Ai singoli

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Ci sono singoli di tutti i generi. Ci sono i religiosi che hanno fatto voto di castità e i laici che non vivono in coppia; i singoli per scelta e quelli che lo sono loro malgrado; i singoli felici e coloro che vivono male la propria condizione.

La vita di coppia offre dei vantaggi, ma genera anche la sua parte di problemi. Bisogna dedicare molto tempo al proprio coniuge, ai figli quando se ne hanno, restare loro accanto, fare fronte a spese più ingenti, lavorare di più, mantenere rapporti con un’altra famiglia eccetera.

Coloro che vivono soli di solito hanno una vita più semplice. Devono riempire soltanto uno stomaco, hanno meno responsabilità e sono liberi di fare quello che vogliono. Se cercano o seguono una via spirituale possono andare ovunque li porti la loro esigenza di ricerca. Hanno bisogno soltanto di una valigia e possono fermarsi dove vogliono per tutto il tempo di cui hanno bisogno. Può essere proficuo scegliere di vivere da soli, in quanto permette di dedicarsi con maggiore libertà ed efficacia a quello che si desidera fare. Una soluzione che assume tutto il suo senso nell’ambito della vita religiosa, di cui parlerò dopo.

Certo tutto questo si applica ai singoli per scelta.

Alcuni uomini restano soli nonostante il loro desiderio disperato di trovare una moglie. Alcune donne muoiono dalla voglia di incontrare l’uomo della loro vita, ma non riescono a realizzare il proprio sogno. Talvolta il problema deriva dal fatto che le persone sono troppo concentrate su se stesse e troppo esigenti nei confronti degli altri. Se a poco a poco adottano l’atteggiamento inverso e si aprono agli altri, dando al contempo meno importanza ai propri problemi, provocheranno naturalmente una reazione positiva da parte di coloro con cui hanno a che fare.

Altrimenti che dire loro? Di truccarsi di più se sono donne? Di sviluppare di più i muscoli se sono uomini? Sto scherzando…

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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