Considerazioni sulla pratica di meditazione

 

La parola “meditazione” per alcuni evoca un modo di pensare, di concentrarsi su qualcosa al fine produrre qualcosa. Sennonchè, questa idea di meditazione basata sul pensare, sullo speculare, sull’immaginare, non e’  l’idea giusta.

Meditazione non è nemmeno “autoipnosi”. Certe persone pensano che chi medita si autoipnotizzi oppure venga ipnotizzato da insegnanti o maestri. Anche questo concetto è sbagliato, poichè nella vera meditazione la persona è pienamente consapevole di ciò che succede.

L’IO gradualmente si attenua, e sparisce; la meditazione non è, quindi, una attività concentrata sulla autofascinazione, ma piuttosto un modo di aprirsi e di svegliarsi a tutto. Nella nostra vita possiamo accorgerci che tendiamo a chiuderci attraverso le nostre idee, le nostre credenze, i nostri ideali, le nostre abitudini di pensiero: la meditazione opera in direzione contraria, di quella che è la chiusura, o autoindulgenza, o anche automortificazione. Allorchè si è consapevoli e completamente attenti a quello che accade dentro e fuori se stessi, sorge chiarezza, vigilanza e comprensione.

E’ importante che chiunque desideri sviluppare la meditazione sia libero dal desiderio di esperienza.

Le esperienze sorgeranno, ma la meditazione è la via della “consapevolezza” cioè del rimanere liberi e indipendenti.

La libertà è l’unico scopo della meditazione.

Di fatto un po’ di libertà è necessaria fin dall’inizio, ma come esseri umani che non siamo liberi: abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti all’inizio; e dunque usiamo un metodo, ma dobbiamo anche capire che queste cose ( il metodo e cose simili ) sono soltanto fattori d’aiuto.

La meditazione è una cosa molto semplice, ma tutti noi sottovalutiamo la semplicità e creiamo complicazioni e complessità.

La semplicità non è facile da comprendere perchè è profonda. Apprezziamo una vita semplice, ma non è poi tanto facile realmente condurre una vita semplice.

Occorre “sapere” che cosa è una vita semplice e quindi viverla. Ha a che fare con la semplicità interiore che significa “libertà dal condizionamento”. Dobbiamo chiederci se siamo liberi interiormente o se invece siamo catturati e invischiati in idee, sentimenti, esperienze. La conoscenza e gli atteggiamenti mentali diventano una autorità interna e ne siamo interiormente dominati e governati. Esternamente  possiamo dire che siamo contro l’autorità sia essa politica, sociale o personale, ma dovremmo guardare dentro noi stessi e veder se per caso siamo schiavi di una autorità molto più sottile e vedere cosa è.

Nel cercare il significato per la meditazione dobbiamo domandarci se siamo sufficientemente interessati a fare la meditazione, a sperimentarla per noi stessi.

La tendenza, in Occidente, è chiedere la convinzione in qualche cosa prima di cominciarla; tuttavia anche se noi diventassimo completamente convinti intellettualmente, questa convinzione potrebbe rimane nella testa e non entrare nel cuore, cosicchè la pratica non comincia mai. Ci piace leggere, parlare, ascoltare intorno al soggetto della meditazione, ma abitualmente queste sono idee sulla meditazione, ma non è la meditazione.

La vera meditazione deve essere praticata, vissuta e portata nella vita, altrimenti non viene veramente compresa.

La prima cosa di cui diventare consapevoli è che la nostra attuale relazione con la vita involve in indifferenza, difficoltà e oscurità, perchè le nostre menti sono ricoperte dall’ignoranza della verità. E’ soltanto in virtù della graduale realizzazione di questo stato di cose che possiamo scoprire che cosa c’è aldilà di tutto questo stato disturbante e caotico che ci troviamo davanti.

Senza l’esperienza in prima persona di tutto ciò che è dentro di noi non può esserci reale ricerca dell’incondizionato: così anzitutto portiamo l’attenzione su quello che succede dentro di noi, su ciò che stiamo sperimentando e ciò che diventiamo di momento in momento. Questa conoscenza non può essere tirata fuori dai libri o dalle persone dotte perchè il materiale è dentro di noi, continuamente cangiante che appare e scompare. In questo modo possiamo scoprire il nostro condizionamento e scoprire cosa siamo sebbene può essere difficile perchè tendiamo a scappare da ciò che realmente siamo.

Dobbiamo cominciare da noi stessi.

 La meditazione è un modo di vita, cioè deve essere vissuta.

Può essere portata dentro il cuore della nostra vita, ma in quanto esseri umani non possiamo fare ciò improvvisamente e direttamente. Abbiamo bisogno di essere addestrati, di essere assistiti, da persone che possano guidarci e darci istruzioni. Anche così comunque il lavoro della pratica deve essere fatto da ciascuno di noi.

Un insegnante non può rivelare la verità o non può raggiungere la liberazione per noi. Può essere solo un buon amico che ci aiuta quando non comprendiamo come procedere o a superare le difficoltà che sorgono, o incoraggiarci a non desistere nei nostri sforzi.

Il Buddha sottolineò il maniera molto chiara che i maestri indicano soltanto la via mentre il lavoro deve essere fatto da ognuno di noi.

Il fattore più importante nella meditazione è la libertà: questo è veramente il punto centrale. Siamo liberi o siamo costantemente portati via da qualche altra cosa? Fin quando rimarremo legati alla coscienza di noi stessi come esseri che hanno bisogno di possedere cose o persone, supporto, piacere, approvazione, la pura coscienza rimarrà limitata e ristretta. Laddove c’è l’IO-MIO c’è giudizio, orgoglio personale, aggressività, perdita, noia e paura. Se la radice di queste cose viene gradualmente risolta allora elementi positivi fluiscono dentro di noi naturalmente, come la gentilezza e la tenerezza, generate senza sforzo quando cominciamo ad essere liberi.

Non dobbiamo aspettarci la libertà totale rapidamente ma piuttosto una liberazione graduale dalla stretta delle idee e dei concetti, specialmente dell’idea del DIO.

La mente tende a pensare in termini di fini, di punti terminali; ma il lavoro di liberazione è un processo da continuare costantemente con pazienza. Un processo nel quale ci possono essere lampi di una liberazione senza tempo nella stessa nostra vita. Allora in questa libertà c’è vita, indipendenza, tranquillità, comprensione. Infine questa libertà non può essere data e non può essere afferrata: può essere realizzata come una cosa fresca, ma non può essere posseduta permanentemente; può cadere e rompersi nella distrazione della vita ma non è mai completamente perduta e ritorna se la consapevolezza è sviluppata.

La consapevolezza matura non è soggetta allo spazio ed al tempo.

La meditazione in questa nuova età sostanzialmente non è diversa a quelle delle epoche precedenti.

E proprio questa è la bellezza della meditazione.

 

( Questo è quanto ho ascoltato dal Maestro Corrado Pensa )

Ogni bene, Sudhammo

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