A chi è indifferente

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L’indifferenza, soprattutto nei confronti degli altri, è uno dei difetti peggiori che esistano.

Pensare soltanto a se stessi infischiandosene di quello che succede al prossimo è il segno di una visione del mondo troppo ristretta, di una scarsa levatura di pensiero, di una interiorità troppo meschina.

Secondo la nostra concezione, noi dipendiamo dagli altri. La felicità e il futuro del nostro mondo, tutte le facilitazioni di cui disponiamo, il minimo oggetto che utilizziamo, la nostra semplice sopravvivenza quotidiana sono il risultato del lavoro degli uomini.

Anche la preghiera e le altre pratiche spirituali hanno un effetto sicuro, ma è soprattutto l’attività degli uomini che forgia il mondo.

Tutto esiste in termini di relazione, di interdipendenza. Non si può trovare nulla che esista in sé e per sé. Quindi e impossibile concepire il proprio interesse indipendentemente da quello degli altri. Ciò che noi facciamo in qualsiasi momento genera circostanze nuove che contribuiscono alla comparsa di altri eventi. Qualsiasi cosa noi facciamo, volenti o nolenti partecipiamo alla catena delle cause e degli effetti.

Allo stesso modo, le nostre sofferenze o i nostri piaceri futuri conseguono dalle cause e dalle condizioni attuali, anche se la complessità di questa catena ci sfugge. Siamo dunque responsabili nei confronti di noi stessi e degli altri.

L’indifferente, che non si preoccupa né del bene altrui né delle cause della propria felicità futura, può soltanto preparare la propria infelicità.

 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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