Ai credenti

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Tutti sono liberi di credere o di non credere.

Ma a partire dal momento in cui avete una religione e credete in quello che essa insegna, accordatele una grande importanza ed evitate di avere la fede un giorno su due. Non siate incuranti nei vostri comportamenti, e fate in modo che i vostri pensieri corrispondano a quello che dite.

Alcuni pensano: “Se ho fede nel buddhismo devo essere capace di viverlo in modo totale e perfetto, se no lascio perdere”. Questo atteggiamento del tutto o niente si riscontra di frequente negli occidentali.

Purtroppo è difficile ottenere la perfezione da un giorno all’altro. Soltanto tramite un addestramento progressivo si raggiunge uno scopo: non è questo forse il punto essenziale? E non dovete neanche dirvi: “Che io pratichi o non pratichi non fa nessuna differenza, non ci riuscirò mai”.

Prefiggetevi un obiettivo, mettete in atto i sistemi per realizzarlo e a poco a poco lo raggiungerete.

Ciascuno ha la sua natura e le sue aspirazioni, e ciò che conviene agli uni non conviene necessariamente agli altri. È un punto di cui bisogna assolutamente tenere conto quando si giudicano le altre religioni e le altre vie spirituali. La loro diversità corrisponde a quella degli esseri, e anche se non le si percepisce necessariamente in questo modo, resta nondimeno il fatto che un gran numero di esseri vi ha trovato e vi trova ancora un grande aiuto. Teniamolo presente, e accordiamo a tutte le religioni il rispetto che meritano. E molto importante.

Un’altra cosa. Tutte le religioni hanno i loro rituali. Ma comportano anche aspetti più fondamentali. La pratica essenziale del buddhismo, per esempio, è la padronanza dello spirito. Ma, dato che non è facile e richiede uno sforzo assiduo, molti di noi le accordano soltanto un’importanza secondaria. Da una parte si ha fede nel buddhismo, ma dall’altra si è incapaci di affrontare la propria fede fino in fondo. Ci si accontenta di riti esteriori, di manifestazioni superficiali della devozione, di testi che si recitano solo con le labbra.

Nei rituali tibetani si ha la tendenza a servirsi dei tamburi, delle campane, dei cimbali e di altri strumenti musicali. Coloro che guardano si dicono: “Ecco della gente che pratica il buddhismo!”. Ma in realtà si attribuisce poca importanza alle riflessioni che distolgono lo spirito dal mondo illusorio, all’amore, alla compassione e allo spirito del Risveglio, le pratiche più profonde cui si dovrebbe dedicare tutta la propria energia. Non è forse la verità?

Presso i cristiani si assiste a un fenomeno analogo. Si va alla messa la domenica, si recita qualche preghiera in fretta e con gli occhi chiusi, ma quando ci si trova a dover affrontare le difficoltà quotidiane si hanno pensieri di tutti i generi, incompatibili con la propria religione, si è incapaci di manifestare la propria fede o di avere un atteggiamento conforme a quello che insegna il Cristo.

In tutti i casi questo significa che non ne siamo trasformati, che siamo rimasti come gli altri. Siamo credenti per lo spazio di una cerimonia, ma non abbiamo realizzato veramente lo scopo della nostra fede.

Le religioni sono un po’ come dei rimedi. I rimedi mostrano la loro efficacia quando si è malati, non quando si è in buona salute. Quando tutto va bene, non si mostrano agli altri dicendo: “Questo è ottimo, questo è caro, quest’altro ha un bel colore”. Qualunque aspetto abbiano, la loro unica funzione è di guarire le malattie. Se in quel momento non hanno alcuna utilità non c’è ragione di metterli in mostra.

Nello stesso modo, una religione o una via spirituale deve essere utile nel momento in cui il nostro spirito è in difficoltà. Se la si esibisce quando tutto va bene, e quando insorgono i problemi si resta uguali ai comuni mortali, a che serve?

L’importante è di assimilare intimamente nel proprio spirito l’insegnamento o la pratica che si riceve, e applicarli nella vita di tutti i giorni. Non è una cosa di cui si diventa capaci dall’oggi al domani. Ci si arriva a poco a poco, a forza di addestrarsi.

 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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