Invidia

Quando si parla di “mudita” – la gioia compartecipe – si indica la capacita’ di gioire per la gioia altrui.

Prima dobbiamo saper gioire della nostra gioia; non e’ da rimandare a dopo. Se non sappiamo gioire della nostra gioia sara’ difficile farlo di quella altrui.

Se non gioiamo per quello che di buono ci capita ci sentiremo mancanti di qualcosa che ci sfugge, e di conseguenza quando vedremo la gioia altrui ci provochera’ reazioni di competizione, di gelosia, di invidia, di chiusura.

Se cominciamo ad entrare in contatto con il piacevole ed a gustare di piu’ quello che ci capita, diventa realisticamente possibile accendersi verso cio’ che di piacevole capita ad un altro.

Non solo diventa possibile, ma diventa una prospettiva nuova che ci colpisce perche’ moltiplica le possibilita’ positive.

Questo vasto territorio che credevamo non ci riguardasse – i piaceri, le fortune, le gioie altrui – diventa un qualcosa che ci coinvolge in modo positivo, diventa una energia della quale possiamo attingere beneficio.

Non e’ facile.

Entrare in contatto con un nostro momento piacevole, saperci entrare, imparare ad entrarci, rende piu’ facile entrare in un momento piacevole di un altro. Non e’ una condizione imprescindibile, ma e’ piu’ facile se sappiamo soffermarci sulla gioia di un altro senza viverla come contro di noi con invidia, con chiusura.

Se impariamo a stare a nostro agio con quello che ci succede, siano essi disagi o gioie, comincia ad esserci piu’ maturita’ per quella manovra che diventa naturale che e’ gioire per la gioia dell’altro: pero’ se siamo un po’ storti, come spesso ci capita di essere, cio’ non ci appare naturale, anzi ci sembra naturale il disinteresse o l’invidia.

Io sono felice… che bello e’ felice anche lui.

Io sono infelice… e lui invece e’ felice… che cosa avrai per essere felice…

Quest’ultimo lo viviamo come un qualcosa che ci viene portato via.

Chiunque abbia studiato l’invidia e’ arrivato alla stessa conclusione: e’ tanto, ma tanto diffusa.

Quello che succede e’ che possiamo non riconoscerlo, solo per il fatto che ce ne vergogniamo; “invidioso io? Nooo…”

Ma e’ molto facile che ci sia.

Mudita e’ la scomparsa di tutto questo, e’ la scomparsa delle forme di invidia.

Mudita e’ la semplificazione della gioia: sono contento e tu gioisci con me; sei contento e gioisco con  te.

C’e’ bisogno di questa semplificazione, altrimenti scatta come un meccanismo il disagio, l’avversione, l’invidia.

Lo spirito di emulazione… non e’ altro che una forma sottile di invidia.

Per esempio: sentiamo l’invidia, e’ difficile, se non c’e’ un certo addestramento, trovare la voglia di entrare in contatto con il movimento dell’invidia. La sentiamo e purtroppo sorvoliamo. La pratica e’ fermarsi di fronte alla nostra invidia. Non fare riflessioni aggiunte, ma sentirla: non e’ facile perche’ ne sentiamo la colpa di averla, come un movimento che come una lente di ingrandimento ci mette a contatto con l’invidia una parte di noi non lo vuole. Rappresenta una frontiera cruciale della pratica.

Possiamo fermarci ed osservarla, oppure la scanziamo come una cosa indegna… questa ultima scelta ha come risultato la proliferazione e l’indurimento dell’invidia stessa.

Osservare le piccole invidie, e col tempo impareremo ad osservare tranquillamente le grandi forme di invidia.

Questo ho ascoltato dal Maestro Corrado Pensa

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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