A chi vive nell’abbondanza

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Quando incontro delle persone ricche, di solito dico loro che, secondo l’insegnamento del Buddha, la ricchezza è un buon segno. È il frutto di un dato merito, la prova che un tempo sono state generose. Ciò nonostante non è sinonimo di felicità. Se lo fosse, più ricco uno è più sarebbe felice.

I ricchi, come individui, non si differenziano dagli altri in nulla di fondamentale. Anche se hanno un’immensa fortuna, non possono mangiare più degli altri, avendo soltanto uno stomaco; e non hanno dita supplementari nelle mani per infilarci degli anelli. Certo possono bere i vini o i liquori più raffinati, più cari, mangiare i piatti più deliziosi.

Purtroppo in questo modo spesso danneggiano la propria salute. Molti di coloro che non sono obbligati a svolgere un lavoro fisico spendono grandi energie facendo ginnastica, per tema di ingrassare o di ammalarsi. Come me, che non vado spesso a fare passeggiate, e devo esercitarmi con la cyclette tutti i giorni. A rifletterci bene, in fondo non vale la pena di essere ricchi se il risultato è questo!

Certo c’è l’eccitante sensazione di dirsi: “Sono ricco!”. È una cosa che infonde energia, perché si proietta nella società un’immagine interessante di sé. Ma vale davvero tutto lo stress connesso all’acquisizione e alla conservazione di un patrimonio?

Spesso ci si butta alle spalle una parte della propria famiglia e della società, si suscitano gelosia e malevolenza negli altri. Si è perennemente inquieti e sulla difensiva.

L’unico vantaggio di essere ricchi, a parer mio, è che si possono aiutare meglio gli altri. Dal punto di vista sociale si svolge un ruolo più importante, si esercita maggiore influenza. Se si hanno buoni pensieri si può fare molto bene. Se invece si è malevoli, si può fare più male.

Dico spesso che siamo responsabili di questa Terra. Se siamo capaci, per esempio grazie alla nostra ricchezza, di fare qualcosa di utile e non facciamo niente, siamo degli incoscienti.

Ogni giorno ci avvaliamo del cibo e di tutti gli agi prodotti o coltivati dagli altri per noi. Dal momento che abbiamo di che vivere, aiutiamo a nostra volta il resto del mondo.

Che cosa c’è di più triste del fatto di passare la vita nel lusso senza contribuire alla felicità di quanti non hanno la nostra stessa fortuna?

Ci sono persone estremamente povere. Alcuni non hanno cibo e alloggio, per non parlare di un’istruzione o delle cure mediche.

Se siamo ricchi e ci interessiamo soltanto di noi stessi, che cosa penseranno quelli che vivono così male? Come possono reagire quelli che lavorano dalla mattina alla sera e guadagnano poco o nulla, quando vedono altri che vivono nell’opulenza senza fare il minimo sforzo? Non diamo loro buone ragioni per essere gelosi e amari? Non li induciamo forse a poco a poco all’odio e alla violenza?

Se avete molto denaro, il modo migliore di utilizzarlo è aiutare i poveri, coloro che soffrono, e in linea generale rendere più felici gli abitanti della Terra portando una soluzione ai loro problemi. Aiutare i poveri non vuol dire semplicemente distribuire denaro. Vuol dire soprattutto permettere loro di istruirsi e curarsi, metterli in condizione di provvedere ai propri bisogni.

Insomma, vivere nell’opulenza esclusivamente per se stessi non serve a niente. Piuttosto che passare la vita a sperperare il vostro denaro in lussi inutili, mettetelo al servizio degli altri.

Se vi dà piacere dilapidare la vostra fortuna o buttare somme enormi al gioco, non c’è senz’altro nulla da dire se il denaro vi appartiene e non fate del male a nessuno, ma vi illudete e buttate via la vostra esistenza.

Se siete ricchi, restate comunque consapevoli che siete esseri umani e che in questo senso non vi distinguete dai poveri: avete bisogno di quella ricchezza che è la felicità interiore, ed è una felicità che non si compra.

In questo momento l’abisso tra quelli che hanno troppo e quelli che non hanno nulla diventa sempre più profondo. Negli ultimi venti anni sono comparsi almeno cinquecento nuovi miliardari in dollari, mentre nel 1982 ce n’erano soltanto dodici. Oltre cento di loro sono originari dell’Asia.

In generale si ritiene che l’Asia sia povera, ma ci sono moltissimi indigenti anche in Europa e in America. Quindi il fenomeno travalica la contrapposizione fra Oriente e Occidente.

Le grandi ideologie come il comunismo hanno totalmente fallito nel tentativo di costringere i ricchi a condividere con gli altri quello che possiedono. Oggi gli uomini devono rendersi conto da soli della necessità di condividere. Certo questo richiede un cambiamento profondo della mentalità, una nuova educazione.

Nel lungo periodo i ricchi non hanno niente da guadagnare lasciando che la situazione mondiale si deteriori. Dovranno proteggersi dal risentimento dei poveri e vivranno sempre di più nella paura, come accade già in alcuni paesi. Una società in cui i ricchi sono troppo ricchi e i poveri troppo poveri genera la violenza, il crimine, la guerra civile. Gli agitatori possono far sollevare senza alcuna difficoltà i diseredati, inducendoli a credere che stanno combattendo per loro. Ne possono derivare guai di tutti i generi.

Se siete ricchi e aiutate i poveri attorno a voi, se grazie a voi sono in migliore salute e hanno la possibilità di sviluppare i propri talenti e le proprie cognizioni, in cambio loro vi ameranno. Anche se siete ricchi vi considereranno loro amici. Saranno soddisfatti, e voi pure. Non ci credete?

Se vi capita una disgrazia vi compatiranno, se invece vi chiudete nel vostro egoismo e non condividete niente vi odieranno e gioiranno delle vostre sofferenze.

Siamo tutti esseri sociali. Quando viviamo in un ambiente amichevole siamo automaticamente più sicuri e più felici.

 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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