Agli adulti

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La riflessione precedente si applica parimenti a coloro che entrano nella vita adulta, quando cominciano a lavorare o si creano una famiglia.

La nostra professione è il sistema per guadagnarci da vivere, ma è anche il contributo che diamo alla società da cui dipendiamo.
Del resto tra la società e noi c’è un condizionamento reciproco.
Se la società prospera noi ne traiamo vantaggio, se invece va male noi ne soffriamo.
La nostra comunità esercita a sua volta un’influenza su quanti ci circondano, e in ultima analisi su tutta l’umanità.
Se gli abitanti della regione in cui vivete prosperano dal punto di vista economico, tale prosperità avrà senza dubbio un effetto favorevole su tutto il paese.
L’economia della Francia è a sua volta legata a quella dell’Europa, e quella dell’Europa a quella del mondo.

Le nostre società moderne dipendono strettamente le une dalle altre, il comportamento di ciascuna influisce su quello di tutte. Penso che sia assolutamente necessario prenderne coscienza.

Quando affermo che la salute della società si ripercuote naturalmente su ciascuno di noi, non ìntendo sostenere che si debba sacrificare il proprio benessere personale a quello del gruppo. Dico soltanto che le due cose sono inscindibili.
Al giorno d’oggi pensiamo che il destino della società e quello dell’individuo siano elementi distinti.

È l’individuo che ha importanza e non la comunità.

Se si allarga un po’ il proprio campo visivo, ci si accorge che nel lungo termine questo atteggiamento è insensato. Inoltre, come abbiamo notato, la felicità o l’infelicità degli esseri umani non si basano unicamente sulla soddisfazione dei sensi. Hanno anche, e soprattutto, una componente mentale. Non dimentichiamolo. Non pensiamo che sia un dettaglio trascurabile.
Se avete una bella casa ben arredata, un’automobile di lusso in garage, dei soldi in banca, un’alta posizione sociale e il riconoscimento degli altri, non per questo è garantito che siate felici. E anche se diventaste miliardari, trovereste la felicità automaticamente? Possiamo dubitarne.
Il piacere profondo suscitato da un dipinto o da un brano musicale dimostra il ruolo essenziale della soddisfazione interiore per gli esseri umani, in contrapposizione ai piaceri più rozzi dei sensi o al possesso di oggetti materiali.
Ciò nondimeno tale soddisfazione si basa in larga parte sulle percezioni dell’udito o della vista, e quindi può procurare soltanto un benessere temporaneo, nella sostanza non diverso da quello suscitato da una droga.
All’uscita dal museo o dal concerto, il piacere artistico cessa per lasciare il posto al desiderio di rinnovarlo. Non si raggiunge mai la vera felicità interiore.
L’essenziale è l’appagamento interiore. Non rinunciate alle necessità più elementari. Tutti abbiamo Diritto al minimo. Ne sentiamo tutti il bisogno, e dobbiamo fare in modo di ottenerlo. Se per questo occorre contestare, contestiamo. Se bisogna scioperare, scioperiamo.
Ma non cadiamo in atteggiamenti estremi. Se dentro di noi non siamo mai soddisfatti e vogliamo sempre di più, non saremo felici, ci mancherà perennemente qualcosa. La felicità interiore non è soggetta alle circostanze materiali o all’appagamento dei sensi. Scaturisce dal nostro spirito. Riconoscere l’importanza di questo tipo di felicità è fondamentale. 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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