Upekka, l’equanimità

La vita ci permette di sperimentare tanti estremi di piacere e dolore, in sei mesi, in un giorno, in un’ora; La questione sta nel come il nostro cuore recepisce e reagisce a queste sollecitazioni, e in ultima analisi come e’ in grado di sostenere la coesistenza degli estremi.

Come possiamo convivere con tali avvicendamenti?

Come possiamo farli andare d’accordo con un senso di totalita’, coerenza, armonia?

Possiamo realmente sperimentare la liberta’ nel mezzo di tutti gli immensi cambiamenti che attraversano la nostra vita?

Possiamo essere realmente felici in questo continuo sorgere e scomparire?

L’equanimita’ – upekka – ha la caratteristica di arrestare la mente prima che cada in uno degli estremi, la mantiene in uno stato di equilibrio. E’ paragonabile alla quiete spaziosa della mente, alla calma luminosa che ci consente di essere presenti in tutte le esperienze mutevoli che costituiscono il nostro mondo e la nostra vita.

Talvolta puo’ essere pesante accettare i momenti spiacevoli e difficili e divenire parte del tutto, sentirsi uniti agli eventi crudeli come a quelli piacevoli, facili e propizi; ma la realta’ della vita e’ composta da un numero incessante di cambiamenti e interruzioni.

Le condizioni di equilibrio pur essendo le piu’chiare  sono le piu’ instabili; cosi’ il piu’ delle volte quando facciamo qualcosa, fiduciosamente e con le migliori intenzioni, riceviamo delle lodi e riceviamo del biasimo. Il Buddha disse: “C’e’ sempre biasimo in questo mondo. Se dite troppo alcuni vi criticheranno, se dite poco alcuni vi biasimeranno, se non dite nulla altri vi rimproveranno”.

Inutile perdersi nel voler controllare questi eventi; cosi’ invece di provare a controllare cio’ non puo’ essere controllato, possiamo cercare la sicurezza nella capacita’ di venire in contatto con cio’ che accade realmente. Senza giudicare, ma piuttosto coltivando l’equilibrio mentale che puo’ accogliere cio’ che avviene, qualunque cosa sia. Tale accettazione e’ la fonte della nostra sicurezza e fiducia.

Nei momenti difficli si puo’ sperimentare meglio quanto siamo incapaci di controllare, e ci si presenta l’opportunita’ di sperimentare quanto il lasciar andare sia piu’ liberatorio; in un colpo passiamo dalla lotta per il controllo degli accedimenti della vita al semplice desiderio di relazione con essi. Cosi’ facendo impariamo a metterci pienamente in rapporto con la vita, inclusa l’insicurezza.

Possiamo provare pienamente il piacere, senza tuttavia brama e attaccamento, senza farlo diventare la fondamentale felicita’: possiamo provare dolore, senza condannarlo e odiarlo: possiamo sperimentare eventi neutri stando pienamente presenti, cosicche essi non siano dei meri riempitivi in attesa di qualcosa di eccitante.

Questa non-reattivita’ verso gli eventi e’ lo stato di equanimita’ e ci conduce verso la liberta’ in ogni momento. Percepire le cose come sono, vedere il mutare della natura, l’impermanenza, il flusso costante degli eventi piacevoli e dolorosi fuori dal nostro controllo.

L’equanimita’ e’ l’ultimo Brahma-Vihara, e concede quell’equilibrio necessario per la gentilezza amorevole, la compassione, la gioia compartecipe.

I propositi e le ragioni che sorgono alle nostre parole e azioni pintano dei semi intorno: Propositi di un certo genere porteranno inevitabilmente frutti dello stesso tipo; questa e’ una legge infallibile della natura. Se intenzioni sane, come la gentilezza amorevole, la compassione, l’onesta’ e il rispetto per la vita e la proprieta’ degli altri, si concretizzano in azioni, presto o tardi ci porteranno i frutti della felicita’. Intenzioni corrotte, coam l’odio, la crudelta’, la finzione, ci porteranno i frutti della sofferenza, se le concretizziamo in parole ed atti.

Non c’e’ azione senza conseguenze.

Quando compiamo una azione, essa non scompare ne svanisce; quel che facciamo oggi avra’ conseguenze che inevitabilmente sperimenteremo, subito o piu’ in la’.

Raccogliamo cio’ che seminiamo; allo stesso modo, il karma e’ il grembo dal quale tutti proveniamo, e ogni cosa che ci capita in qualche modo fa parte di noi. Sono i propositi che spingono le nostre parole e azioni a determinare la felicita’ o l’infelicita’, e non i nostri desideri o i desideri espressi da altri. Il karma mette in luce la responsabilita’ personale e le connessioni reciproche.

L’equanimita’ rafforza la fermezza, la lealta’, l’onesta’, la sincerita’, la risolutezza, la calma, il potere della fiducia, la capacita’ di credere nelle nostre azioni e nel nostro modo di essere.

Spesso l’equanimita’ puo’ essere confusa con l’indifferenza: in realta’ non e’ la stessa cosa perche’ mentre l’equanimita’ e’ la tranquilla sicurezza dell’imparzialita’, l’indifferenza riposa su un intimo e astioso ritirarsi, che altro non e’ che un tipo di avversione.

Essere capaci di accettare le cose cosi’ come sono e’ uno stato di pace, significa sentirsi a casa nella propria vita. Comprendiamo che l’universo e’ troppo grande per aggrapparcisi, ma e’ della misura perfetta per lasciarlo andare. Il cuore e la mente possono raggiungere quella grandezza e noi possiamo lasciar andare: questo e’ il dono dell’equanimita’.

 

Questo ho ascoltato dal Maestro Corrado Pensa

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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