Buddha

 

Il rifugio nel Buddha e’ da un lato, il rifugio nel Buddha storico, Siddharta Gauratama: si prende cosi’ come punto di riferimento la vita di un uomo che ha rinunciato a tutto per dedicarsi completamente alla ricerca della liberta’ ultima e incondizionata. E’ un esempio che spinge ad interrogarsi sul senso dell’esistenza, sulla validita’ o meno degli obiettivi che si e’ soliti inseguire; obiettivi limitati alla soddisfazione momentanea e percio’ legati al dolore.

E nel momento in cui il rifugio nel Buddha suscita quella stessa urgenza presente nel  giovane Siddharta di comprendere le cause del dolore e di sradicarle, esso alimenta la crescita spirituale della persona e si pone come un faro nell’oscurita’ delle abitudini mentali.

 La parola Buddha di fatto significa “risvegliato”. Di conseguenza la presa di rifugio nel Buddha e’ un salutare ritorno in quella parte di noi che e’ gia’ risvegliata, che e’ pura osservazione. L’alternativa e’ il rifugio nella confusione e nella reattivita’ che determinano una situazione di attrito con la realta’ e quindi generano sofferenza.

Da questo punto di vista il rifugio nel Buddha offre una opportunita’ di pace di serenita’, una sospensione, almeno temporanea, dei principali fattori inquinanti della mente, cioe’ l’ignoranza, l’attaccamento e l’avversione.

Ogni bene, Sudhammo

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