A chi ha una vita familiare

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La famiglia è la cellula fondamentale della società.
Se vi regnano la pace e i valori umani, al suo interno la vita è felice e senza tensioni, non solo per i genitori, ma anche per i loro figli, i nipoti e forse le generazioni successive.

Se i genitori hanno una fede religiosa, per i loro figli sarà naturale interessarsene.
Se sono educati nel parlare e tengono un comportamento morale, si amano e si rispettano l’un l’altro, aiutano quelli che hanno bisogno e si preoccupano del mondo che li circonda, molto probabilmente i loro figli faranno la stessa cosa e si comporteranno anch’essi da persone responsabili.
Invece se il padre e la madre litigano e si insultano continuamente, se fanno tutto quello che passa loro per la testa e non rispettano gli altri, non solo non potranno mai essere felici, ma i loro figli ne subiranno irrimediabilmente l’influenza.

In quanto buddhista dico spesso ai tibetani che se c’è un ambiente in cui devono fare uno sforzo per ristabilire e sviluppare i precetti del Buddha è proprio la famiglia.
È lì che i genitori devono manifestare la propria fede, educare i figli, trasformarsi in vere guide spirituali.
Non devono accontentarsi di mostrare delle immagini dicendo loro che rappresentano questa o quest’altra divinità, ma devono dare maggiori spiegazioni: questa rappresenta la compassione, quella la saggezza suprema, e via di seguito.
Più i genitori conosceranno davvero i precetti del Buddha, più eserciteranno un’influenza positiva sui loro figli. Questo vale ovviamente anche per altre tradizioni spirituali o religiose.

Una famiglia ne influenzerà un’altra, poi un’altra ancora, poi dieci, cento, mille, e tutta la società ne trarrà vantaggio.
La nostra società moderna senza dubbio non è molto sana.
Ma poiché alcuni affermano che la gente non rispetta più niente, mentre nelle società poco industrializzate ci si comporta in modo più responsabile, è meglio sfumare un po’ questo giudizio.
Le regioni indiane dell’Himalaya, per esempio, sono difficili da raggiungere e ancora poco influenzate dalla tecnologia moderna.
È vero che in esse si commettono pochi furti e omicidi e che la gente si accontenta di quello che ha. Esistono persino dei luoghi in cui per tradizione si lascia la porta aperta quando si esce, affinché gli eventuali visitatori possano entrare e riprendersi mentre aspettano l’arrivo del padrone di casa.
In compenso, nelle grandi città come Delhi i crimini sono frequenti, la gente non è mai contenta del proprio destino e ha innumerevoli problemi. Ma secondo me si ha torto a servirsi di questo confronto per affermare che lo sviluppo economico non è auspicabile e che bisogna tornare indietro.

La concordia e il rispetto per gli altri che si riscontrano nelle società tradizionali sono spesso dettati da imperativi di sopravvivenza, e dall’appagamento derivante dalla temporanea ignoranza di altri modi in cui si può vivere: chiedete ai nomadi tibetani se non vorrebbero poter proteggersi meglio dal freddo d’inverno, avere sistemi per riscaldarsi che non anneriscano le loro tende e tutto quello che contengono, ricevere cure migliori quando sono malati e vedere alla televisione quello che succede dall’altra parte del mondo.
Conosco in anticipo la loro risposta.

Il progresso economico e tecnologico è auspicabile e necessario.
Consegue da molti fattori la cui complessità ci sfugge, e sarebbe ingenuo credere che interrompendolo d’un tratto si risolverebbero tutti i problemi.
Ma senza dubbio non va realizzato in modo casuale.
Deve essere accompagnato dallo sviluppo dei valori umani. Il nostro dovere come esseri umani è di realizzare al contempo entrambe tali finalità. In questo sta la chiave del nostro futuro.
Una società in cui coesistono lo sviluppo materiale e il progresso dello spirito è una società che può veramente essere felice. Come si fa ad arrivarci? Non penso che sia possibile riuscirci costruendo bei templi o bei monasteri. E nemmeno solo grazie alla scuola. È la famiglia che deve svolgere il ruolo fondamentale.

Se nelle famiglie regna davvero la pace, se in esse non si conseguono soltanto delle conoscenze ma autentici valori morali, se al loro interno si impara a vivere in modo retto e altruista, diventa possibile edificare il resto della società. Secondo me la famiglia ha una responsabilità immensa.
L’essenziale è che i figli sboccino davvero, sviluppino le loro qualità umane essenziali, che abbiano un comportamento nobile, che maturino la forza d’animo per aiutarsi reciprocamente, si sentano coinvolti da quanto li circonda e costituiscano un esempio per gli altri.
In seguito tali figli faranno bene il loro lavoro e saranno in condizione di istruire la generazione successiva.
Anche se diventeranno vecchi professori con gli occhiali spessi, avranno ancora le buone abitudini dei loro anni giovanili! In questo credo.
Perché una famiglia possa realizzare con successo tale compito, bisogna che in principio l’uomo e la donna non si uniscano soltanto per attaccamento alla bellezza fisica dell’altro, al timbro della voce o ad altri aspetti esteriori. Devono imparare innanzitutto a conoscersi bene.
Quindi se ciascuno scopre nell’altro un certo numero di qualità ed entrambi provano amore reciproco, tale amore sarà accompagnato dal rispetto e dalla considerazione, e la loro unione avrà ottime possibilità di essere felice e duratura.

Se invece sono legati soltanto dal desiderio, dall’attrazione sessuale, simile a quella provata per una prostituta, senza conoscere il carattere dell’altro e nutrire rispetto nei suoi confronti, si ameranno fino a quando il loro desiderio resterà intenso.
Ma con l’affievolirsi dell’eccitazione per la novità, se l’amore non é accompagnato da una stima profonda e reciproca, vivere felici insieme diventa difficile. Questo tipo d’amore è cieco. Dopo un certo tempo spesso si trasforma nel suo opposto. Se la coppia ha dei figli, essi rischiano a loro volta di essere privati d’affetto. È molto importante pensarci quando si desidera vivere con qualcuno.

Un giorno a San Francisco ho incontrato un sacerdote cristiano che aiutava i giovani a sposarsi. Diceva a tutti che dovevano innanzitutto imparare a conoscere molti ragazzi o ragazze, e scegliere soltanto dopo. Basandosi su un unico incontro, rischiavano di farsi delle illusioni. Mi è parso molto giusto.
Non dovete dimenticare neppure che, dal momento in cui ci si sposa, si è in due. Anche quando siamo soli, i nostri pensieri della sera talvolta sono in contraddizione con quelli del mattino. Inutile dire che in due le divergenze d’opinione possono insorgere in qualsiasi momento. Ma se l’uno o l’altro si preoccupa esclusivamente delle proprie idee, senza prendere in considerazione quelle del suo coniuge, la coppia non può funzionare.

Dal momento in cui viviamo con qualcun altro, dobbiamo trattarlo con affetto e dimostrare sempre attenzione per quello che pensa. Ciascuno dei due deve inoltre assumersi la propria parte di responsabilità qualsiasi cosa accada. La vita di coppia non può riguardare soltanto uno. L’uomo deve soddisfare la donna, e la donna l’uomo.
Se nessuno dei due fa quello che l’altro desidera, l’unico risultato possibile è la discordia, e poi la separazione. Fino a quando non ci sono figli non è una catastrofe: ci si rivede in tribunale, si compilano dei moduli, si spreca soltanto della carta. Se invece ci sono dei figli, essi avvertiranno per tutta la vita un doloroso senso di malessere.

Molte coppie si separano. Talvolta hanno buone ragioni, ma secondo me sarebbe meglio che prima facessero tutto il possibile per continuare a vivere felici insieme. Certo, questo richiede molti sforzi e molta riflessione. Se la separazione è inevitabile, è essenziale agire con dolcezza, senza fare del male a nessuno.
Quindi se decidete di vivere con qualcun altro, rifletteteci a fondo e non abbiate fretta. Quando vivete insieme, riflettete sulle responsabilità create dalla vita comune. Una famiglia è una cosa seria. Fate di tutto per renderla felice, provvedere alle sue necessità, educare i figli e assicurare loro la felicità futura.
Privilegiate la qualità rispetto alla quantità. Questa regola si applica a tutte le situazioni della vita. In un monastero è preferibile avere pochi monaci ma seri. In una scuola l’importante non è avere un gran numero di studenti, ma istruirli bene. In una famiglia il punto essenziale non è avere molti figli, ma avere figli sani e bene educati.

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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