Agli uomini e alle donne di legge

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In una società si deve per forza seguire un certo numero di regole.

Coloro che commettono errori o atti dannosi devono essere puniti; coloro che si comportano bene devono essere incoraggiati.

Il buon funzionamento del sistema è possibile soltanto grazie alle leggi e a coloro che le fanno applicare. Se questi ultimi, i custodi della giustizia e dei beni, non sono essi stessi integri, il sistema diventa ingiusto. Non lo si vede forse di frequente in alcuni paesi, in cui i ricchi e i potenti non vengono perseguiti, o vincono facilmente i processi, mentre i poveri ricevono severe punizioni?

L’Europa sembra dare un esempio migliore. In Oriente è spesso il denaro a determinare se siete colpevoli o innocenti. È triste.

Ieri qualcuno mi ha detto che negli Stati Uniti i giudici sono o favorevoli all’aborto o contrari, senza vie di mezzo. Tuttavia tra l’abortire per fondati motivi, quando per esempio la madre rischia di morire e bisogna scegliere tra la sua vita e quella del figlio, e abortire perché la nascita di un bambino ci impedirebbe di andare in vacanza o di comprare mobili nuovi, c’è una considerevole differenza, ma dal punto di vista dei giudici, evidentemente, essa non esiste.

Questo problema andrebbe studiato nei dettagli per definire una precisa casistica e poter stabilire con chiarezza quando l’aborto è proibito, e quando è ammesso.

Di recente in Argentina un giudice mi ha chiesto che cosa pensavo della pena di morte come mezzo per ristabilire il diritto. Dal mio punto di vista la pena di morte è inaccettabile per molte ragioni, e mi auguro sinceramente che un giorno venga abolita in tutto il mondo.

È un atto estremamente grave soprattutto perché preclude al condannato qualsiasi possibilità di riscatto. Un criminale è un essere come gli altri, che in certe situazioni può diventare migliore nello stesso modo in cui voi e io possiamo, in date circostanze, diventare peggiori.

Diamogli una possibilità. Non consideriamolo come un essere irreparabilmente nocivo, di cui bisogna sbarazzarsi a ogni costo.

Quando il nostro corpo è ammalato non lo distruggiamo, cerchiamo di guarirlo. Perché dovremmo distruggere gli elementi malati della società, anziché curarli?

Ho posto a mia volta una domanda al giudice: “Supponga che due uomini abbiano commesso lo stesso reato e siano condannati alla prigione a vita. Uno è celibe, l’altro invece ha molti bambini in tenera età, e risulta essere il solo genitore poiché la madre è morta. Se lei mette in prigione il loro unico sostegno, quei bambini non avranno più nessuno che si prenda cura di loro. Come si comporta?”.

Il giudice mi ha risposto che, secondo la legge, i due uomini devono ricevere la stessa pena. Sarà la società a farsi carico dell’educazione dei bambini.

Non ho potuto fare a meno di pensare che se si adotta come unico criterio quello della colpa commessa, è logico che ai due uomini sia comminata la stessa pena; ma che se si tiene conto delle circostanze in cui tale pena deve essere inflitta, la differenza è enorme. Punendo il padre, si punirebbero in modo estremamente crudele anche dei bambini che non hanno fatto niente di male. Mi ha risposto che la legge non prevede soluzioni a questo problema.

Talvolta è necessario che gli uomini di legge continuino a porsi delle domande.

 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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