osvaldo sudhammo risponde

Lascia un commento

52 risposte a osvaldo sudhammo risponde

  1. Sudhammo Sudhammo scrive:

    compra un biglietto aereo ed utilizzalo.
    destinazione: qualsiasi.
    solo andata.
    troverai la tua libertà.

    ogni bene, sudhammo

  2. Gianuario Gianuario scrive:

    Salve a tutti!
    Sarò breve: a 24 anni, vivo ancora con i miei genitori, che tendono a trattarmi un po’ come se fossi un bambino – non mi danno molte responsabilità , non vogliono che mi iscriva ad una qualunque associazione, inorridiscono all’idea che possa avere una qualche forma di sessualità , fino a poco tempo fa davano per scontato che dopo la laurea (medicina&chirurgia) , quando avrei iniziato a lavorare , sarei rimasto a vivere con loro; su quest’ultimo punto sono riuscito a fargli accettare la mia richiesta di indipendenza, non senza difficoltà .
    A tutto questo aggiungo che :
    1) sono bisessuale, anche se i maschi mi piacciono di più , ad ogni modo loro hanno imparato ad accettarlo a fatica, e io avverto comunque che, in questi 24 anni, mi sia mancato qualcosa, mi sia mancata la possibilità di scoprire me stesso, di capire chi sono (non solo dal punto di vista sessuale, ma anche culturale), per cui sento a maggior ragione il bisogno di indipendenza;
    2) a casa non ho intimità : mia madre ha preteso che io e mio fratello maggiore condividessimo la stessa cameretta; per lui sembra non costituisca un problema, per me si. Non riesco quasi mai a stare da solo con i miei pensieri, persino la notte nel letto ho la sgradevole consapevolezza di essere “in pubblico” e quindi di non poter essere “spontaneo”. Questo mi ha portato a vedere in mio fratello (che comunque , tra le persone della mia età , è tra coloro con cui mi trovo meglio) una persona da cui devo rendermi indipendente, come fosse un terzo genitore; nelle mie fantasie di “vivere da solo”… lui non c’è .

    Perché lo scrivo qui, e non su un sito di psicologia? Semplicemente perché la domanda che voglio porvi è molto “buddhista” : dove finisce il personale bisogno di crescita, auto affermazione, intimità ed inizia l’attaccamento ? Ci sono momenti in cui mi dico che questo bisogno spasmodico mi porterà a commettere un errore, tipo andare a vivere troppo lontano per poter poi “ritornare”, e momenti in cui guardo gli aerei che solcano il cielo con desiderio.
    Io so che i miei propositi sono legittimi, ma so anche che questo continuo rimuginare non è sano, che questo continuo “desiderare” ha spesso i caratteri di un’ossessione. Sento che non sono un bravo buddhista, e al tempo stesso che ho bisogno del mio spazio.
    Non so come comportarmi con me stesso e con gli altri.

  3. Felice Di Giandomenico scrive:

    Grazie di cuore per avermi accolto tra voi

  4. Sudhammo Sudhammo scrive:

    QUALE TRADIZIONE? QUALE RELIGIONE?
    ==========================
    Simone Paoli – 11 giu (2 giorni fa)
    a me

    Caro Osvaldo,
    Buonasera e spero stia bene.
    La disturbo per un Suo parere relativo ad un bellissimo libro.
    Il libro in questione è”Confessione di un ateo buddhista” di Stephan Batchelot.
    L’autore, per un decennio in gioventù;monaco vajarana,dopo un lungo girovagare per l’Asia(37 anni),si ritira ormai cinquantenne,in un paesino francese,prediligendo una pratica snella,senza dogmi e senza reverenze a Maestri delle varie Tradizioni.
    In sostanza,Batchelot,arriva alla conclusione che le Tradizioni,sono tutte articolazioni costruite nei secoli a seguire e che perlopiù si discostano notevolmente dall’insegnamento originale del Buddha(meditazione e studio del Canone Pali).
    Lei si rispecchia In questa visione?
    Attendendo la Sua risposta sul sito,La ringrazio infinitamente.
    Cordialmente
    Simone
    Inviato da smartphone Sony Xperia™
    —————————-
    ciao simone.
    ho conosciuto stephan batchelor grazie ad un paio di ritiri organizzati dalla a.me.co.; ho conosciuto anche la moglie. una bella coppia.
    non ho letto il libro si stephan: ma non si può leggere tutto.
    cmq ho una mia opinione sulle religioni e sulle tradizioni buddhiste; forse l’ho già scritto da qualche altra parte.

    le religioni… ho sempre avuto nella mia testa che queste siano “solo una invenzione dell’uomo” per risolvere il suo problema interiore di ricerca dell’immanente, di rapporto con il divino, con la propria parte del divino che è dentro ognuno di noi. quindi una vale l’altra, in dipendenza da dove nasciamo, viviamo, come veniamo educati… ma… arriva un momento dove questa domanda ce la facciamo… e qui ognuno si risponde con la ricerca della migliore religione che risolva (in todo o in parte) il problema trascendente.

    le tradizioni buddhiste
    credo che anche le varie tradizioni buddhiste non siano scevre da questo problema di fondo.
    credo che la tradizione theravada (meditazione silenziosa e studio del canone pali) sia una buona scelta; ma qui c’è già il mio attaccamento a questa tradizione che sporca quella che dovrebbe e deve essere una scelta personale, fortemente personale… sia per risolvere il primo punto, sia per trovare quella dimensione interiore che ci porta ad uno stato migliore dal quale siamo partiti.

    tengo a mente il libro che hai letto, per una lettura futura.

    la prox volta, ti pregherei di scrivere il tuo msg direttamente qui… per trasparenza della tua “vera esistenza” e non come se fosse un msg inventato da me solo per scrivere…
    te ne sarò grato.

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  5. Sudhammo Sudhammo scrive:

    UN PREZIOSO CONSIGLIO
    =================
    Simone Paoli – 18:21 (1 ora fa)
    a me

    Buonasera Osvaldo e spero stia bene.
    La disturbo per un Suo prezioso consiglio su un testo o articolo letto che abbia ritenuto davvero d’aiuto nel Suo percorso di ricerca.
    Se gentilmente mi da una mano….
    RingraziandoLa,le auguro buone cose.
    Simone
    Inviato da smartphone Sony Xperia™
    —–
    Questo è il testo di una email ricevuta da Simone: non risponderò alla email direttamente, ma qui sul blog, in quanto questo spazio è nato dalla mia mente proprio per questo tipo di scambi… altrimenti che avrebbe avuto fare tutto ciò?
    Quindi caro Simone, mi chiedi cosa leggere… anzi cosa ho letto che mi ha dato quella spinta più…
    Prima ancora di leggere la spinta mi è venuta nella testa: il leggere di argomenti buddhisti è venuto dopo. La spinta che mi ha indicato la via mi è venuta fin da quando ero in tenera età… già ponendomi domande sulla vera identità dell’uomo, oltre al corpo…
    Non credo che ci siano letture illuminanti… forse anche per il fatto che la pratica della meditazione e del buddhismo viene attimo dopo attimo… giorno dopo giorno… meditazione dopo meditazione… applicandola al nostro continuo quotidiano.
    Cosa devi leggere? Leggi te stesso, nel tuo interiore: sarà il migliore libro della tua vita.

    Ogni bene, Osvaldo Sudhammo

  6. Sudhammo Sudhammo scrive:

    IL QUOTIDIANO BUDDHISTA
    ===================
    SIMONE PAOLI SCRIVE:
    ” … Ovvero oltre che meditare,cosa leggere,quali precetti rispettare e che atteggiamento tenere? … ”

    la meditazione è importante… molto importante…
    ma questa è solo l’allenamento, è solo la palestra.
    la “vera gara” si ha quando si esce dalla meditazione e si entra nella quotidianità, con tutti i suoi problemi della vita laicale; è qui che si misura, che si evidenzia tutta il nostro allenamento alla consapevolezza, all’amore incondizionato, alla saggezza…

    quali precetti…?
    come diceva ajahn chandapalo lo scorso anno, basterebbe rispettare il primo precetto dei cinque che una persona buddhista si accinge a osservare: “non uccidere”. dove il non uccidere si ha su diversi livelli, in diversi modi, su vari piano di interazione con chi c’è intorno a noi. non è solo il procurare una morte come uccidere una zanzara.

    quale atteggiamento…?
    l’unico ipotizzabile è la “consapevolezza”… l’essere consapevoli istante dopo istante, anche durante il sonno…
    alcuni monaci per svilupparla meditano camminando sul ciglio di un muro per ore e ore.
    in questa vita basterà applicarsi nella meditazione di consapevolezza con determinazione e fiducia.

    cosa leggere?
    vai sulla bibliografia: troverai molti spunti. scegline uno e inizia da lì: quello è il tuo entry-point.

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  7. Sudhammo Sudhammo scrive:

    RICEVUTO DA…
    Simone Paoli
    09:48 (11 ore fa)

    Buongiorno Sudhammo,
    Spero stia bene….
    La disturbo per un Suo parere su come praticare nella maniera corretta nella quotidianità.
    Ovvero oltre che meditare,cosa leggere,quali precetti rispettare e che atteggiamento tenere?
    RingraziandoLa di Cuore,Le auguro ogni bene.
    Simone

    Inviato da smartphone Sony Xperia™

  8. Cassandra scrive:

    per Osvaldo Sudhammo
    Riporterò il commento relativo a “Mudita, la gioia compartecipe” quando sarà aperta la discussione pertinente, come da te suggerito.

    per Bianca Nimmala
    Quel commento mi è nato spontaneamente, come hai rilevato anche tu. A volte mi sento trasportata a esprimere alcuni miei sentimenti anche nella vita di tutti i giorni, Le persone che soffocano spesso il trasporto verso gli altri, a volte sembrano fredde o indifferenti, mentre dentro non lo sono.

    ciao, con affetto, Cassandra

  9. Claudio2 Claudio2 scrive:

    ciao!
    ma sono nella nostra natura, pronte ad essere sviluppate con la pratica,

    leggo con piacere fred von allmen esprime il mio stesso vedere riguardo mudita ci differenziamo che dopo aver letto quello che lui scrive c’è poco da aggiungere, avendo io abbozzato gli stessi concetti sarebbe potuto scaturire un percorso di crescita comune con i partecipanti ciao claudio

  10. Nimmala Nimmala scrive:

    Ciao cassandra, la tua commozione per mudita e tutti gli altri buoni sentimenti che esprimi, sono una risposta del tuo cuore e della tua mente. Il dhamma “parola” ti rispondera’ con essere l’insegnamento del buddha. Il dhamma interiore non teorico ma spontaneo di chi e’ incline naturalmente lo hai gia’ incontrato. Ed e’ questo cio’ che conta. Credo che l’amico sudhammo intendesse dire questo. La buona impazienza, per me e’ pari a non avere soffocato il trasporto.
    Con metta
    Bianca nimmala

  11. Sudhammo Sudhammo scrive:

    L’IMPAZIENZA…
    ============

    cassandra scrive: ” … Lo inserisco in questo blog, perché non ne ho trovati altri sul tema che segue … ”

    cassandra, hai ragione che non hai trovato il blog corrispondente a”mudita, la gioia compartecipe” in quanto è un argomento che ancora deve essere sviluppato, sia nei suoi contenuti che nel blog stesso…
    il tuo commento ha sofferto della “buona” impazienza… ma non la trovo grave.
    lo ripeterai quando il blog di mudita sarà pronto e pubblicato…
    per ora stiamo sviluppando la “compassione”…

    leggendo il tuo commento oserei dire che come “apprendista principiante” hai già percorso svariate curve, dossi e buche con acqua del sentiero del dhamma… (non chiedermi che cosa sia il dhamma… lo trovi… lo trovi…), anche se poi non hai sposato il buddhismo nella sua interezza.
    molte volte, troppe volte si è buddhisti ancora prima di esserlo, di capirlo, di confessarselo…

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  12. Cassandra scrive:

    per Osvaldo Sudhammo (28 novembre)
    Lo inserisco in questo blog, perché non ne ho trovati altri sul tema che segue.
    Ho letto “Mudita, la gioia compartecipe” e mi sono emozionata, perché molti dei sentimenti e delle sensazioni ivi descritte – che hai riportato da una lezione di Corrado Pensa –, le sento dentro fin da ragazza.
    L’ho letto più volte, e ci ho riflettuto a lungo.
    Naturalmente col trascorrere degli anni ci si perfeziona – se si è interiormente positivi –, e si affinano alcune qualità; per contro si limano i sentimenti non buoni che ci fanno soffrire o potrebbero far soffrire gli altri.
    Non voglio fare l’elogio di me stessa, per carità!, ma la gioia che provo per la felicità degli altri, per la bellezza della Natura, per l’amore che dò e ricevo, mi aiutano a vivere.
    ciao, con affetto, Cassandra

  13. Sudhammo Sudhammo scrive:

    LA MAPPA DEL SITO
    ==============

    come è strutturato il sito?

    – home page
    presentazione del sito della panchina del monastero

    – iscrizione
    sezione dedicata all’iscrizione ai commenti e alla newsletter

    – blog
    sezione dedicata ai blog proposti, con pissibilità di scrivere commenti rispetto all’argomento proposto

    – posta
    tre caselle di posta dei tre autori, dove chiunque può scrivere agli autori per instaurare un dialogo, chiedere un consiglio, qualunque altra cosa possa interagire con quell’autore, che è curatore delle risposte

    – indice
    sezione che contiene tanti altri menu, dove sono riportati gli argomenti che vengono pubblicati, organizzati in sottosezioni. questo è una sezione in continua evoluzione finchè ci saranno argomenti da riportare.

    – thanavaro corner
    sezione dedicata al maestro mario thanavaro dove vengono riportati i suoi scritti, insegnamenti, discorsi e quanto di altro lui riterrà opportuno condividere.

    – crediti
    sezione dedicata ai crediti in ingresso e in uscita da questo sito, obbligatori per la gestione dei copyright.

    dove si possono inserire i commenti?
    in sole due sezioni: blog e posta.
    il primo per argomenti proposti, il secondo libero con tre autori che rispondono.
    tutte le persone che abbiano fatto l’iscrizione, però, possono partecipare ai commenti, portando il proprio contributo di vita di dhamma vissuto; come dire… dalla “teoria” alla “pratica”.

    in nessun altra sezione o articolo pubblicato sarà possibile inserire commenti.
    sarebbe come spargere le molliche del pane a piazza san marco a venezia e passare il giorno dopo per cercarle…

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  14. Claudio2 Claudio2 scrive:

    la consapevolezza sta nel riconoscimento di ciò che c’è, senza identificarcisi.
    ma come si giunge a questa disidentificazione senza una forzatura mentale, come si giunge al riconoscimento se non osservando la natura del fenomeno e la sua insostanzialità, buddhadasa scrive in “io e mio” che l’arahat ferma la sua esperienza fenomenica alla percezione noi potremmo provare a lavorare con la sensazione evitando, se possibile, le proiezioni mentali con metta claudio

  15. Nimmala Nimmala scrive:

    Il tempo, non era inteso come punto d’arrivo, o dare importanza temporale ad una personale esperienza, Lo dimostrano proprio le ricadute che continuamente si hanno. Consapevoli, accogliendo e lasciando andare, e meditando, le cose cosi come sono, appaiono piu chiare. La pratica migliora la qualita’ delle nostre re-azioni alla vita. Praticare dal…. Non determina aver risolto tutto. I pensieri di Simone arrivano a tutti.
    Con metta
    Bianca Nimmala

  16. Sudhammo Sudhammo scrive:

    DA QUANTO TEMPO…
    ==============

    da quanto tempo si pratica… non lo ritengo un fattore essenziale ai fini dello sviluppo della consapevolezza e della comprensione di ciò che affolla la mente.
    crediamo… ipotizziamo… che simone possa essersi avvicinato da poco alla pratica e viva le esperienze della mente compulsiva che corre avanti nel tempo o lontana nel passato come farebbe un sasso attaccato ad un lungo elastico…
    la mia esperienza è lunga 18 anni, eppure i pensieri che arrivano a simone arivano anche a me, specie se in quel momento storico della mia vita sto vivendo qualcosa che attira la mente alle problematiche del momento.
    l’attenzione non è al “pensiero compulsivo” che arriva e si instaura nella mente, quanto all’osservare che è arrivato un pensiero compulsivo, che lo riconosco, e come tale lo lascio libero di andare, di stare, di tornare…
    la consapevolezza sta nel riconoscimento di ciò che c’è, senza identificarcisi.
    sui pensieri che riguardano il proprio futuro questo diventa difficile solo in virtù dell’incertezza sociale che si vive: per il resto la vita è “solo” ciò che è e che deve essere.

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  17. Nimmala Nimmala scrive:

    Ciao simone, le preoccupazioni rigurdanti il futuro per ricongiungermi a quanto l’amico sudhammo diceva fanno parte della vita di tutti, non sei solo, ma purtroppo andando avanti percorrendo con la mente cio’ che ancora dovra’ arrivare ci roviniamo anche il presente, lo condizioniamo negativamente. Con umilta’ e consapevolezza e anche tanta costanza possiamo costruire, vivendo appieno il presente, il nostro futuro di pace interiore. Non so, come dice anche manu i, da quanto pratichi la meditazione, se non sei molto esperto, non importa, trova concentrazione nel silenzio quando puoi ritargliarlo durante il tuo quotidiano chiudendo gli occhi e respirando con presenza. Riuscirai cosi ad alleviare un po’ il fastidio.
    Con metta
    Bianca nimmala

  18. manu i scrive:

    ciao simone.. anch’io senza presunzione vorrei dare il mio contributo. intanto non so’ da quanto mediti e anche questo incide nella volontà di esserti utile, perchè se mediti da non molto , è facile che possano essere emerse abitudini o come dici tu ,vizi, delle quali non eri consapevole perchè nascoste da” sistemi” di controllo che tu stesso adottavi e che ora hai “attraversato” e sei di fronte a cio’ che appunto gia’ c’era ,quindi come sugggerito da sudhammo e claudio2 esercita la consapevolezza in questo tuo essere attaccato alla preoccupazione e comincia a indagare .io mi chiederei prima di tutto e con dolce insistenza che cosa non voglio “vivere ” del presente, senza voler ottenere risposte solo come punto di sosta in mezzo a questo “vizio” come per creare uno spazio che possa permetterti di vedere e capire meglio piano piano. é crearti “un vizio ” nuovo che consiste nell’occuparti di te invece che preoccuparti di altro… questo puo’ ,nel tempo lasciare emergere le emozioni che sostengono questo “vizio” e lasciarle andare. , cosi come pure i pensieri che girano intorno a queste emozioni e che diventano immagini mentali.questo per quanto riguarda la possibilità che mediti da non molto, altra cosa che tu devi valutare è se la tua preoccupazione è legittimata dalla stessa realta’ che ci circonda…in questo caso io non posso darti suggerimenti ma una possibilità per conoscerti e conoscere meglio tutto cio’ e poterlo vedere attraverso il dhamma. vai sul sito www. saddha.it e clicca archivio di saddha. leggiti con molta attenzione e lentezza “il problema di subhrahma”. che il tuo cuore e la tua mente possano dimorare nella pace

  19. Claudio2 Claudio2 scrive:

    ciao simone!
    il suggerimento datoti da sudhammo è ottimo investendo l’attenzione sul respiro che ha, in ogni caso, un potere rilassante, distrae la stessa dal motivo di tensione e quindi porta beneficio, sarebbe inoltre opportuno che rivolgessi l’attenzione su di un altro punto, parli di “mio vizio mentale” implicitamente sottintendi che potrebbe non essere tuo e questo dovrebbe portarti a separare il “vizio mentale” da te, infatti può non appartenerti tu/noi non siamo la mente come non siamo l’olfatto la vista; quando nella mente sorge la paura per il domani tu hai la capacità di osservarla, non sei la paura non respingerla osservala…vedrai essa scemerà e tornerai al presente con metta claudio

  20. Sudhammo Sudhammo scrive:

    IL FUTURO, IL PASSATO, IL PRESENTE…
    ==============================
    simone scrive: ” … Tendo a preoccuparmi per le questioni future e chiaramente cio’ mi da’ fastidio … ”

    gentile simone,
    innanzi tutto ti ringrazio della stima che riponi in me, ma non sono un maestro, bensì una parsona che come te ha intrapreso il sentiero del dhamma, camminando insieme sulla stessa strada, più o meno nella stessa direzione… dove c’è chi sbanda di più e chi sbanda di meno. molte volte la distanza tra due punti non è una linea retta, ma una serie di curve e controcurve…
    quindi ciò che ti risponderò prendilo solo come il mio punto di vista che più o meno è stato sperimentato da me stesso… e ancora arriva anche a me…
    sono certo che altri avranno modo di esprimersi.

    dici che tendi a preoccuparti delle questioni future: non credo che tu sia il solo, specie nella società attuale dove si vive. come si fa a non avere problemi che riguardano il futuro prossimo, o a più lunga scadenza?
    il vero problema però sta nel fatto che non ti devi far travolgere emotivamente da questi problemi sui problemi futuri… sembra un gioco di parole e me ne scuso.
    il futuro non esiste; lo abbiamo detto tante volte. il futuro è ciò che ci creiamo istante dopo istante, ed è e sarà proprio come noi vorremmo che sia. ovviamente parlo di quelle cose che sono in qualche modo “gestibili”: se invece non lo fossero, allora conviene viverle per quel che sono, consapevolmente, punto e basta. fantasticare, impaurirsi, programmare… sono tutti esercizi mentali che non hanno motivo di esistere. praticamente inutili.
    che consiglio ti posso dare?
    quando arrivano questi pensieri… queste angosce… queste preoccupazioni… fai un bel respiro, profondo… ritorna con una gentile attenzione al tuo respiro attuale… invia un bel pensiero profondo di metta verso te stesso… invia un altro bel pensiero profondo di metta verso tutto il resto del mondo… e con buona probabilità la tua angoscia si scioglie…
    ajahn sumedho diceva che non è importante scacciare via i pensieri, le ansie, le preoccupazioni… bensì essere consapevoli che esistono tali pensieri, osservarli nascere, osservali esistere e osservarli svanire…

    il futuro… non esiste… è solo un concetto…
    il passato… è stato… è solo un concetto che ci può aiutare…
    il presente… è… e merita la giusta consapevole attenzione…

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  21. Sudhammo Sudhammo scrive:

    SIMONE MI SCRIVE…
    ==================
    Riporto qui di seguito una email che mi ha inviato Simone
    —–
    Gentilissimo Sudhammo,
    Spero stia bene.
    Gradirei tantissimo un Suo insegnamento riguardo un mio “vizio” mentale.
    Le spiego:
    Tendo a preoccuparmi per le questioni future e chiaramente cio’ mi da’ fastidio.
    Cosa mi consiglia di fare?
    RingraziandoLa di Cuore,Le auguro Ogni Bene.
    Con stima,
    Simone
    Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!
    —–

  22. Claudio2 Claudio2 scrive:

    ciao!
    non dobbiamo mai dimenticare la 1° nobile verità ,
    Il primo insight della Prima Nobile Verità è ‘c’è la sofferenza’. Qual’è l’insight? Non c’è bisogno di farne una cosa straordinaria; è semplicemente il riconoscere che ‘c’è la sofferenza’.
    Il secondo insight della Prima Nobile Verità è: ‘La sofferenza deve essere compresa’. Il secondo insight, o aspetto, di ogni Nobile Verità contiene la parola ‘deve’. “Deve essere compresa”. Il secondo insight, quindi, è che bisogna comprendere dukkha. Si deve capire dukkha, non cercare di eliminarlo.
    Il terzo aspetto della Prima Nobile Verità è: ‘La sofferenza è stata compresa’. Dopo aver fatto pratica con la sofferenza – dopo averla guardata, accettata, compresa, lasciandola essere ciò che è – se ne scopre il terzo aspetto, ‘La sofferenza è stata compresa’, oppure ‘Dukkha è stato compresa (le quattro nobili verità )del Venerabile Ajahn Sumedho
    http://santacittarama.altervista.org/4nv.htm

    quanto postato precedentemente suggeriva di non sentirci esenti dalla “nostra ” sofferenza che si manifesta in molteplici modi
    con metta claudio

  23. Nimmala Nimmala scrive:

    Ciao claudio, nessun turbamento, tranquillo. Siamo qua per scambiarci opinioni, insegnamenti ed esternare anche le nostre debolezze. Abbi pazienza, non ho capito il non affrontare la sofferenza. Spiegami meglio, quando puoi.
    Con metta
    Bianca nimmala

  24. Claudio2 Claudio2 scrive:

    buon giorno, non vorrei che quanto scrivo vi possa turbare ma una ricerca onesta deve vagliare tutte le possibilità…quanto la nostra sensibilità ,sicuramente encomiabile, è una valvola di sfogo o paravento per non affrontare la nostra sofferenza
    un abbraccio claudio

  25. Nimmala Nimmala scrive:

    Ciao cassandra, e’ verissimo cio’ che dici. Mettere in pratica e’ veramente difficile. Daltronde e’ una realta’ che si forma nella genetica caratteriale. Oggi sono abbastanza soddisfatta, se mi guardo indietro e penso com’ero. Ho fatto dei buoni passi avanti ma con enorme fatica e disagio. Praticando spero di progredire ma sono anche convinta e non di certo per un pensiero pessimistico che cambiare la nostra natura sensibile sia arduo. Mi rendo conto anche che per contro alla nostra benevolenza nei confronti altrui “probabilmente/sicuramente eccessiva” ci sono persone capaci di commettere orrori, di calpestare il prossimo, facendo prevalere l’ego. E dunque, anche se non riesco a semplificare questo aspetto, mi preferisco cosi!
    Con metta
    Bianca nimmala

  26. Cassandra scrive:

    Nimmala scrive “Soffro per le persone, per gli animali, mi faccio carico troppo spesso della sofferenza altrui fino ad assorbirne gli effetti.”
    È un sentimento che provo anch’io fin da ragazza, molto difficile da controllare, specialmente quando colpisce qualcuno che amiamo. E si estende fino a tutte le forme di violenza, fisica o psicologica, verso i bambini, le donne e l’umanità in genere, compresi gli animali.
    Credo che dipenda molto dal carattere di una persona, dalla presenza di ipersensibilità, perché ad alcuni non importa nulla o quasi delle sofferenze altrui.
    E ha ragione Claudio2 quando afferma che soffrendo con e per gli altri non siamo loro di nessun aiuto. Facile da scrivere, difficile da mettere in pratica.
    Pace e bene, Cassandra

  27. Nimmala Nimmala scrive:

    Mi impegnero’ per riuscirci, provero’ a distaccarmi e non essere troppo coinvolta. Hai ragione, talvolta ne risento fisicamente e non mi aiuto. Fondamentale per salvaguardare se stessi. Grazie ancora claudio
    Con metta
    Bianca nimmala

  28. Claudio2 Claudio2 scrive:

    ciao “facendoti carico” (in realtà ti crei sofferenza) assolutamente noi sei di aiuto all’altro,quando vedi una persona che soffre puoi avere una sorta di connessione con la suddetta ma devi riuscire a non sentire sofferenza semplicemente aiutalo secondo le tue capacità con metta claudio

  29. Nimmala Nimmala scrive:

    Ciao Claudio leggo sempre con interesse i tuoi commenti. Brevi ma efficaci, in due parole talvota riesci a spiegare concetti difficili da metabolizzare, almeno per me che continuo a combattere con la sofferenza, pur accettandola non riesco a comprenderne del tutto alcuni aspetti, che ancora vincono su di me. Non riesco ad esprimermi come te. Non riesco a lasciarla andare completamente, quasi mai!
    Soffro per le persone, per gli animali, mi faccio carico troppo spesso della sofferenza altrui fino ad assorbirne gli effetti. L’amico sudhammo mi dice “semplifica”. La osservo, ma forse non nel modo giusto. Grazie ancora per quellonche scrivi.
    Con metta
    Bianca nimmala

  30. Claudio2 Claudio2 scrive:

    ciao la sofferenza va osservata non è mia non è tua , la sofferenza va osservata e lasciata andare…se muore uno muore una parte del tutto (l’onda e il mare) ma nessuno muore semplicemente trasmuta con metta claudio

  31. Sudhammo Sudhammo scrive:

    BISOGNEREBBE VIVERLA PER CAPIRLA
    =========================

    cassandra scrive: ” … una sofferenza che porta alla disperazione estrema … ”

    bisognerebbe viverla questa sofferenza che porta a gesti estremi.
    bisognerebbe -oltre che viverla- anche ricordarsela.
    bisognerebbe che fosse un bel pezzo di esperienza della quale farne tesoro.

    sto leggendo il libro di thich nhat hanh sulla rabbia: e tra le varie cose dice che chi muore è come se morissimo anche noi… se moriamo noi muoiono anche gli altri… in virtù della inconsistenza e impermanenza di tutte le cose, in virtù delle quali alla fine siamo tutti in uno e lo stesso uno in tutti.
    finchè si osserveranno questi fatti come cose accaduta a migliaia di km di distanza resteranno dei fatti per riempire qualche trafiletto su un quotidiano o un servizio di un tg televisivo.
    ma il malore che ho provato guardando, che ho riprovato scrivendolo questa mattina, e che sento che mi sale di nuovo, mostra chiaramente che siamo tutti ben connessi e tutti in quell’uno universale che ci muove lungo il sentiero, gli accanto agli altri.

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  32. Cassandra scrive:

    Cari tutti, grazie per la calorosa accoglienza.
    Ho letto i vostri interventi, e in particolare mi ha commossa la storia raccontata da manu i, anche perché molti anni fa ho vissuto in terza persona una storia simile, anche se la donna che si impiccò in clinica psichiatrica aveva poco meno di 50 anni, e da molto tempo faceva avanti e indietro dalla clinica, su richiesta dell’ex marito e della sua stessa famiglia.
    Bisognerebbe, prima di lamentarsi in continuazione per piccoli disagi (come fanno molti), conoscere le storie di alcune persone che vivono una sofferenza che porta alla disperazione estrema.
    C’è sempre tanto da imparare nella vita.
    Pace e bene, Cassandra

  33. Claudio2 Claudio2 scrive:

    anch’io ho pensato ,manu, che potesse essre il gesto di un realizzato, dicono che alcuni monaci pongono fine alla loro esperienza terrena con una sorta di autocombustione, ma rimango dell’idea che siano azioni che creino kamma residuo… con metta claudio

  34. manu i scrive:

    é ovvio che comunque io condivido illa posizione del dalai lama, questa non è una pratica da incoraggiare

  35. Claudio2 Claudio2 scrive:

    vorrei che ponessimo l’attenzione sudu un punto riguardo la retta azione e il loro gesto avesse condizionato anche uno solo dei laici? ogni nostra azione deve contemplare il danno che esso PUò arrecare ….con metta claudio

  36. manu i scrive:

    ciao cassandra, sono” seduta anch’io alla panchina” e vorrei dare il mio contributo.. faccio volontariato da quasi 7 anni in una clinica psichiatrica di viterbo che è la mia provincia. mi è capitato di parlare con un paziente quasi in via di essere dimesso allegro e pieno di sogni da realizzare…. un ragazzo giovane, colto, benestante, pronto per riprendersi la vita anche perché. la sua non era una vera e propria storia di malattia mentale tre giorni dalla sua dimissione …si è impiccato…si sentiva un peso per la sua famiglia, una vergogna (la madre è professoressa il padre ha un lavoro prestigioso, al centro dell’attenzione sociale) mi ha stravolta ,e non era il primo suicidio al quale partecipavo sentimentalmente e psicologicamente ma il grande senso del vivere, la grande voglia di fare, la bellezza interiore di questo ragazzo mi sembravano piu’ forti del dolore che nessuno di noi aveva percepito …….non sentirsi piu’ adeguato nel mondo che lo circondava. in questo caso ho riflettuto molto , ho analizzato ,ho cercato di poter accettare. un giorno ho letto un’insegnamento sul sito di santacittarama nel file”testi” scritto da sister medhanandi .verso la fine del testo dice cosi’.”la candela ha una luce. quella luce puo’ accendere tante altre candele senza che lei si riduca. Allo stesso modo noi non siamo sminuiti dalle tragedie, dalla sofferenza.Se ci arrendiamo, se siamo in grado di stare con essa, lucidi, incrollabili, in pace con le piu’ terribili emozioni, con le piu’ indicibili perdite, con la morte,allora possiamo liberarci.E in questo lasciare andare c’è splendore.Siamo come luci nel mondo, e la nostra vita diventa una benedizione per tutti.” ecco io con questa citazione vorrei evidenziare una differenza tra l’ordinario umano,al quale quel ragazzo come pure io apparteniamo e che ci pone di fronte alla sofferenza piu’ forte piu’ invasiva con la scelta estrema del suicidio. sono convinta pero’ che la scelta di un monaco che contempla l’impermanenza, il non se,il senza morte, abbia in questa morte “pacifica la possibilità di farsi dono per l’umanità, per me la piu’ alta e totale forma di compassione .a te e a tutti quelli che sono seduti su questa panchina ogni bene.

  37. Nimmala Nimmala scrive:

    Ciao a te cassandra. Anch’io da molto tempo ho avuto il risveglio dal dogma cristiano. ho profondo rispetto per tutte le religioni ma cio’ che le ha rovinate e distorte Sono proprio le “eminenze” chiamiamo cosi il clero. Terrorizzando la gente. Io vivo nel cuore dell’islam ed ho uno scambio quotidiano con induisti, baha’i, ebraici, musulmani, e qui mi fermo altrimenti….? e se mettessimo a paragone il fondamentalismo islamico con quello cristiano non so quale personalmente mi faccia piu paura. Quelli che chiami fissati, non hanno apertura verso gli altri sono dittatori. I dati per quanto il cristianesimo sia in perdita parlano da soli. E nella loro visione noi buddhisti siamo una setta di eretici senza distinzione.
    Felice di averti incontrata sulla tastiera.
    Con metta
    Bianca nimmala

  38. Nimmala Nimmala scrive:

    Ci sono certo conflitti di interesse sudhammo. Perche’ se pur necessiti coraggio l’emulazione dei monaci infrange il precetto di non uccidere nessuna creatura vivente e neppure se stessi. E’ a mio parere un messaggio negativo da parte di un monaco anche nei confronti della comunita’ laica, come esempio nel rispetto di tutti i precetti. Ma forse, da quelle parti la disperazione e’ incontenibile. Sono soli, abbandonati dal resto del mondo ed ogni gesto estremo e’ sinonimo di richiesta d’aiuto e forse rimasto l’unico modo anche se inutile di far sentire la loro voce. Credo di ricordare che dal 2009 siano circa 60 i tibetani che si sono dati
    alle fiamme, e non erano solo appartenenti alla comunita’ monastica.
    Con metta
    Bianca nimmala

  39. Cassandra scrive:

    Ciao Bianca Nimmala.
    Sono d’accordo che la disperazione per affermare i propri diritti umani possa portare a simili forme di immolazione-suicidio, ma come osserva Claudio 2 – secondo me giustamente – temo che esista, non solo tra i monaci, una forma di fondamentalismo.
    C’è da osservare che la privazione della Libertà è sicuramente una delle forme più gravi di sofferenza, psichica e fisica.
    Se poi guardiamo alla religione cattolica – alla quale non mi sento più di appartenere da lungo tempo –, mi pare che il fondamentalismo stia pericolosamente dilagando in quest’ultimo decennio; conosco alcuni cattolici “fissati” e assidui praticanti: impossibile instaurare un dialogo di scambio in maniera civile, fermi e rigidi come rocce.
    Pace e bene, Cassandra

  40. Nimmala Nimmala scrive:

    Le parole del dalai lama in una intervista alla BBC alla domanda, se tali pratiche potevano avere effettiva utilita’ furono: non incoraggio affatto la pratica del suicidio. C’e un coraggio molto forte in azioni di questo genere, ma il coraggio in questo senso non sostituisce la saggezza.
    Con metta
    Bianca nimmala

  41. Cassandra scrive:

    Caro Osvaldo-Sudhammo.
    Intanto ti ringrazio per la cortese ed esauriente risposta.
    Come osservi giustamente, l’amicizia – soprattutto quella iniziata via email – va accuratamente coltivata, cercando di risolvere eventuali discrepanze dovute alla differenza fra parole scritte e parole dette.
    Non ho voluto vedere le immagini dei giovani che si sono dati fuoco, perché ne avrei avuto un’impressione devastante che si sarebbe ancorata nella mia mente per lungo tempo.
    E mi è tornato alla mentre il sacrificio di Jan Palach, che allora fu compreso da molti e viene spesso ricordato da noi Occidentali, spesso posseduti (alcuni anche plagiati) da religioni di vario genere.
    Nella mia domanda ho sbagliato a usare il termine “convincente”, forse dovuto al fatto che i media, riferendosi ai politici (?), aspettano che qualcuno sia convincente verso gli elettori.
    In quanto al modo in cui mi hai “tirata dentro” al vostro sito, dato che ho acconsentito con piacere i miei capelli non hanno subìto alcun danno.
    Seguirò gli sviluppi di questa discussione, e ovviamente i vostri articoli-insegnamenti.

    Pace e bene, Cassandra

  42. Sudhammo Sudhammo scrive:

    COSA POTREBBE ESSERE UTILE?
    =====================

    si claudio, è vero, il fondamentalismo è deleterio ovunque questo si evidenzi e in qualunque forma. direi che è in antitesi con quella “giusta via di mezzo”… quel “buon senso” che ci dovrebbe guidare.
    come dicevo prima, lo ritengo un gesto così estremo che deve avere sotto delle “forti motivazioni”, e non credo che siano solo dettate da un miope fondamentalismo; anche xkè non è tipico del buddhismo.
    sul fatto che non aiuti la causa tibetana, mi trovi ancora daccordo, anche se non si intravede alcuna presa di posizione da parte di nessun governo per la causa tibetana. sarà xkè c’è poco petrolio da spartirsi? poche armi da poter vendere? questi dubbi mi vengono…
    non ho dubbi invece sulla consapevolezza del gesto: non ne ho. è difficile pensare che qualcuno possa suicidarsi dandosi fuoco senza sapere o non essere consapevole delle conseguenze strettamente personali e delle ricadute nella società che c’è intorno.

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  43. Claudio2 Claudio2 scrive:

    ciao …il suicidio è un atto che va contro il primo precetto e quindi sarà causa di determinati eventi, mi auguro che chi lo compie sia consapevole del suo gesto…purtroppo anche tra i monaci c’è una sorta di fondamentalismo, ho letto da qualche parte che un monaco si è evirato perchè durante la meditazione aveva avuto un’erezione…pur avendo compassione per questi uomini ritengo che il loro comportamento non aiuti la causa del tibet reca solo danno a se stessi con metta claudio

  44. Nimmala Nimmala scrive:

    Ciao cassandra, mi unisco in coro a sudhammo! Io ricordo molto bene le immagini televisive che inquadravano il monaco mentre le fiamme lo divoravano. Non distolsi lo sguardo, anche se l’effetto disumano di quel brutto, macabro vedere, e’ impresso nella mente. Ne feci oggetto di meditazione concentrando la mente su quel monaco. La disperazione per affermare i propri diritti, quelli umani. Evidenziando a costo della propria vita il valore di un ideale.
    Con metta 
    Bianca nimmala

  45. Sudhammo Sudhammo scrive:

    CASSANDRA
    =========
    benvenuta cassandra.
    fino a qualche tempo fa eravamo seduti su un’altra panchina a parlare insieme ad altri amici… come dicevo ad uno di loro, l’amicizia è come una piccola pianta che si cura insieme, uno mette l’acqua l’altro mette il concime: solo con l’acqua la pianta diventa marcia, solo con il concime diventa bruciata, il giusto mix sviluppa la pianta.
    ti ho tirata dentro quasi per i capelli, in quanto già leggevi qualche cosa qua e là dentro questo sito: so bene che non sei buddhista e neanche buddhologa, anche se dentro hai tutte le caratteristiche per essere una “apprendista principiante”.
    la tua domanda è molto interessante e merita attenzione.
    ho visto le immagini in televisione, due ragazzi dei quali uno certamente un monaco. il primo fuggiva credo in preda ai dolori che le fiamme gli hanno creato sul corpo, mentre il secondo è rimasto impalato fermo immobile come una torcia umana.
    non ho resistito a guardare, girando la etsta da un’altra parte, in preda ad un forte mal di stomaco, che sento anche adesso… mentre lo scrivo.
    che dire di un gesto così estremo?
    qui, noi occidentali, diamo per scontato troppe cose che sono state acquisite con il tempo e il martirio di persone ormai troppo lontane da noi. abbiamo delle libertà che non sappiamo apprezzare, che non ci sono costate nulla. tutto ci sembra ovvio e banale.
    la libertà è negata in tibet, anche nelle cose più semplici: c’è mancanza di libertà anche sui pensieri.
    lessi il libro “7 anni in tibet” dove si narra la fuga del dalai lama dal potala e dal tibet. se ti capita leggelo, è interessante. non credo che ti possa aggiungere cose sul fatto che i cinesi negano qualsiasi libertà di espressione, reprimendo la popolazione: vero?

    adesso chiedi una risposta “convincente” e “competente”. sulla competenza… offro quella maturata nel corso di qualche anno di pratica… ma solo questo… e sull’essere convincente non credo di essere nelle condizioni di dover/poter convincere nessuno.
    quello che posso fare è solo esprimere il mio punto di vista, in attesa di leggerne degli altri.

    i gesti estremi hanno sempre un fondamento di cessazione della mancanza estrema di libertà, che sia fisica, che sia mentale, che sia ideologica. dei monaci suicidi fanno molto scalpore; sono certo che è proprio questo l’obiettivo che volevano raggiungere. generare scalpore e attenzione nel mondo contro la cina che opprime un popolo solo per raggiungere i suoi propri scopi totalitari anche in ambito religioso.

    adesso aspettiamo altri punti di vista…

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  46. Cassandra scrive:

    Caro Osvaldo-Sudhammo, in questi ultimi giorni – su tuo invito – mi sono soffermata qualche ora sulla vostra Panchina, e ho letto molte pagine (nei blog e nei commenti).
    Una cosa che ho notato è che la filosofia buddhista è incentrata sulla spiritualità della persona. Spiritualità che, per quanto riguarda me stessa, ho sempre cercato di coltivare e, quando possibile, trasmettere alle persone alle quali voglio bene.
    Adesso che conosco un poco il vostro percorso, avrei una domanda da porre, che richiede una risposta convincente e soprattutto competente: come si spiegano – in ambito buddhista – le “immolazioni” di tanti giovani monaci tibetani? Non si tratta comunque di suicidio?
    Provo molta pena per quei giovani, anche perché condivido pienamente da decenni il desiderio della Regione del Tibet di tornare all’indipendenza dalla Cina, che era uno Stato indipendente dal 1911.

    Pace e bene, Cassandra

  47. Claudio2 Claudio2 scrive:

    sudhammo le 4 nobili verità sono il materiale con cui “costruire” il “nostro edificio” privo di sofferenza e non è difficile lasciar andare osserviamo la natura dei fenomeni sono anicca (impermanenti) e anatta (non hanno un sè a se stante) sono privi di base per durare, semplicemente non afferriamoli siamo come lo specchio che riflette ma non trattiene

  48. Sudhammo Sudhammo scrive:

    DOPPIO SALTO MORTALE… CARPIATO…
    =======================

    claudio2 scrive: ” … se tu provassi non a lasciar andare la rabbia … ”

    ottimo consiglio.
    ottimo quanto arduo. come se ad un tuffatore gli si chiedesse di cimentarsi in un doppio tuffo mortale carpiato.
    è certamente la strada giusta, ma quanto è ardua…
    ho chiesto una giornata di studio e pratica all’abate ajahn chandapalo proprio sull’argomento del “lasciare andare”: facile a dirsi, complesso ad applicarsi.
    poi, ovunque, questa espressione è inflazionata.
    manu_i potrà trovare degli scritti circa il lasciar andare nelle quattro nobili verità
    della rabbia dobbiamo ancora parlarne, proprio come antagonista di “metta”, della benevolenza amorevole…
    ha ragione claudio2: lasciare andare la rabbia.
    praticare, praticare, praticare… con determinazione e pazienza…
    il resto arriva da solo.

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  49. Claudio2 Claudio2 scrive:

    ciao manu (il fiume) tich nhat non fa mai male leggerlo…e se tu provassi non a lasciar andare la rabbia ma l’idea di lasciar andare la rabbia? le cose (i fenomeni) accadono e finiscono …questa è la loro natura ciao e ogni bene claudio

  50. manu i scrive:

    grazie infinite per consigli e spunti di riflessione…questa mattina ho ordinato on line il libro di thich nhat hanh….che possa essere per me spunto di riflessione e possibilità di capire e lasciare andare sempre più .ogni bene a tutti voi

  51. Sudhammo Sudhammo scrive:

    UN CONSIGLIO? DUE SARANNO MEGLIO…
    ========================

    manu i scrive: ” … puoi darmi qualche altro consiglio? … ”

    gentile manu,
    non ho dimenticato la tua domanda. sono appena tornato dopo una giornata trascorsa al monastero santacittarama per una giornata di studio e pratica.
    mi chiedi un consiglio… me ne vengono due in mente.
    1.
    questo è frutto di bianca nimmala… acquista il libro “spegni il fuoco della rabbia” di thich nhat hanh… leggilo con l’attenzione che merita…
    2.
    medita con metta. troverai molto materiale appena pubblicato in settembre e ottobre prorpio su questo argomento e anche un blog preparato da bianca nimmala, proprio sulla meditazione di metta.

    a presto…

    ogni bene, osvaldo sudhammo

  52. manu i scrive:

    ti ringrazio per come hai osservato la forma del mio esprimermi, senza rendermene conto ho usato un termine che, ben dici , sa di ribellione. Mi sono avvicinata alla pratica per curiosità credendo di sperimentare chissà quale stato di beatitudine e mi sono scoperta essere molto rabbiosa. questo è stato 15 anni fa, ma io con la rabbia “ancora non ho fatto pace”. A ogni ritiro che ho fatto ho esposto questa difficoltà e ho ricevuto indicazioni veramente valide. Non riesco o forse non voglio lasciare andare completamente questa rabbia,che però si è trasformata non è più esplosiva come un tempo, anzi, riesco a canalizzarla molto bene in situazioni piuttosto “forti” senza provare nessun “fuoco” dentro di me, ma nel quotidiano ci sono ancora dentro, i miei pensieri girano spesso intorno all’ultima cosa che mi è successa e che non mi è andata giù e “ripeto” dentro di me colloqui dove io dico come stanno le cose e dove l’altro ha sbagliato,un tormento….mi giudico molto per tutto ciò semplicemente perché non ho ancora capito a cosa sono attaccata, cosa ho paura di lasciare andare . Vivo in maniera normalissima un ‘incontro dove emerge il confronto ne esco pressoché neutrale dal punto di vista emotivo dopo poche ore…inizia il tormento.Inizierò la meditazione camminata sostituendola a quella seduta per aiutarmi,puoi darmi qualche altro consiglio?