La causalità

 

Per rendere ragione della continuità del mondo in mancanza di un substrato permanente, ci si deve basare sulla legge della causazione. I dharma sono elementi separati ma connessi tra loro: questa interconnessione però non deriva da una sostanza che si estenda nello spazio e che duri nel tempo, bensì in virtù del rapporto di causalità.

Causalità significa che l’origine di una cosa è in dipendenza di un’altra, e quindi si risolve tutto in un procedimento, in un divenire (fisico o psichico). Nel flusso della vita e nel vortice del mondo non vi è alcun centro di realtà nè alcun principio di permanenza: non vi è nel mondo alcun essere immutabile ed auto-esistente, bensì soltanto il divenire. In tale stato di cose, la realtà suprema è la legge del cambiamento, cioè la causalità.

Se non c’è persistenza nè continuità, vi è – di contro – successione e causalità: una morte produce (e non può non produrre) una nascita, in relazione alla legge di causalità, e la nascita non può che esser l’altra faccia di una morte. Nulla si perde, nulla si crea sia nella natura fisica sia nel piano psichico, mentale, spirituale. Il processo del mondo è pertanto un processo di cooperazione tra i vari tipi di elementi sottili ed effimeri: questa attività di cooperazione è controllata dalle leggi di causalità. Ad es., una relazione causale tra i dharma è quella che si ha quando il momento seguente è proprio lo stesso di quello trascorso, evocando pertanto nell’osservatore l’idea di durata; in altre parole, il passato è visto come causa di omogeneità tra momenti consecutivi. Un altro esempio è la relazione di causalità simultanea o reciproca, che lega la mente ai fenomeni mentali: la mente non appare mai senza essere contemporaneamente accompagnato dai fattori mentali.

In un mondo dove tutto passa e non si concepiscono sostanze, l’Assoluto non può essere che considerato come “legge”, cioè come la legge universale e sovrana della causalità: l’Essere è il procedimento (governato da tale legge) del divenire che in ogni momento si distrugge e di nuovo si ricrea.

 

Con Metta, Bianca Nimmala

Questa voce è stata pubblicata in riconoscere la sofferenza. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.