La pratica dell’amore universale

Metta.

Una parola che richiama, a mio modo di vedere, la pace universale.

E’ la filosofia, e’ la pratica dell’amore universale.

La benevolenza amorevole. Questa e’ una delle traduzioni dal pali ma racchiude in se molteplici significati.

E’ il piu’ forte augurio di felicita, serenita’, amore di cuore, per tutti gli esseri.

E’ un atteggiamento altruistico che si distacca dall’egoistico interesse personale.

Metta cresce in noi con la pratica, ma credo fermamente che occorra anche una componente ad esservi inclini naturalmente. Metta esclude a priori qualsiasi forma di violenza. Superiorita’ tra classi sociali ne differenze razziali. Non esiste una razza eletta a capo di un’altra.

Non si ottiene niente in cambio augurando metta, ma dal profondo dei nostri cuori si riceve molto piu’ di quanto si creda. Nel mondo, in cui viviamo, metta assume importanza necessaria, irrinunciabile, quasi urgente, per migliorare la convivenza tra esseri umani, in questo universo che ha perso di vista e tatto nei valori, dove la distruzione regna.
Molte delle azioni prive di consapevolezza, che compiamo, sarebbero evitate se la applicassimo, scegliendo metta nella vita di tutti i giorni.

Metta e’ una cura naturale, che conduce verso la guarigione dalla malevolenza.

Una volta compresa diviene parte di chi la pratica, ed e’ uno degli stati d’animo dai quali non si torna indietro.
A chiedersi il perche’, risponde uno stato di benessere profondo.
Metta richiama solo metta, e promuove a pieni voti uno dei passi basilari, di fondamentale importanza per praticare il dharma.

Con metta, Bianca  Nimmala

Questa voce è stata pubblicata in blog. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

21 risposte a La pratica dell’amore universale

  1. UN DIVORZIATO scrive:

    Ho praticato Metta verso mia moglie, quando mi tradì per la seconda volta. Speravo di salvare il matrimonio e restare accanto ai figli. Funzionò molto bene. Lei si accorse che, non ostante tutto, le ero ancora accanto e che le donavo ancora dell’amore senza chiedere nulla in cambio. Il matrimonio, in quel momento, in quella occasione, fu salvo. Poi il tempo e altre vicissitudini fecero il loro corso e ci separammo e poi divorziammo.
    Però la pratica di Metta in quella occasione fu un ottimo strumento per annientare l’astio e la rabbia reciproca che sarebbero nati in qualsiasi altra coppia.

  2. Pingback: Metta secondo Mario Thanavaro | la panchina del monastero

  3. Pingback: Metta secondo Fred Von Allmen | la panchina del monastero

  4. Nimmala Nimmala scrive:

    Caro Sudhammo, te lo avevo detto che meritava, e forse qualcosa in piu. Continua come la prefazione, stanne certo. Io da quando pratico il dhamma, ogni sera leggo fino a che non mi si chiudono gli occhi. Al mattino sei piu serena, nel mio caso. Thich nath hahn e’ un eccellente maestro, con la qualita’ di saper rendere ogni concetto ed insegnamento comprensibile a tutti. Se qualcosa sfugge alla nostra comprensione e’ a causa di una mente che necessita tempo ed adattemento a nuovi spazi concettuali. Cosi complessa e difficile da raggiungere, con le sue sfumature nascoste. Ottieni qualche convinzione e giu ancora ad approfondire. Non c’e fretta, perseveriamo con volonta’
    Metta 
    Bianca Nimmala

  5. Sudhammo Sudhammo scrive:

    CHECCIAZZECCA?
    ============

    forse qualcuno penserà: “ma checciazzecca la rabbia con l’argomento del blog che è la benevolenza amorevole, cioè metta?”
    e certo checciazzecca…
    la rabbia è l’opposto della benevolenza amorevole.
    la benevolenza amorevole è l’antidoto al veleno che la rabbia genera dentro di noi.

    provare per credere…

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  6. Sudhammo Sudhammo scrive:

    IERI POMERIGGIO…
    =============

    ieri pomeriggio, portando mio padre a fare un giro per le vie della città, sono passato davanti a feltrinelli… siamo entrati…
    “buonasera… sto cercando un libro di thich nhat hahn… nel titolo c’è la parole rabbia…”
    il commesso mi guarda ed esclama “spegni il fuoco della rabbia”, ottima scelta signore… l’ho letto ed è illuminante”
    ancora una piccola “causalità”… caUSalità… ho scitto bene… nulla è per caso come qualche amico continua ad asserire ogni volta che ci si incontra, vero jayamano?
    e così ieri sera, prima di spegnere la luce e addormentarmi ho letto la prefazione…
    credo che sia una buona abitudine leggere un paio di pagine di dhamma prima di chiudere gli occhi…
    se poi dovessere essere l’ultima volta che li chiudo, almeno avrò chiuso leggendo due pagine di dhamma…
    se il resto del libro è come la prefazione, o forse meglio, allora ci sarà da “lavorare parecchio interiormente…”

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  7. Pingback: Metta, la benevolenza amorevole | la panchina del monastero

  8. Pingback: Metta Sutta | la panchina del monastero

  9. Pingback: La benevolenza amorevole | la panchina del monastero

  10. Pingback: Metta sutta (versione integrale pali) | la panchina del monastero

  11. Pingback: Metta secondo Corrado Pensa | la panchina del monastero

  12. Nimmala Nimmala scrive:

    Spegni il fuoco della rabbia. Questo e’ il titolo. governare le emozioni, vivere il nirvana!
    Contiene degli splendidi esempi esperienziali, di ritiri da lui guidati a plum village dove risiede, vicino a bordeaux. Buona lettura a chi avra’ la fortuna e il piacere di leggerlo.
    Per me essere felici significa soffrire di meno. La felicita’ sarebbe impossibile se non fossimo capaci di trasformare il dolore dentro di noi. Molti cercano la felicita’ al di fuori di se, ma la vera felicita’ deve venire da dentro. Il libro inizia cosi, credo sia sufficente ad avere un idea di come continua.
    Con metta 
    Bianca Nimmala

  13. Isabella scrive:

    Ha ragione Andreina. E’ difficile amare chi è continuamente contro. La mia esperienza sul lavoro è di continuo conflitto con chi da le direttive e anche con gli stessi colleghi che invece dovrebbero condividere le ansie e le angosce; invece no, ci si fa la lotta l’uno contro l’altro. Una lotta tra poveri. Come si può amare benevolmente in un ambiete che è degradato di suo, dove i rapporti tra le persone nascono già storti?
    Isabella

  14. Sudhammo Sudhammo scrive:

    HAI FATTO 30… FAI 31…
    =================
    bianca nimmala scrive
    ” … Thich nath hahn, monaco zen vietnamita, scrive in un suo libro interamente dedicato alla rabbia … ”

    e xkè non ci dai il titolo?
    un libro consigliato da te è come mettere una pietra miliare sul sentiero del dhamma…
    aspettiamo con ansia il titolo.

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  15. Bianca nimmala scrive:

    Cara andreina se fosse facile, il percorso non subirebbe alti e bassi. Credimi, quando hai pensato di avercela fatta, le ricadute ti fanno ricredere. Qui entra in gioco la pazienza per raggiungere lo scopo e la volonta di non abbandonare quello che poi e’ davvero il benessere con se stessi e con gli altri. Prova a guardare fuori dalla tua finestra con amore e compassione. La sofferenza e’ inquantificabile. Dona il tuo contributo personale volendo bene anche a chi non e’ proprio come vorresti. Sai, si puo’ fare. Non seminare in te il rancore, perdona. Non potendo cambiare gli altri e farli diventare come li vorremmo, possiamo migliorare noi stessi. Senza furia sopratutto che non e’ mai portatrice di buone sensazioni.
    Thich nath hahn, monaco zen vietnamita, scrive in un suo libro interamente dedicato alla rabbia: che le sensazione negative in noi in qualche modo le abbiamo nutrite. Innaffiandole come un piccolo seme che poi puo’ divenire fiore o un arido stecco.
    Con metta
    Bianca Nimmala

  16. Andreina scrive:

    Mi piacerebbe sentire l’opinione di qualcuno di voi che abbia avuto esperienze profonde di questa pratica. Magari dei monaci oppure dei laici che sono buddisti da lungo tempo.
    Vorrei non essere cosi’ interdetta e indecisa.
    🙂 Andreina 🙂

  17. Andreina scrive:

    Boh, sara’. Però non riesco a mandare messaggi di amore a chi e’ prepotente con me. non riesco ad amare senza condizioni chi mi infastidisce o chi mi usurpa la mia liberta’. Non riesco ad essere gentile e amorevole con il capo che mi rimprovera in continuazione anche se faccio tutto bene.
    Forse ho bisogno di qualche buon consiglio ancora.
    🙂 Andreina 🙂

  18. Sudhammo Sudhammo scrive:

    CHI NON NE HA?
    ===========
    bianca nimmala scrive:
    ” … Delusioni, aspettative mancate,rapporti conflittuali … ”

    aspettative… quante ne abbiamo messe sulla vita, sulle persone, sul lavoro, sulla società, sulla famiglia, sulla persona amata…
    delusioni… quante ne abbiamo avute dalla vita, dalle persone, dal lavoro, dalla società, dalla famiglia, dalla persona amata…
    rapporti conflittuali… quante ne abbiamo avuti nella vita, con le persone, nel lavoro, nella società, nella famiglia, con la persona amata…

    avevamo 17-18 anni… e tutto il mondo e una vita davanti a noi…
    poi, piano piano, devi scendere a patti con troppe cose, situazioni e persone…
    e ci si ritrova dopo lungo tempo a scrivere sulle aspettative illuse e disilluse, sulle conflittualità risolte e non risolte.

    hai ragione… l’aver scoperto e praticato metta ci ha aiutato, ci ha aperto la mente sul fatto che non è possibile basare una vita sull’odio, sul rimorso, sulle inimicizie…
    così auguriamo ogni bene a 360°… verso tutti… xkè abbiamo capito che anche gli altri sono come se fossimo proprio noi… tali e quali…

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  19. Bianca nimmala scrive:

    “Ricomincio da me”! Avevo capito che piu di tutti ce l’avevo con me stessa. Un vero rifiuto a volermi bene, ce l’avevo davvero a morte con me, tanto da non potermi vedere. Le motivazioni? Delusioni, aspettative mancate,rapporti conflittuali. Ad un certo punto il click… E una domanda, perche’? Autoinfliggermi il non perdono, vietare la benevolenza proprio a me. Me ne accorsi dopo lungo tempo. Accettare quella vita che non volevo, fu il passo verso la rinascita. Da li in avanti niente e’ stato piu’ impossibile.
    Metta e’ in ogni cosa che faccio e penso, per gli altri che ne hanno sicurmente piu bisogno di me, oggi, rispetto a quel che e’ stato il mio ieri!
    Con metta
    Bianca Nimmala

  20. Sudhammo Sudhammo scrive:

    MI SEMBRAVA STRANO…
    ================

    durante i primi esercizi di meditazione di metta, mi sembrava tanto strano avere pensieri di benevolenza amorevole verso “se stessi”.
    chi non si ama?
    chi vorrebbe il male per se stessi?
    sembra un assurdo… ma con un po’ di introspezione non è poi così assurdo.
    amarsi benevolmente significa accettarsi, così come siamo… belli… brutti… antipatici… simpatici… paurosi… coraggiosi… introversi… estroversi…
    sono così come sono semplicemente xkè è la mia natura.

    ma la parte più sofisticata arriva quando la benevolenza amorevole va ad agire sul “perdonarsi”…
    nel buddhismo non esistono confessori: ognuno è responsabile della propria pratica solo e unicamente verso se stesso.
    questo è peggio del più acerrimo censore, del più intransigente confessore. noi, per noi stessi siamo pronti a non perdonarcela mai… per nessuna cosa al mondo. troveremo sempre una giustificazione, una scusa per tentare di farla franca nei confronti si quel sé profondo.
    solo dopo lungo tempo di attenzione alla meditazione di metta mi è scattato questo meccanismo del perdono verso me stesso, dell’apertura amorevole verso gli altri…

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  21. Sudhammo Sudhammo scrive:

    IL MIO PRIMO APPROCCIO
    =================

    il mio primo approccio con la meditazione di metta fu seguendo gli incontri presso l’a.me.co. con il maestro corrado pensa.
    ricordo che spendemmo varie serate, per circa un paio di mesi su questo argomento… su questa pratica.
    corrado ci esortava ad esercitarci durante le settimana nel praticare metta durante tutte le parti della giornata, durante tutte le cose che si svolgevano, verso tutte le persone che si sarebbero incontrate.
    ovviamente, mi restò decisamente arduo praticare metta verso quelle persone che ritenevo ostiche per vari motivi, come l’antipatia verso il collega sbruffone, verso l’arrivista a tutti i costi, verso i prepotenti che si incontrano ovunque… e da allora ancora oggi se ne trovano…
    non ipotizzavo che la pratica di metta li dissolvesse come vaporizzati…
    ma che mi desse la possibilità di modificare l’angolatura dalla quale interagire con gli altri.
    con gli altri… si, ecco il punto… interagire con gli altri.
    già… xkè se fossimo soli sul cucuzzolo di una montagna o nel profondo di una caverna non ne avremmo un grande bisogno…
    ma la nostra vita e la quotidianità ci porta a questo… “interagire con gli altri”… che non sono come noi, che vorremmo che lo fossero, che ci fanno innervosire xkè agiscono fuori dai “miei schemi mentali”.

    la pratica di metta sviluppa l’amore universale verso tutti gli esseri viventi… nonché il rispetto che si instaura proprio per il fatto di riconoscere che tutti siamo uomini, aventi le stesse sofferenze di base, la stessa facoltà di vivere, ognuno così come è… proprio in quel modo per permettergli di fare “quella” particolare esperienza di vita.

    metta è la benevolenza amorevole che alimenta il rispetto reciproco.

    ogni bene, osvaldo sudhammo