Karuna, la compassione

Talvolta, sia noi che le persone che vivono con noi, pensiamo che sviluppare un cuore aperto, essere davvero amorevoli e compassionevoli significa essere passivi, lasciando che gli altri abusino di noi, sorridere e lasciare che tutti ci facciano quel che vogliono. Non e’ cio’ che si intende per compassione, ma bensi’ tutto il contrario.

La compassione non è affatto debole; è la forza che nasce dalla visione della reale natura della sofferenza nel mondo e che ci permette di testimoniarla senza paura. Questo ci permette di dare un nome all’ingiustizia senza esitazioni e agire con forza, con tutta la destrezza a nostra disposizione.

Sviluppare questo stato mentale di compassione significa imparare a vivere con empatia verso tutti gli esseri viventi, senza eccezioni.

Karuna significa provare un fremito o un brivido del cuore in risposta al dolore di un essere.

Il primo passo nello sviluppo della vera compassione consiste nell’essere capaci di aprirci, di ammettere e di riconoscere che il dolore e la pena esistono.

Quantunque la sofferenza non sia tutto cio’ che esiste nella vita, e’ uno dei fili che ha bisogno di essere riconosciuto chiaramente se vogliamo sviluppare sincera compssione. Oggi, per evitare la sofferenza ci serviamo delle distrazioni offerte dal consumo di beni materiali nella quotidianita’ e dei calmanti per sedare quel malessere interno che deriva dalle insoddisfazioni. Prendiamo le persone che hanno problemi, i vecchi, i moribondi, e altri, e li nascondiamo alla nostra vista chiudendoli negli istituti. Queste sono forme di sofferenza per le quali dovremmo tutti passare, ma c’e’ cosi’ tanta umiliazione e amarezza nell’ammalarsi, nel diventar vecchi o morire che sentiamo di dover nascondere il dolore.

Quando neghiamo l’esperienza, la realta’ ci allontaniamo sempre piu’ da qualcosa di reale e ci avviciniamo a qualcosa di artefatto. Vivere in questa trama da mito ci fara’ sempre male.

Lo scopo della pratica spirituale e’ essere capaci di comprendere e guardare senza illusioni cio’ che e’ naturale in questa vita, cio’ che accade veramente per gli altri e per noi stessi. La volonta’ di vedere la verita’ e’ il primo passo nello sviluppo della compassione.

Il secondo passo nello sviluppo della compassione e’ aprirsi al dolore. Questo e’ piu’ difficile che non il riconoscere il dolore stesso, specie quando si cerca di aprire una relazione con esso.

Quando abbiamo l’impressione che stiamo perdendo il controllo, molto spesso proviamo una giusta collera, paura o angoscia. Nella psicologia buddhista queste sono note come i nemici prossimi della compassione, perche’ possono camuffarsi, mentre il nemico lontano e’ la crudelta’ che e’ uno stato chiaramente opposto.

Si puo’ immaginare uno stato mentale nel quale non ci sia un amaro e biasimevole giudizio di noi stessi e degli altri?

Quando vediamo solo la sofferenza e la sua fine allora sentiamo la compassione, allora possiamo agire in modi energici e forti, ma senza gli effetti negativi dell’avversione.

La compassione puo’ condurre ad un’azione molto energica, ma priva di rabbia o avversione.

Provare compassione significa desiderare che un essere o tutti gli esseri siano liberi dal dolore; percepire da dentro come deve essere l’esperienza di qualcun altro. Per vedere la vita in modo compassionevole dobbiamo osservare gli eventi e le condizioni che li hanno determinati. Invece di guardare solo l’ultimo momento, o il risultato finale, abbiamo bisogno di vedere tutte le parti che li costituiscono; l’insegnamento puo’ essere sintetizzato nella comprensione che tutte le cose nell’universo condizionato sorgano per una causa.

Questo tipo di comprensione non significa che rimuoviamo o condoniamo il comportamento negativo di alcuno, ma che possiamo osservare tutti gli elementi che concorrono a formare la sua vita e che possiamo riconoscere la loro natura condizionata. Osservare il sorgere interdipendente di queste forze impersonali che formano il nostro “io” puo’ darci l’apertura necessaria per il perdono e la compassione.

Riservare un po’ di tempo all’osservazione delle condizioni, delle parti costitutive di ciascuna situazione. Dobbiamo essere capaci di osservare le cose cosi’ come sorgono realmente in ciascun momento e avere l’apertura e la spaziosita’ per vedere sia le condizioni sia il contesto.

Dovremmo riflettere su quanto sia raro e prezioso nascere come esser umani nell’ampio schema cosmologico e quanto, da esseri umani, sia raro e prezioso sperimentare proprio la giusta miscela di piacere e dolore per intraprendere una profonda ricerca spirituale.

Se c’e’ troppo dolore ne veniamo sopraffatti e dobbiamo concentrarci unicamente su come sopravvivere giorno dopo giorno; se c’e’ troppo piacere possiamo diventare indolenti e non avere la scintilla che sprona a cercare il significato della vita

Da qui si puo’ imparare a impegnarci a creare, per tutti, il tipo di ambiente nel quale ci siano spazio e tempo sufficienti a un’apertura spirituale. Inoltre se vediamo persone che, indipendentemente da quali siano le loro condizioni terrene, sprecano la preziosa opportunita’ di risvegliarsi in questa breve vita umana, possiamo essere mossi a compassione verso di loro.

Vivendo con consapevolezza, ogni aspetto dell’esistenza puo’ essere una opportunita’ per la compassione, anche una sola azione molto semplice; quest’ultima puo’ essere significativa dei nostri valori morali profondi..

Chiunque ci si presenti di fronte la nostra attenzione puo’ essere l’espressione della nostra compassione; se ci parlano sinceramente o con falsita’, bruscamente o gentilemnte, possiamo rispondere con la mente colma d’amore. Anche questo e’ un atto di servizio compassionevole.

Per sviluppare la compassione e’ importante considerare la condizione umana a ogni livello, sia personale, sia sociale, sia politico. L’impegno deve rivolgersi alla creazione di condizioni che permettano alle persone intorno di essere oneste piu’ facilmente; in ultima analisi si tratta di vedere la propria vita come un mezzo per portare felicita’ e pace a tutti gli esseri.

Un atto compassionevole non deve essere grandioso; le semplici azioni dell’amore, dell’apertura verso gli altri, dell’offerta di cibo, del saluto, del chiedere cio’ che e’ successo, dell’essere realmente presenti sono espressioni molto potenti di compassione. Ci impone di rispondere al dolore, mentre, la saggezza guida la risposta, dicendoci quando e come rispondere. La nostra vita diventa espressione di tutto cio’ che comprendiamo, curiamo e appreziamo.

 

Questo ho ascoltato dal Maestro Corrado Pensa

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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