A chi non fa attenzione a quanto dice

blog associato: buddhismo del quotidiano

 

Ci capita di frequente di avere una percezione falsa della realtà e di esprimerla a parole senza avere realmente l’intenzione di mentire.

In Tibet si racconta la storia dell’uomo che ha visto un pesce grosso, e quando gli chiedono quanto fosse grosso risponde, unendo il gesto alla parola, che era davvero molto grosso. Gli altri insistono. Quanto esattamente? La misura del pesce diventa più modesta. Ma senza scherzi, quanto pesava? Questa volta il pesce è diventato veramente piccolo. Non si può dire che all’inizio l’uomo mentisse: semplicemente, non faceva attenzione a quello che diceva. È strano, ma alcuni sembrano esprimersi sempre in questo modo.

I tibetani lo fanno abbastanza spesso. Quando raccontano qualcosa non devono fornire delle prove, nessuno cerca di sapere da dove proviene la notizia e neppure come sia arrivata. Coloro che hanno questa tendenza dovrebbero fare ancora più attenzione a quello che dicono.

Da un certo punto di vista è bene parlare poco e solo quando si ha qualcosa di importante da dire. Il linguaggio è uno degli elementi straordinari peculiari alla razza umana, sebbene anche certi animali, come i delfini o le balene, a quanto pare abbiano un sistema di comunicazione complesso. Ma se si esamina da vicino tale linguaggio ci si accorge che è molto limitato.

I concetti e le parole che utilizziamo isolano artificialmente le cose, mentre gli oggetti da essi designati possiedono innumerevoli sfaccettature che cambiano continuamente, e danno come risultato un numero altrettanto incalcolabile di cause e di condizioni. Quando si nomina un aspetto della realtà si eliminano mentalmente tutti gli altri, e si definisce l’oggetto prescelto con una parola che si applica soltanto a esso e permette di riconoscerlo. In seguito, a seconda dell’uso che si fa di tale oggetto, si stabiliscono certe distinzioni: questo è buono, questo è cattivo e via di seguito, mentre in realtà è impossibile attribuire proprietà intrinseche a qualsiasi cosa. Ne risulta una visione della realtà che nel migliore dei casi è parziale, e nel peggiore assolutamente falsa. Per quanto ricco sia il linguaggio, il suo potere è quindi molto ridotto. Soltanto l’esperienza non concettuale permette di percepire la vera natura delle cose.

Il problema del linguaggio si ritrova in molti ambiti, per esempio nella politica. I politici elaborano programmi semplici per risolvere problemi complessi legati a numerosi fattori. Si comportano come se potessero trovare delle soluzioni tramite concetti e parole come marxismo, socialismo, liberalismo, protezionismo eccetera.

Tra le innumerevoli cause e condizioni responsabili di una data situazione ne isolano una o due, e non tengono conto della miriade di altre. Quindi non hanno mai una vera risposta, ed è possibile ogni sorta di malinteso.

A mio parere è proprio questa la fonte dei problemi. Purtroppo non abbiamo altra scelta che passare attraverso le parole e i concetti. Ne concludo che è meglio servirsi del linguaggio solo quando è utile. Parlare molto senza vera necessità è come lasciar spuntare migliaia di erbe inutili in un giardino. Non è preferibile averne meno?

 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

<indietro>

Questa voce è stata pubblicata in buddhismo. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.