A chi non ha una religione

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Le persone senza religione sono molto numerose.

È un loro diritto, e nessuno può costringerle a cambiare. L’importante è che la loro vita abbia un senso, cioè che in fondo siano felici. Felici, ma senza fare del male agli altri. Se la nostra soddisfazione scaturisce dalla sofferenza di altri, presto o tardi soffriremo anche noi.

La durata massima della vita è di circa cento anni. È molto breve rispetto ai periodi geologici. Se trascorriamo questo istante fugace a fare del male, la nostra vita non ha alcun senso.

Tutti hanno diritto alla felicità, ma nessuno ha il diritto di distruggere quella degli altri. Il fine dell’esistenza umana non può essere in nessun caso di far soffrire qualcuno. Anche se raggiungiamo i vertici della conoscenza o della ricchezza, la nostra esistenza, senza rispetto né compassione per gli altri, non è degna di un essere umano. Vivere felici facendo il minimo male possibile, a questo hanno diritto gli esseri umani ed è questo che vale la pena di realizzare.

Per la grande maggioranza di noi la felicità si basa sul possesso di beni materiali. Tuttavia è chiaro che tali beni, da soli, non sono in condizione di soddisfarci. Basta guardarsi intorno. Si vedono persone che dispongono di tutti gli agi possibili, ma sono costrette a prendere tranquillanti o a sprofondare nell’alcolismo per calmare la propria angoscia.

Se ne vedono altre, invece, che pur non possedendo niente, sono felici, rilassate, in buona salute e vivono fino a tarda età.

Diciamo ancora una volta che la cosa più importante non è la soddisfazione grossolana o immediata dei sensi, ma quella dello spirito.

Proprio per questo essere buoni, aiutare gli altri, moderare i propri desideri, accontentarsi del proprio destino non sono cose attinenti soltanto a chi pratica una religione. Non ne parlo come di modi per piacere a Dio o per assicurarsi una buona rinascita. Dico che chi vuole conoscere la pace interiore non può ignorare questo fatto.

A mano a mano che aumentano i progressi economici e tecnologici, dipendiamo sempre di più gli uni dagli altri. Tutto quello che facciamo, presto o tardi influisce sul resto del mondo. Le condizioni del mondo, a loro volta, si ripercuotono sulla felicità o l’infelicità di ciascun individuo. Non è più possibile, come un tempo, accontentarsi di avere una visione limitata delle cose, tenere conto di un solo elemento, di una sola causa, di un solo fattore. Oggi ogni situazione deve essere esaminata nei suoi molteplici aspetti.

Non dico che si debba rinunciare alla propria felicità per dedicarsi esclusivamente a quella degli altri. Dico che le due cose sono inscindibili. Se proviamo interesse per la pace e la felicità di tutti su questa terra, impariamo a vedere le cose in una prospettiva più ampia, e valutiamo l’importanza del comportamento di ciascuno.

Sulla Terra ci sono circa sei miliardi di esseri umani. La maggioranza di questi sei miliardi di persone si interessa soprattutto agli agi materiali, e poco alla religione o alla vita spirituale. Quindi i non credenti costituiscono la maggior parte dell’umanità, e il loro modo di pensare e di agire svolge per forza un ruolo essenziale nell’evoluzione del mondo. Fortunatamente, per comportarsi con umanità non è necessario avere una fede religiosa, è sufficiente essere uomini!

Persino gli animali che hanno un comportamento sociale attirano gli altri intorno a sé, mentre quelli violenti li fanno fuggire. Si vedono spesso  cani aggressivi da cui gli altri cani, anche i più grossi, si tengono a distanza.

Questo principio si applica a maggior ragione agli uomini. Quelli che si dominano, coltivano pensieri benevoli e parole affabili, com’è logico hanno molti amici. Ci si sente bene in loro presenza e anche gli animali si avvicinano a loro. In qualsiasi luogo siano, creano un’atmosfera così piacevole che non si ha voglia di lasciarli.

Invece, quando i nostri pensieri sono incontrollati, i nostri discorsi aggressivi, i nostri atti violenti, gli altri ci evitano e si sentono a disagio appena ci vedono. Non si interessano a quello che vogliamo dire, e si voltano dall’altra parte quando manifestiamo l’intenzione di parlare con loro. Come potrebbero divertirsi o essere felici in nostra compagnia? La nostra vita diventa difficile, non è vero?

Sebbene siamo così numerosi su questa Terra, ciascuno di noi vede solo se stesso. Dipendiamo dagli altri per nutrirci, per vestirci, per trovare una collocazione nella società, per diventare famosi, e tuttavia consideriamo nemici quelli cui siamo così strettamente connessi. In questo non c’è forse una contraddizione straordinaria?

Tuttavia è sufficiente occuparci degli altri nei pensieri e nelle azioni per sentirci felici e a nostro agio con noi stessi in questa vita, per non parlare delle vite future; per trovare qualcuno che ci parli e ci aiuti ogni volta che ci sentiamo in difficoltà; perché persino i nostri nemici diventino amici.

Quando pensiamo soltanto a noi e consideriamo gli altri come avversari, ci imbattiamo in difficoltà assurde di cui siamo gli unici responsabili. E anche se nel nostro mondo moderno la vita sembra impossibile senza competizione, possiamo riuscire meglio degli altri senza per questo annientarli.

 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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