Compassione secondo Fred Von Allmen

Dall’intensivo con Fred Von Allmen ( maggio 1997 )

Il secondo Brahma-Vihara e’ la compassione o karuna.

E’ esattamente lo stesso atteggiamento del quale abbiamo gia’ parlato descrivendo la pratica di metta; la differenza sta nel fatto che l’attenzione e’ rivolta verso la sofferenza degli esseri, noi stessi e tutti gli altri.

Piu’ che il desiderio dell’augurio per la loro felicita’, qui si parla di liberarsi dalla sofferenza, cioe’ ci si focalizza sulla sofferenza ma l’augurio e’ di trovare la liberazione dalla sofferenza. Questa annotazione e’ importante in quanto il rischio sarebbe di essere trascinati in un’altra direzione se focalizzassimo la sola sofferenza.

Le frasi che si usano nella pratica di karuna sono:

che tu possa essere libero…

  • da sofferenza,
  • dal dolore,
  • dal tormento,
  • dal cordoglio.

La compassione e’ definita come il palpito del cuore quando e’ in contatto con la sofferenza, come quell’entita’ che non sopporta la sofferenza degli altri, e fa tutto il possibile per alleviarla.

Il monaco zen Riocan coglie questo sentimento quando dice: “Che la mia veste monastica possa mettere al riparo tutti gli esseri che soffrono su questo mondo”.

La compassione come risposta naturale allorche’ il cuore e’ toccato dalla sofferenza.

I nemici opposti sono la violenza, la distruttivita’, la crudelta’, in quanto compassione significa non-violenza, non-crudelta’.

I nemici vicini della compassione si manifestano quando il cuore si chiude alla sofferenza; questo succede molto spesso quando notiamo stati di sofferenza dentro di noi o nei vicini e ci chiudiamo senza voler entrare in contatti con essi. La nostra sofferenza si rivela quando sentiamo una certa pena per noi stessi, autocompatimento, o stati di colpa per mancanza di compassione.

Prenderci il rischio di aprirci alla sofferenza degli altri: tutte le volte che il cuore e’ aperto alla sofferenza la risposta naturale e’ la compassione. In quei momenti non ci deve essere uno sforzo a cercare, a fare la cosa giusta, ma facciamo cio’ che ci va di fare, cio’ che la situazione richiede, cosi’ come va da sola senza forzature.

Come disse il maestro indiano Hatisha: “Coloro che seriamente intendono guarire le ferite degli altri sono persone eccellenti perche’ hanno toccato e capito la sofferenza dentro se stessi”.

Entrare in contatto con la sofferenza non e’ solo utile per entrare in contatto con l’equanimita’, ma sevre anche allo sviluppo della compassione.

Questo ho ascoltato dal Maestro Fred Von Allmen

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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