Ai giovani

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Sia che accada nelle nostre scuole di rifugiati o per caso, durante le mie visite in India o all’estero, mi fa sempre piacere incontrare dei giovani.

Sono diretti e sinceri, hanno uno spirito più aperto e flessibile di quello degli adulti.

Quando vedo un bambino, la prima cosa cui penso in cuor mio è che si tratta del mio bambino o di un amico di antica data del quale devo prendermi cura con amore.

Con i bambini la cosa più importante da fare è di assicurarsi che la loro educazione, nel senso più ampio del termine cioè l’acquisizione di conoscenze, ma anche lo sviluppo delle qualità umane fondamentali, sia completa. È durante l’infanzia che si gettano le basi della vita.

Il modo di pensare che si acquisisce in questi anni cruciali avrà una influenza profonda sul corso della nostra esistenza, proprio come il cibo e l’igiene fisica avranno un effetto sul nostro futuro stato di salute.

Sei giovani non si impegnano con tutte le proprie forze nello studio, per loro sarà difficile in seguito colmare questa lacuna. Ho potuto constatarlo di persona.

Mi è accaduto a volte di non interessarmi di quello che studiavo e di allentare i miei sforzi. In seguito non ho mai cessato di rimpiangerlo. Mi dico sempre che a quell’epoca ho fallito in qualche cosa.

Sulla base di tale esperienza, consiglio ai giovani di considerare il periodo degli studi una fase cruciale della loro esistenza. Inoltre, bisogna imparare sin dall’infanzia a comprendersi e ad aiutarsi l’un l’altro.

I piccoli litigi e i conflitti sono inevitabili, ma l’importante è abituarsi a metterci una pietra sopra, a non serbare mai rancore. Talvolta si crede che i bambini non pensino ad argomenti seri come la morte. Ma quando sento le domande che fanno, mi rendo conto che riflettono spesso su problemi gravi, in particolare su ciò che accade dopo questa vita.

Durante l’infanzia sboccia l’intelligenza, lo spirito trabocca di interrogativi. Questo intenso desiderio di conoscenza è essenziale per il nostro sviluppo. Più ci interessiamo al mondo e cerchiamo il perché e il come delle cose, più la nostra coscienza diventa lucida e si sviluppa il nostro spirito di iniziativa.

C’è un altro punto che mi sembra essenziale. Nella nostra società moderna abbiamo la tendenza a disinteressarci di quelle che io definisco le qualità umane naturali: bontà, compassione, spirito di collaborazione, capacità di perdonare. Nell’infanzia si lega facilmente. Si ride una volta insieme e si è subito amici. Non ci si chiede che mestiere fa l’altro o a che razza appartiene. L’importante è che sia un essere umano come noi, e che nasca un rapporto.

A mano a mano che si cresce, si attribuisce sempre meno importanza all’affetto, all’amicizia o alla collaborazione reciproca. Diventano essenziali la razza, la religione o il paese da cui si proviene. Si dimenticano le cose più importanti, e si dà rilievo alle più irrilevanti.

Per questo a chi arriva all’età di quindici, sedici anni, chiedo di non lasciar svanire la freschezza dello spirito infantile, ma di darle sempre molto spazio.

Riflettete spesso su ciò che caratterizza interiormente un essere umano, e approfittatene per acquisire una fiducia incrollabile nella vostra natura, per trovare la sicurezza dentro di voi.

È importante rendersi conto abbastanza presto che la vita umana non è una questione semplice. Per viverla bene e non scoraggiarsi quando sorgono problemi è indispensabile acquisire una forza interiore.

Al giorno d’oggi si attribuisce grande valore all’ndividualismo, al diritto di ciascuno di pensare con la propria testa, senza conformarsi ai valori imposti dalla società o dalla tradizione. È una buona cosa. D’altra parte però ci si alimenta unicamente di informazioni che provengono dall’esterno tramite i media, soprattutto la televisione. Diventano i nostri soli punti di riferimento, le nostre uniche fonti di ispirazione.

Questa eccessiva dipendenza ci rende incapaci di camminare con le nostre gambe, di basarci sulle nostre qualità personali, di avere fiducia nella nostra vera natura. Ma la fiducia in se stessi e la capacità di camminare con le proprie gambe secondo me sono essenziali per fare della nostra vita un successo.

Non parlo di una stupida sicurezza, ma della coscienza del nostro potenziale interiore, della certezza di essere sempre in grado di correggerci, migliorarci, arricchirci, poiché nulla è mai perduto.

I temi preferiti dei media sono i furti, i crimini, gli atti motivati dall’avidità e dall’odio. Tuttavia non si può dire che nel mondo non accada niente di nobile, niente che scaturisca dalle nostre qualità umane. Non c’è forse chi si prende cura dei malati, degli orfani, degli anziani, degli handicappati, senza aspirare al profitto, chi agisce per amore degli altri? In realtà sono in molti, ma abbiamo preso l’abitudine di pensare che sia normale.

Sono convinto che per natura, in fondo a noi stessi non proviamo piacere a uccidere, compiere violenze, mentire o commettere altri atti negativi e che tutti siamo capaci di amore e di compassione.

Constatiamo fino a che punto l’affetto spontaneo svolga un ruolo cruciale nella nostra vita fin dalla nascita. Senza di esso saremmo già morti da molto tempo.

Osserviamo come ci sentiamo bene quando siamo circondati dall’amore degli altri, quando proviamo amore noi stessi, e come al contrario stiamo male dentro la nostra pelle quando ci invadono la collera o l’odio.

I pensieri e gli atti d’amore sono palesemente proficui per la nostra salute mentale e fisica. Sono conformi alla nostra vera natura.

Invece gli atti violenti, crudeli, dettati dall’odio, ci sorprendono. È per questo che sentiamo il bisogno di parlarne e che le prime pagine dei giornali ne sono piene.

Il problema è che a poco a poco, insidiosamente, arriviamo a pensare che la natura umana sia malvagia.

Un giorno forse ci diremo che per l’uomo non c’è più alcuna speranza.

Ritengo dunque essenziale dire ai giovani: riconoscete le qualità umane che sono naturalmente presenti in voi. Edificate su di esse una sicurezza incrollabile e imparate a camminare con le vostre gambe!

Certi giovani affrontano la vita senza sapere che cosa vogliono.

Intraprendono una professione, non la trovano di proprio gusto, la lasciano, ne intraprendono un’altra, la lasciano di nuovo e finiscono per abbandonare tutto dicendosi che niente li ispira.

Se vi trovate in questa situazione rendetevi conto che nessuna vita è priva di difficoltà. Non sperate che tutto vi riesca d’un tratto, e che i problemi svaniscano per miracolo.

Quando cercate un lavoro dopo aver compiuto degli studi, cercatelo in funzione della vostra natura, delle vostre cognizioni, capacità e interessi, magari della vostra famiglia, degli amici o delle persone cui siete legati.

Forse è assennato imparare un mestiere che altri già esercitano intorno a voi.

Beneficerete dei loro consigli e della loro esperienza.

Tenete conto di tutti i criteri, esaminate le possibilità che corrispondono meglio alla vostra situazione e operate una scelta. Quando l’avete fatta, seguitela. Anche se vi imbattete in problemi, siate determinati nel superarli. Abbiate fiducia in voi stessi, mobilitate tutta la vostra energia.

Se considerate le svariate professioni che vi si offrono come dei piatti da assaggiare uno dopo l’altro con la punta di un dito, avrete poche possibilità di riuscita. Ditevi che un giorno o l’altro si deve prendere una decisione e che niente in questo mondo è del tutto privo di inconvenienti.

Talvolta penso che ci comportiamo come bambini viziati. Quando siamo molto piccoli dipendiamo completamente dai nostri genitori. Poi andiamo a scuola, ci danno un’istruzione, ci nutrono, ci vestono e tutto il peso dei nostri problemi continua a scaricarsi sugli altri. Quando infine arriva il momento in cui siamo capaci di farci carico della nostra esistenza, di portare il nostro fardello, ci immaginiamo che tutto avverrà facilmente!

Tale atteggiamento è in contraddizione con la realtà. In questo mondo tutti gli esseri, senza eccezione, incontrano delle difficoltà.

 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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