A chi soffre di solitudine

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Leggendo un sondaggio ho appreso che la maggior parte degli americani dichiara di soffrire di solitudine.

Un quarto degli adulti confessavano di essersi sentiti profondamente soli nelle ultime due settimane. A quanto pare questo fenomeno è oltremodo diffuso.

Nelle strade delle città ci sono migliaia di persone, ma non si degnano di uno sguardo. Se i loro occhi si incrociano non si sorridono, a meno che non si incontrino in modo formale. In treno le persone stanno sedute per ore le une accanto alle altre, ma non si parlano. Non è strano?

Ho la sensazione che il sentimento della solitudine sia dovuto soprattutto a due cause.

La prima è che siamo diventati troppi. Quando il mondo era meno popolato di certo si aveva una consapevolezza più profonda di appartenere alla famiglia umana. Ci si conosceva senz’altro meglio gli uni con gli altri, e anche il bisogno di aiutarsi reciprocamente era più grande. Ancora oggi nei piccoli paesi di campagna gli abitanti si conoscono, si prestano gli arnesi e i macchinari, svolgono i lavori pesanti in comune. Un tempo si riunivano di frequente, andavano in chiesa, pregavano insieme. Avevano ancora più occasioni di comunicare.

Ora che la Terra è sovrappopolata, nelle grandi città si ammassano milioni di persone. A vederle si crederebbe che la loro unica occupazione sia lavorare e prendere lo stipendio. Ciascuno sembra condurre una vita indipendente. Le macchine moderne ci consentono una grandissima autonomia e abbiamo l’impressione, ovviamente falsa, che gli altri svolgano una funzione sempre meno importante per il nostro benessere.

Questa situazione favorisce l’indifferenza e l’impressione di essere soli.

La seconda causa del senso di solitudine è che nelle nostre società moderne siamo tutti terribilmente occupati. Se rivolgiamo la parola a qualcuno, anche soltanto per chiedergli “Come va?”, abbiamo l’impressione di perdere due secondi preziosi della nostra vita. Appena finito di lavorare ci sprofondiamo subito nella lettura del giornale: “Guardiamo un po’ che novità ci sono!”. Discutere con un amico è una perdita di tempo.

In una città spesso si conoscono molte persone. Bisogna scambiarsi il buongiorno; e siccome si rischia di cominciare a chiacchierare con tutti, le cose si complicano. Allora preferiamo evitare il contatto, e se qualcuno ci rivolge la parola la percepiamo come una intrusione.

Tutto ciò produce come conseguenza il fatto che le nostre società si disumanizzano e la nostra vita assume un andamento meccanico. La mattina si va a lavorare. Finito di lavorare ci si distrae in discoteca o altrove. Ci si stordisce, si torna tardi, si dorme qualche ora. L’indomani, mezzo addormentati e con lo spirito offuscato, si va di nuovo a lavorare.

Gli abitanti della città non passano forse così una buona parte della loro vita? E poiché tutti diventano come pezzi di un meccanismo, volenti o nolenti bisogna seguire l’andamento dell’insieme. Dopo un certo periodo diventa pesante da sopportare, e ci si chiude nell’indifferenza.

Sono sicuro che anch’io, se vivessi in una grande città, per esempio negli Stati Uniti, e se frequentassi solo la gente del posto, a poco a poco diventerei come gli altri. Non avrei scelta. Forse andrei in discoteca, rientrerei tardi e l’indomani andrei a lavorare mezzo addormentato. Dopo un certo periodo avrei preso definitivamente questa abitudine!

Non storditevi troppo la sera. Finito di lavorare, è meglio rientrare a casa. Mangiate tranquillamente, bevete una tazza di tè o qualcos’altro, leggete un libro, rilassatevi e andate a letto distesi. La mattina alzatevi presto. Se andate a lavorare con l’animo fresco e disponibile, penso che la vostra vita non sarà più la stessa.

Tutti sanno che il senso di solitudine non è né utile né piacevole.

Ciascuno di noi deve combatterlo. Ma dato che deriva da un gran numero di cause e di condizioni bisogna prenderlo in tempo. La famiglia, questa cellula di base della società, deve diventare un luogo dove ci si sente felici, dove ci si può rasserenare nell’amore e nell’affetto. Se a casa e anche a scuola i bambini vengono allevati in un ambiente caloroso, una volta adulti e impegnati nella società saranno capaci di aiutare gli altri. Quando incontreranno qualcuno per la prima volta, si sentiranno a proprio agio e non avranno paura a rivolgergli la parola. Contribuiranno a creare un’atmosfera nuova in cui la sensazione della solitudine sarà molto meno diffusa. 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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