A chi vuole diventare buddhista

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Come regola generale, penso che la religione dei nostri genitori sia la più adeguata per ciascuno di noi.

Inoltre, non è bene imboccare una via religiosa e poi cambiare.

Al giorno d’oggi molti sono profondamente interessati alla religiosità, soprattutto al buddhismo, ma non verificano con cura sufficiente ciò in cui si impegnano. Dovete innanzitutto essere sicuri che la via da voi scelta corrisponda realmente alla vostra natura e alle vostre aspirazioni.

Chiedetevi se siete capaci di praticarla e quanti vantaggi ne ricavate.

Studiatene i precetti fondamentali.

Non potrete sapere tutto del buddhismo prima di impegnarvi in esso veramente, ma potrete acquisire una buona conoscenza di ciò che ne costituisce l’essenza. Poi rifletteteci con serietà.

Se alla fine decidete di abbracciarlo, benissimo. Soltanto allora potrete impegnarvi di più, e all’occorrenza prendere i voti.

Nel buddhismo esistono numerose forme di meditazione. Possono essere analitiche, concentrate su un unico oggetto, non concettuali, assorbimenti profondi, possono avere per oggetto l’impermanenza, l’assenza dell’ego, la sofferenza, l’amore, la compassione e via di seguito.

Ma per dedicarvisi in modo corretto, è necessario affrontarle seguendo le indicazioni di un maestro di provata esperienza e degno di fiducia.

Quindi il maestro che vi insegna il buddhismo svolge un ruolo di primaria importanza. È per questo che dovete anche imparare quali sono le qualità di un maestro autentico, verificare se il vostro le possiede e sapere se siete davvero decisi a seguirlo.

Insomma comportatevi con prudenza.

Evitate soprattutto di diventare buddhisti senza riflettere, senza sapere niente, solamente perché ve ne prende la voglia, con l’unico risultato di rendervi poi conto che la tale pratica o la tal altra non vi si addicono o vi sembrano impossibili.

Alcuni, quando vengono a sapere che da qualche parte insegna un lama si precipitano da lui e gli danno fiducia senza saperne niente, senza essersi presi il tempo di verificare se ha o no i requisiti richiesti. Dopo un certo periodo si accorgono che ha dei difetti.

Molti americani che sono venuti qui mi hanno raccontato la stessa storia. Sentono dire che c’è un lama nei dintorni del luogo dove vivono, e si affidano a lui di punto in bianco, senza conoscerlo bene. Ricevono degli insegnamenti, soprattutto delle iniziazioni, poi un giorno il loro atteggiamento cambia in modo radicale. Hanno esplosioni di collera, gridano a chi vuole ascoltarli che il lama ha abusato sessualmente della loro ragazza e, sull’onda dell’ira, se la prendono con tutto il buddhismo. Queste persone, le quali non fanno altro che discreditare gli insegnamenti autentici, si mettono nelle mani di lama incapaci e attribuiscono al Buddha la responsabilità per il loro disinganno.

A livello piú profondo o in una fase successiva della pratica, consiste nel riconoscere la propria natura ultima come il Buddha stesso.

Che senso ha? Il loro atteggiamento non è corretto. Prima di impegnarsi dovevano informarsi.

La verifica preventiva di un maestro è una tappa molto importante che si trova spesso citata nei testi buddhisti. Se si crea senza riflettere un legame spirituale con un maestro, i difetti della persona scelta in modo così avventato, quando affiorano, vengono evidentemente percepiti come una catastrofe.

Ciò nondimeno, una volta presi i voti o compiute delle iniziazioni, è preferibile non dare libero corso ai cattivi pensieri.

Tutti gli esseri, ciascuno di loro, possiedono insieme qualità e difetti. I testi dicono che un maestro spirituale deve avere delle qualità superiori alle nostre, ma questo in sostanza che cosa significa? Supponiamo che qualcuno abbia ricevuto la trasmissione orale, ormai molto rara, di un dato precetto. Anche se non ha grandi conoscenze, a rigor di termini grazie a questa trasmissione possiede qualcosa che noi non abbiamo, e in questo senso ci è superiore.

Se ci siamo legati spiritualmente a un cattivo maestro e abbiamo ricevuto da lui l’insegnamento del Buddha, costui, nonostante tutto, è degno della nostra riconoscenza. Visto in quest’ottica è un po’ improprio considerarlo un essere comune, o peggio detestarlo dall’oggi al domani. Anche se ce ne siamo pentiti, è diventato la nostra guida spirituale ed è meglio evitare tale genere di atteggiamento estremo.

Questo non vuol dire che dobbiamo assolutamente continuare ad attenerci alle sue istruzioni. Siamo liberi di non vederlo più. Quando avete ricevuto da qualcuno gli insegnamenti del Buddha, la cosa migliore da fare, se potete, è di coltivare la fede nei suoi confronti. Se non ce la fate mantenete la neutralità, senza pensieri né buoni né cattivi.

Un’altra cosa. Praticando il buddhismo non aspettatevi di volare subito nel cielo, di attraversare la materia e conoscere l’avvenire. Lo scopo principale della pratica non è acquisire poteri miracolosi, ma dominare il proprio spirito. È vero che quando si domina il proprio spirito può accadere di acquisire a poco a poco, e marginalmente, dei poteri cosiddetti “miracolosi”. Ma se ne avete fatto il vostro obiettivo principale dubito seriamente che stiate praticando il buddhismo.

Anche chi non è buddhista ha questo genere di poteri. Pare addirittura che a un certo punto se ne interessassero il KGb e la CIA. Quindi state in guardia.

 

tratto dal libro: I consigli del cuore

Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

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