Agli agricoltori

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Gli agricoltori svolgono un ruolo essenziale nella protezione o nel deterioramento dell’ambiente e della salute.

Attualmente con l’inquinamento delle falde freatiche, l’impiego abusivo di concimi, pesticidi e di altre sostanze nocive che viene scoperto di continuo, ci si rende sempre più conto della responsabilità degli uomini nel degrado del sistema ecologico e nella comparsa di malattie nuove. La malattia della “mucca pazza” causata dalle farine animali costituisce un esempio particolarmente lampante.

Ovviamente i colpevoli dovrebbero essere puniti, ma in apparenza non vengono biasimati in alcun modo. Invece le mucche, loro vittime, vengono uccise… Penso che in agricoltura si dovrebbe fare un uso assai più limitato di prodotti chimici ed entrare quanto più possibile in armonia con i processi naturali.

Nell’immediato forse questo farebbe calare i profitti, ma nel lungo periodo sarebbe benefico. Si dovrebbero pure ridurre le dimensioni e il numero degli allevamenti industriali nocivi per l’ambiente. Del resto gli alimenti contro natura che si danno agli animali hanno effetti imprevedibili, come oggi si può constatare.

Quando si pensa allo spreco di tempo, di denaro e di energia, per non parlare delle sofferenze inutili che provocano, non si può fare a meno di pensare che sarebbe più saggio adottare altri metodi.

 

Vorrei anche dire qualche parola riguardo agli animali.

Tutti gli esseri sensibili hanno diritto di vivere. È evidente che i mammiferi, gli uccelli, i pesci provano il piacere e il dolore, e che di conseguenza non amano soffrire più di quanto lo amiamo noi.

Quando si abusa nell’impiego di questi animali al solo scopo di trarne profitto, anche senza prendere in considerazione il punto di vista buddhista, si entra comunque in contraddizione con i valori morali fondamentali.

Vorrei aggiungere che chi non prova la minima esitazione né la minima compassione quando uccide un animale o lo fa soffrire, ovviamente farà più fatica di un altro a provarne nei confronti dei suoi congeneri.

È sempre pericoloso ignorare la sofferenza di un essere quale che sia, anche se riteniamo necessario sacrificarlo per il bene dei più. Negarla o evitare di pensarci è una soluzione comoda, ma questo atteggiamento dà adito a tutti gli eccessi, come si vede durante le guerre. E inoltre distrugge la nostra felicità. Lo dico spesso, l’empatia o la compassione finiscono sempre per farci del bene.

Alcuni osservano che comunque gli animali si divorano fra loro. È vero, ma non si può negare che quando gli animali ne divorano altri tengono un comportamento semplice e diretto. Quando hanno fame uccidono, quando non hanno fame non uccidono. È un atteggiamento assai diverso da quello degli uomini, che sopprimono milioni di mucche, pecore, polli e altri animali solo in nome del profitto.

Un giorno ho incontrato un ebreo polacco, un uomo buono e intelligente. Dato che era vegetariano e i tibetani non lo sono, mi ha detto: “Non mangio animali, ma se ne mangiassi avrei il coraggio di ucciderli io stesso”. Noi tibetani facciamo uccidere gli animali da altri e poi li mangiamo!

 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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