A chi è dominato dai suoi desideri

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Il desiderio ha per scopo la soddisfazione.

Se ci domina e vogliamo sempre di più, questo scopo non viene mai raggiunto e invece di trovare la felicità troviamo la sofferenza.

Al giorno d’oggi si parla molto di libertà sessuale. Ma quando ci si dedica al sesso senza ritegno, per il solo piacere, non si ottiene una soddisfazione duratura e si dà origine a un sacco di problemi le cui conseguenze negative – il dolore del coniuge abbandonato, la rottura della coppia, la vita dei bambini scombinata, le malattie veneree, l’AIDS – sono sproporzionate ai brevi istanti di piacere che si sono ottenuti.

In realtà è nella natura del desiderio di ripresentarsi con forza sempre maggiore persino quando credevamo di averlo soddisfatto. Chi si lascia prendere nella sua trappola somiglia all’assetato che beve acqua di mare: più beve e più ha sete.

Inoltre tutto ha dei limiti. Se vogliamo essere ricchi forse arriveremo a guadagnare cifre enormi, ma un giorno o l’altro le circostanze ci impediranno di ottenere di più, e ci sentiremo frustrati. Piuttosto che subire un limite imposto dall’esterno è meglio fissarsene uno da soli.

Limitiamo i nostri desideri e apprendiamo a sentirci appagati.

I desideri sono davvero una fonte di problemi senza fine. Più sono numerosi più bisogna fare dei calcoli e degli sforzi per realizzarli.

Qualche tempo fa un uomo di affari mi ha detto che più sviluppava la sua impresa più aveva voglia di ingrandirsi ulteriormente. E più cercava di ingrandirsi, più doveva mentire e combattere senza pietà con i concorrenti. Constatava che volere sempre di più non ha senso, che gli sarebbe bastato ridurre la portata dei suoi affari perché la concorrenza diventasse meno feroce e gli fosse possibile lavorare onestamente. Quanto ha detto mi è sembrato giusto. Non intendo affermare che non bisogna più fare del commercio e svilupparsi.

Il successo economico è una buona cosa. Soprattutto, permette di dare lavoro a quelli che non ne hanno; è buono per se stessi, per gli altri e per la società nel complesso. Se tutti conducessero una vita monastica e vivessero di elemosine, l’economia crollerebbe e moriremmo tutti di fame!

So con certezza che cosa farebbe allora il Buddha. Direbbe ai monaci: “Ora tutti al lavoro!”.

Ma l’economia non deve prosperare a discapito dei valori umani. Bisogna attenersi a pratiche leali e non sacrificare al profitto la propria pace interiore. Se il profitto fosse giustificato in ogni caso, perché si sarebbe abolita la schiavitù? Penso che i veri fattori del progresso siano i nobili ideali.

 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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