Buddhismo nel quotidiano

Secondo il buddhismo, per conseguire il Risveglio bisogna innanzitutto liberarsi dai veleni mentali, cominciando dai più grossolani. Per questo alcune persone preferiscono prendere i voti della vita monastica, dedicata alla rinuncia delle cose mondane di tutti i giorni. Sul piano pratico i voti monastici liberano da una parte dei legami. Le monache e i monaci che possono staccarsi dalla vita mondana non devono preoccuparsi dell’opinione degli altri. Si vestono con poca spesa e i loro bisogni materiali si riducono al minimo.

Quando si è laici, invece, si è prigionieri, che lo si voglia o no, di un certo numero di preoccupazioni sociali. Prima tra tutte quelle verso quell’aggregato che si chiama famiglia. Le nostre spese sono molto più ingenti che se fossimo soli; e più si spende e più si deve lavorare, calcolare e progettare. Più si lavora e si fanno progetti, più ci si imbatte in forze avverse e più si è tentati di intraprendere delle azioni che danneggiano gli altri. In questo ambiente ci si trova –ogni giorno- a dover fare cose che sono essenziali per la propria esistenza e per quella delle persone che ci sono accanto.

Ben diversa è la vita monastica, dove non esistono responsabilità verso altri –almeno non dirette- e dove si deve solo badare alla propria crescita interiore. I monaci, però, sono in quantità molto inferiore dei laici…  e noi ci troviamo in questo secondo insieme, naviganti nel samsara…

Come viviamo il Buddhismo quotidianamente?

Come viviamo il “Buddhismo del quotidiano”?

La nostra vita laica è coerente con il Dhamma?

Riusciamo ad essere presenti e consapevoli degli scostamenti? 

Quali mezzi abili utilizziamo per ridurre il gap tra il Buddhismo del quotidiano ed il Dhamma?

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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