi all’atto pratico del mettere in “pratica” gli insegnamenti ci troviamo spaesati, impauriti, insicuri, inermi… o, peggio, incapaci di associare i concetti teorici del Dhamma appresi ai fatti della realtà quotidiana del Dhamma.

E’ come se ci fosse un Dhamma teorico e un Dhamma applicato. La meditazione ci aiuta a sviluppare quella sensibilità di vederli come un’unica cosa, uniti nella pratica.

La pratica è “esercizio continuo” di quelle abilità acquisite nel tempo e con l’esperienza, come recita la seconda definizione del dizionario della lingua italiana.

2. sf – La conoscenza di qualcosa e l’abilità nel fare qualcosa ottenute con l’esperienza e l’esercizio

Solo l’esperienza  che si matura con l’esercizio continuo e attento può aiutare la crescita della conoscenza attraverso la pratica. Diceva il Venerabile Ajahn Chah che la meditazione è solo la palestra dove ci si allena per la vera pratica del quotidiano vivere.

Ultimo, ma non meno importante, è il significato della quarta definizione del dizionario della lingua italia: il significato esoterico, il significato divino della pratica stessa, che si evidenzia negli atti quotidiani che sono in sintonia con uno stile di vita, che sono in sintonia con un culto religioso, che sono in sintonia con la parte di noi che ricerca il Divino.

4. sf – Gli atti del culto religioso

Tutto questa concettualizzazione e applicazione sono tesi a risolvere quell’affare che tutti ricerchiamo con cura personale, descritto dalla terza definizione…

3. sf – l’insieme degli atti e i documenti necessari ad avviare e concludere un affare

… cioè, avviare e portare a conclusione quell’affare della nostra vita, qui e ora…

… cioè quello di porre fine alla nostra sofferenza.

 

Ogni bene, Sudhammo

 

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5 risposte a La pratica

  1. Sudhammo Sudhammo scrive:

    LO SCOPO PRINCIPALE
    =============

    manu i scrive: ” … il sostegno di un sangha è determinante … ”

    gentile manui,
    il sostegno è determinante: vero verissimo.
    fu una delle ultime cose che disse il buddha morente: riunitevi e parlate di dhamma.
    è lo scopo principale per il quale lo scorso anno ho tirato su questo sito che vuole sempre più essere un blog, dove le persone si incontrano per parlare di dhamma, e della sua applicazione nella vita.
    mi fa piacere leggere che hai trovato del sollievo tra gli scritti proposti e tra i messaggi che hai letto. lo spirito di servizio che ci guida (me, bianca e mario thavanaro) nel selezionare gli scritti, nel proporre argomenti di blog, nel commentarli, offre quei frutti che si trovano frequentando un sangha.
    laddove non è possibile una frequenza fisica, internet… e lapanchinadelmonastero offrono questo servizio. un sangha virtuale.
    oggi ajahn chandapalo parlando della “paura” si riferiva alla paura che lui provò nel passato ipotizzando che un giorno avrebbe dovuto parlare alle persone: terrore!
    oggi parla… parla profondo…
    ecco, lapanchinadelmonastero vuole essere un punto di incontro tra amici che praticano il dhamma, e che hanno poche o solo questo tipo di opportunità di confronto.

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  2. manu i scrive:

    medito da qualche anno e dopo i primi che sono stati un bel terremoto su tanti aspetti di me che bene o male conoscevo , quindi aprirmi a accettare che non ero perfetta o forte o energica o …tutto un’insieme di parole che credevo fossi io, sono arrivata a un punto fermo dove sento che nella mia pratica il sostegno di un sangha è determinante per poter andare avanti. ho partecipato a un sangha che si era formato nella mia zona ,ma sono rimasta delusa…troppo “new age”. leggo molto di meditazione, ascolto mp3 quando posso frequento gli intensivi dell’a.me.co. (vivo lontano da roma) tutto questo perché so’ che le mie possibilità di contatti con buoni amici sono limitate ma le sento importanti. ho partecipato a questo blog e nel ricevere un confronto da Sudhammo( e nel porgli in seguito una domanda su una difficoltà che credevo avere) si è aperta una finestra dentro di me che ha portato aria nuova. è come se fossi stata in una condizione interna dove parole e silenzio avevano lo stesso valore non ne percepivo più la differenza,e dato che la mente si nutre di parole ..mi sono accorta che nonostante gli anni di meditazione io giro intorno alle parole e queste non mi conducono neanche alla soglia del silenzio .la frase che sudhammo mi ha detto e che ha scosso la mia pratica e stata” responsabilità verso se stessi” …io la responsabilità di me l’ho affidata alla saggezza dei libri “,all’efficace” buon senso degli mp3 a quella bontà di fondo che mi fa sentire in sintonia con le parole che sento e con le quali (purtroppo in virtù della comprensione mi identifico).la pratica ha veramente bisogno di avere l’altro diverso ma simile a te :ieri è stata una giornata interiormente molto dinamica ma piacevolmente calma ,è come se per lungo tempo avessi guardato il disegno di un puzzle che credevo fosse corretto ma non capivo più che altri pezzi aggiungere….perchè in realtà quel pezzetto non andava li’. la pratica è dinamica è vita questo lo sento VERO oggi fino a qualche giorno fa la pratica era stare nelle parole per cercare di capire…ma non stavo “dentro ” vi sono riconoscente per la possibilità che date a chi come me vuole andare in avanti ma non ha nella sua realtà condizioni completamente favorevoli.Questa mattina ho riletto per l’ennesima volta un brano da voi riportato sul sito”sii luce di te stesso” oggi per la prima volta l’ho capito! grazie a tutti voi ,grazie in particolare a Sudhammo( non badare alla domanda che ti ho posto, ora so’ di aver compreso che… in pratica posso camminare con le mie gambe.) ogni bene a tutti voi.

  3. Claudio2 Claudio2 scrive:

    questo è praticare

    Come una stella, un difetto visivo, una lampada, un gioco di prestigio, la rugiada, una bolla d’acqua, un sogno, un lampo e una nuvola: vedi così tutti i fenomeni composti (sutra del diamante) anche se prediligo il canone pali
    con metta claudio

  4. Sudhammo Sudhammo scrive:

    LA MIA PRATICA
    =========
    manu.i scrive: ” … a dispetto delle raccomandazioni sentite nei ritiri e lette nei libri … ”

    questo messaggio esprime l’estrema versatilità degli insegnamenti che il buddha ci ha lasciato.
    proprio in virtù del fatto di doversi assumere delle responsabilità unicamente verso se stessi e non dover rendere conto a nessun altro che non a se stessi, ognuno trova la sua dimensione per risolvere quei problemi che generano quella sofferenza interna.
    letto così, quel ” a dispetto ” mi suona strano, quasi fosse una ribellione verso -contro- qualcosa o qualcuno che ci sta imponendo delle cose che riteniamo troppo castranti.
    certamente la tua esperienza ti ha portato dei benefici che tu stessa riconosci, e nello stesso tempo ti ha meso in evidenza dell’attenzione cose che non pensavi, così come pure ha accentuato altre cose che dovrai valutare tu quanto siano salutari.
    quando partecipavo alle serate con corrado pensa chiamava questa mente che corre e che si crea dei film “la mente scimmia”, proprio xkè salta e costruisce situazioni che sono solo fantasie.
    forse vedo il “tuo dispetto” proprio in questo, in quanto le raccomandazioni che i maestri danno sono proprio al contrario, cioè di calmare la mente, di renderla pacifica e pacificata, di svuotarla dai falsi film sul passato e sul futuro, e di porre la’ttenzione solo sul momento attuale attraverso il respiro.
    raccomandava ancora corrado pensa di praticare solo la meditazione camminata in presenza di questo tipo di atteggiamento della mente, proprio per tranquillizzarla. mi è capitato anche a me, specie in periodi di stress, dove devi pensare 1000 cose insieme: funziona, ha funzionato in me.
    nella mia accezione della pratica c’è un atteggiamento di “bravo scolaretto”, in virtù del fatto che quando sposo una cosa significa che l’ho scelta e mi ci metto dentro al 100%, facendola mia.
    il tuo contributo di esperienza è importante quanto interessante…
    ce ne fossero altri sarebbe salutare per molti altri… per tutti…

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  5. manu i scrive:

    per lungo tempo, a dispetto delle raccomandazioni sentite nei ritiri e lette nei libri, ho “esercitato la pratica” solo sul cuscino, perché è ovvio che durante il giorno c,è da fare organizzare ,riflettere analizzare il tal problema…… se no , che senso può avere la giornata ,come risolvo quel problema,e in ultima analisi COSA RIMANE DI ME? lavorare con questo ATTACCAMENTO al mio IO mi chiede tanta attenzione ,nella mia mente ci sono posti “tranquilli” dove posso arrabbiarmi con lei o con lui posso dire la mia senza paura, posso girare film a lieto fine. Prendere fiducia in me mi ha aiutato a rendere pratica la “dinamica della meditazione” e a saper stare piano piano nel fluire della vita e imparare a vederla cosi’ come si presenta.Ho costruito un forte ego a discapito di contenuti fragilissimi.meditare mi ha fatto vedere chi sono e di cosa mi devo prendere cura di me per equilibrare questa disarmonia che mi ha fatto ,e a volte ancora mi fa soffrire .So di poter muovermi in avanti veramente ,so che tutto ciò che di saggio leggo o sento può diventare la mia pratica se lascio andare qualcosa di MIO che in realtà sostiene un ego sempre più esposto alla luce della consapevolezza. grazie per aver creato questo spazio di condivisione.Ogni bene manu i